Ci mancava solo questa. Dopo la bomba a Torvajanica, le piste e i depistaggi, l'intervista in Zimbabwe, il presunto sabotaggio, le rivelazioni di Chimutengo a MOW e le diatribe con Lavitola e gli investitori italiani si aggiunge un altro giallo nell'enorme giallo che è diventato il caso Ranucci-Lavitola. Ed è un altro mistero che ha come teatro lo Zimbabwe, dove giovedì qualcuno è entrato nel “research camp” di Ben Chimutengo, appiccando un incendio.
In particolare il campo sarebbe in concessione, dal governo dello Zimbabwe, a ZYCIET (Zimbabwe Youth and Cultural Identity Enhancement Trust), un'organizzazione giovanile che sta conducendo uno studio sulla degradazione ambientale delle due sponde del lago Chivero, principale bacino idrico di Harare a circa trenta chilometri a ovest della capitale. Chimutengo avrebbe fornito all'associazione equipaggiamento e attrezzatura, che sarebbero proprio quelli colpiti dall'attacco. Ce lo ha raccontato lui stesso, con tanto di foto e la confessione di essere spaventato per quanto accaduto. Un fatto confermato anche da Simbarashe Gwawawa, presidente di ZYCIET e responsabile del team di ricerca, che ha confermato di essere stato informato dell'episodio dallo stesso Chimutengo.
Secondo la ricostruzione dell'ex socio di Lavitola, gli assalitori sarebbero entrati nella tenda e avrebbero acceso un fuoco nel fire pit usando del carbone, richiudendo poi la tenda dall'esterno e lasciando che le fiamme avvolgessero il resto. All'interno del campo si trovava anche una bombola di gas che, sempre secondo l'uomo, sarebbe potuta esplodere e far bruciare l'intero accampamento. Il peggio sarebbe stato evitato soltanto dal materiale ignifugo delle tende. Il custode del campo avrebbe notato nelle vicinanze, un'auto di colore rosso, secondo Chimutengo un dettaglio che corrisponderebbe a quello di un sospettato ora nel mirino delle autorità.
Chimutengo, resosi conto di quanto accaduto, si sarebbe rivolto immediatamente alle autorità, che ora starebbero dunque indagando per ricostruire la natura e soprattutto il movente dietro l'incendio.
Non è la prima volta che l'uomo denuncia di essere stato bersaglio di un'aggressione. Già lo scorso 13 gennaio, nel bel mezzo di una diatriba societaria che continua ancora, l'ex socio africano di Lavitola, direttore per conto del faccendiere di Future Awaits Holding e insieme al Presidente di Urban Vision e amministratore di Neutralia Fabio Mazzoni di Afrocarbon Solutions, aveva lamentato un tentativo di attentato alla propria persona. Ce lo ha raccontato anche di fronte alle telecamere quando siamo andati a trovarlo in Zimbabwe, al tempo la sua automobile sarebbe stata sabotata, con lo scarico deviato verso il serbatoio e il rischio concreto di un'esplosione. Resta ora da capire se questo nuovo episodio sia in qualche modo collegato al precedente di gennaio o se si tratti solamente di un fatto isolato di altra natura.