Brindisi, sorrisi, regali e strette di mano. Nella East Room della Casa bianca la cena tra Donald Trump e Xi Jinping non poteva svolgersi in maniera migliore. Circondati dalle rispettivi mogli, da Elon Musk, da Lisa Su, amministratrice delegata e presidente di Advanced Micro Devices, dal marito, l’amministratore delegato di Nvidia Jensen Huang, e da Tim Cook, Ceo di Apple, i due leader hanno inaugurato il nuovo modello di convivenza tra Stati Uniti e Cina. Un modello che di fatto estromette l'Europa dalle questioni che contano. Non solo: considerando che Trump ha voltato le spalle a mezza Ue, e considerando che lo spauracchio economico del Dragone sta creando più di un grattacapo ai massimi funzionari europei, si preannunciano tempi complicato per Bruxelles. Il serio rischio è che il Vecchio Continente possa ritrovarsi più che mai schiacciato tra le rinnovate ambizioni geopolitiche di Trump (dalla Groenlandia alla guerra in Medio Oriente che ha provocato uno shock energetico globale) e gli interessi commerciali di Xi (dall'esportazione di automobili alla concorrenza economica).
È difficile trovare un leader europeo al quale Trump abbia riservato l'accoglienza regale concessa a Xi. Già questo dovrebbe essere un segnale abbastanza evidente, l'ennesimo, di come The Donald preferisca avere a che fare con certi leader piuttosto che altri. Fate poi attenzione alle parole spese, usate, pesate dal tycoon: “Fin dalla mia prima elezione nel 2016 il presidente Xi e io abbiamo stretto un'amicizia, una vera e propria grande amicizia, basata sul rispetto reciproco e sugli interessi vitali del nostro popolo”. Xi, che non è uno che si lascia impressionare dallo sfarzo e dalle apparenze, alla fine ha abbandonato la diffidenza avvertendo però, in toni istituzionali e burocratesi, che Stati Uniti e Cina dovrebbero adottare misure per evitare la “trappola di Tucidide”, un'espressione usata dagli studiosi di relazioni internazionali ormai utilizzano per indicare il rischio di conflitto tra una potenza emergente e una potenza già affermata.
Tra Usa e Cina ci sono numerose divergenze ma anche diversi punti di contatto. Non a caso Xi ha esortato Trump a opporsi all'indipendenza di Taiwan e a gestire la questione “con prudenza”. Un assist che il presidente statunitense potrebbe spingere in porta chiedendo in cambio un'intercessione pechinese su Teheran per allentare la crisi senza fine con l'Iran, o su Mosca per portare Vladimir Putin al tavolo delle trattative. La nuova gestione dei rapporti Usa-Cina potrebbe inoltre ulteriormente agevolare le aziende hi-tech di entrambi i Paesi, in barba agli allarmi sulla sicurezza nazionale e sullo spionaggio. E in barba all'Europa, che si ritroverà costretta a stringere accordi e partnership con medie potenze nel tentativo di diversificare, non solo la propria dipendenza economica da Pechino, ma anche quella militare da Washington. Attenzione però, perché negli Usa non sono proprio tutti felici della strategia adottata da Trump. “Francamente, se la Casa Bianca mi avesse chiesto un consiglio, avrei suggerito al presidente di non invitare Xi Jinping a Washington per un'accoglienza così sfarzosa qui negli Stati Uniti d'America, visti tutti i problemi che abbiamo con il presidente Xi e il Partito Comunista Cinese”, ha tuonato il senatore repubblicano Roger Wicker. Seguito dal senatore democratico Chris Van Hollen, il quale ha affermato che Trump “si illude sempre di poter ottenere ciò che vuole ingraziandosi gli autoritari”. Chissà quanti la pensano come loro, negli Usa, da dietro le quinte...