Una parte della guerra giudiziaria intrapresa da Chimutengo nei confronti di Valter Lavitola e il suo cerchio di soci, amici e collaboratori vari (dice di voler sporgere querela per diffamazione anche contro Sigfrido Ranucci) sembra aver trovato una pace. Ben Chimutengo è l'ex socio africano di Valter Lavitola, direttore di alcune società a lui più o meno riconducibili fra Zimbabwe e Sudafrica operanti nel settore del carbon credit. Da novembre fra i due si è innescata una guerra a colpi di mail e avvocati, fra accuse di truffa, indebita appropriazione, fino ad arrivare addirittura al riciclaggio. Ma in questi giorni è stato trovato un primo accordo, non proprio tra Chimutengo e Lavitola, (che al momento è detenuto, accusato di essere il mandante alla bomba) ma tra Future Awaits Holdings, la società diretta da Chimutengo (e, almeno fino a qualche mese fa, dalla meu amor Sirlene de Souza Mendieto), e Tariro Martha Shoko, avvocata di fiducia del faccendiere in Zimbabwe. È sua la mail che, nelle lettere dal carcere, il 16 agosto Lavitola chiede insistentemente all'ex compagna Natalia Potenza: “Non posso far saltare tutti il lavoro di tanti anni” o ancora “manda una mail a Tariro e fatti inviare un documento o il nome esatto di Ben (Chimutengo) e mandalo a Ivan”. Inoltre, sempre secondo Libero, Lavitola avrebbe firmato il 6 luglio una procura speciale proprio a Tariro Shoko, incaricandola di sostituirlo “in tutti i procedimenti civili dinanzi ai tribunali dello Zimbabwe”.
Proprio qualche giorno fa, l'8 settembre, Tariro Shoko e Future Awaits Holdings, rappresentata dall'avvocato di Chimutengo Moses Kavhumbura, hanno stretto un accordo, poi recepito dall'Alta Corte di Harare con un'ordinanza consensuale del 17 settembre. L'oggetto sono una serie di documenti non meglio specificati che Shoko deteneva illegalmente. A febbraio infatti Chimutengo era stato rimosso dalla carica di direttore, con al suo posto nominata proprio Tariro Shoko, come dimostra un documento ufficiale depositato al registro delle imprese zimbabwano.
La “nuova direttrice” Shoko a marzo scrive una dura lettera a Chimutengo, gli dice di restituire tutto (documenti, computer) entro 48 ore, ma ad aprile un giudice riconosce la nomina di febbraio come illegittima, e Chimutengo torna direttore di Future Awaits. I documenti detenuti da Tariro Martha Shoko sono probabilmente quelli ottenuti in quel lasso di tempo, che ora secondo le condizioni dell'accordo è tenuta a restituire.
Ma poi c'è qualcosa di più sottile fra i termini. Le parti si impegnano a ritirare contestualmente e reciprocamente ogni procedimento penale, anche quelli rivolti contro amministratori, soci e agenti della società, a non aprirne di nuovi su fatti collegati e a rinunciare a ogni pretesa, nota o ignota. Tra le righe, questa clausola comprende anche Valter Lavitola?
Ai soci di Future Awaits viene poi dato tempo fino al 1° ottobre per concludere tra loro gli accordi sul trasferimento di quote e “altri beni mobili”. E proprio fra questi “beni mobili” della società rientrerebbero, secondo Chimutengo, le attrezzature incendiate giovedì 17 (stesso giorno dell'ordinanza che recepisce l'accordo) sulle sponde del Lake Chivero. Un fatto a dire il vero contestato da Simbarashe Gwawawa, presidente dell'associazione che detiene la concessione per il campo, da noi interpellato, il quale ha affermato come l'attrezzatura sia unicamente di proprietà di Chimutengo, che però dall'altro lato continua a ribadire con forza come gli oggetti fossero parte del patrimonio di Future Awaits.
Parallelamente, oggi Libero parla di un altro accordo, in corso di definizione da un mese e questa volta tra Future Awaits (rappresentata da Ben Chimutengo) e Valter Lavitola. Il faccendiere avrebbe dovuto versare alla società 20 milioni di dollari per il 90% delle partecipazioni da lui detenute, cosa che non avrebbe fatto non superando le verifiche antiriciclaggio dello Stato dello Zimbabwe. Le parti dunque, “per risolvere amichevolmente le irregolarità rilevate dalle autorità nella titolarità delle partecipazioni azionarie della società” avrebbero messo a punto un accordo di transazione dove Future Awaits “ristruttura la propria compagine azionaria rimuovendo l'investitore (Lavitola) quale azionista della società”. L'accordo dice poi che “la società (Chimutengo) richiama le proprie azioni che l'investitore aveva sottoscritto e che gli erano state assegnate”, e infine che “l'investitore non avendo pagato le azioni al momento della sottoscrizione e dell'assegnazione non avrà il diritto ad alcun risarcimento da parte della società”. Il tutto in cambio della chiusura di tutti i processi civili in corso e anche della denuncia penale, una clausola del tutto simile a quella sottoscritta con l'avvocata Shoko. Chimutengo però ha detto a Libero che non firmerà: “Tariro deve rivelare l'identità dell'agente di polizia che ha chiesto 30.000 dollari e spiegare i pagamenti ricevuti da Fabio Mazzoni”.
Insomma, pace sì, ma tutt'altro che definitiva, le domande su questo accordo rimangono tante. Perché due accordi diversi? Il primo, quello con Tariro Shoko, riguarda i documenti che lei tratterrebbe e le denunce reciproche tra lei e la società: risolve, apparentemente, il fronte della sua ex “direttrice” di febbraio. Il secondo, quello con Lavitola, è tutta un'altra partita. E poi, i beni incendiati sono di Future Awaits? E l'accordo c'entra qualcosa con l'attacco? Ma soprattutto, dopo guerre, parole e denunce, alla fine in tutto questo chi ci guadagnerà?