“Sinistra e paura non possono stare nella stessa frase”. L’abbiamo chiusa così l’intervista a Lorenzo Pacini, il “Mamdani italiano”, che si vuole a candidare a sindaco di Milano e ha deciso di svegliare il campo largo (che lui chiama Fronte popolare) perché qualcuno faccia finalmente proposte di sinistra. Gli abbiamo chiesto delle recenti elezioni nei Lander tedeschi, dell’ascesa di Jean-Luc Mélenchon in Francia, della sua città tra carovita e sicurezza e di Giuseppe Conte, che ora tenta la volata a sinistra del Pd.
Qual è secondo lei la ricetta che fa vincere la sinistra a Berlino?
Chi dice che bisogna importare modelli, senza magari neanche conoscerne le dinamiche politiche di quelle città, secondo me fa un errore. Per me me la ricetta per battere le destre è semplicemente realizzare una vera sinistra con vere proposte di sinistra che difendano la classe lavoratrice delle città e del Paese.
La stessa cosa immagino valga per Mélenchon in Francia, no?
Sì, stessa risposta. Cioè, non lo so poi se Mélenchon vincerà o non vincerà. Però il progetto è in campo molto seriamente.
Esatto. Cioè, quando dice"la sinistra vince quando fa la sinistra" e non quando fa la destra un pò più morbida. Allora le chiedo, quand’è che la sinistra fa la sinistra?
Quando difende la classe lavoratrice.
In concreto mi dica tre cose.
Fare una battaglia senza confini per l’aumento, se parliamo dell’Italia, degli stipendi e per detassare i lavoratori. Sostenere tutto quello che serve per contrastare il cambiamento e la crisi climatica, che è anche una crisi di classe, perché ovviamente pagano di più i lavoratori e le lavoratrici. Smettere di assecondare un sistema di mercato ed economico che esclude i lavoratori e le lavoratrici. Bisogna essere radicalmente alternativi e non semplicemente la versione più civile della destra.
Che ne pensa del programma di sinistra di Conte?
Mi sembra un programma perfettamente conciliante con una coalizione progressista, con un fronte popolare — non lo chiamo "campo largo" io.
Perché non le piace "campo largo”?
Non vuol dire niente, zero.
Come lo chiamerebbe per Milano?
Fronte popolare per Milano.
Conte però sui diritti civili è stato più morbido, sono importanti ma non troppo…
Conte ha il suo programma e noi abbiamo il nostro. Poi si fa la coalizione insieme e non è che diciamo esattamente le stesse cose. Ognuno dice quello che gli pare. I diritti civili vanno di pari passo insieme ai diritti sociali. Non ci si può aspettare un progresso sui diritti civili se non si fa progredire anche i diritti sociali, perché poi sono le condizioni materiali ed economiche delle persone che determinano veramente la libertà. Al tempo stesso, però, senza le leggi che consentono quella libertà... Quando si dice che devono andare insieme, si intende esattamente questa cosa qui.
Parliamo della grande sfida di Milano, la questione abitativa. Da questo punto di vista Milano è diventata una città che butta fuori i lavoratori, li espelle dalla città, eppure da molti anni governa la sinistra.
È vero i lavoratori sono espulsi dalla città. Noi dobbiamo contrapporre a questo sistema economico e di sviluppo che la città ha perseguito il socialismo municipale: tutte le nostre scelte come amministrazione devono andare incontro alla classe lavoratrice che fa funzionare questa città, mettendo in campo i servizi pubblici necessari per abbattere il costo della vita.
Come, in pratica?
Andando a prendere le risorse lì dove ci sono in abbondanza, cioè nella fascia super ricca della popolazione milanese che negli ultimi anni si è arricchita ancora di più, mentre la classe lavoratrice si è impoverita. Attraverso queste risorse, rimodulare i servizi pubblici. Parlo ad esempio delle tariffe ATM: oggi un turista paga il biglietto singolo come un cittadino milanese. Ma perché? Il cittadino milanese paga le tasse per garantire quel servizio, il turista no. Bisogna far pagare di più i turisti e i multimilionari che si trasferiscono a Milano per le agevolazioni fiscali nazionali.
E come abbassiamo il prezzo di mercato delle case?
Dobbiamo aumentare il numero di case sul mercato, sia pubblico che privato. Dando priorità alla riqualificazione delle case popolari, che possono essere sistemate anche con il sistema delle "case ai lavoratori" (convenzioni con aziende municipalizzate come ATM o AMSA). Per il mercato libero, incentivare il canone concordato e disincentivare lo sfitto. Il vero problema a Milano non è Airbnb, ma le case sfitte che non vengono messe sul mercato. Servono penalizzazioni fiscali per chi le tiene sfitte e incentivi per chi affitta a prezzi più bassi. Usando la leva del PGT (Piano di Governo del Territorio): possiamo pretendere che nelle nuove costruzioni ci sia meno privato e più edilizia a canone accessibile/housing sociale.
Milano ha una percezione di sicurezza molto bassa. Come affronterà la sicurezza, soprattutto nelle periferie?
Dal punto di vista sociale. Se vogliamo sconfiggere la criminalità dobbiamo combattere la povertà. Non abbiamo bisogno di più agenti di polizia (se ne occupa il governo nazionale), ma di più educatori ed educatrici di strada, più spazi sociali e associazioni che salvino i ragazzi. Dobbiamo pagare meglio gli educatori per permettere loro di vivere dignitosamente in questa città.
Qual è la differenza tra lei e Calabresi? Perché dovremmo votarla?
Perché questa città ha bisogno di risposte nette e chiare di sinistra per risolvere i suoi enormi problemi. Perché, nonostante sia più giovane, ho già dieci anni di esperienza nell'amministrazione e conosco la macchina burocratica. E perché stiamo costruendo, insieme alla “Rivoluzione di Milano”, un programma per la gente e con la gente, costruito dal basso.
E perché un sindaco di destra lo abbiamo già avuto?
Diciamola così: perché abbiamo bisogno che la politica e il potere decisionale della città tornino in mano alla gente che questa città la fa funzionare tutti i giorni. È finito il tempo dei super manager o dei "salvatori dall'alto". È finito il tempo della sinistra tiepida.
C'è la paura di essere "troppo di sinistra?”
Sinistra e paura non possono stare nella stessa frase. La sinistra è coraggio, mai paura. E Milano ne ha molto bisogno.