Dopo “La donna negata” e “Le donne violate”, l'ex-Ministra Daniela Santanchè continua a battersi per un tema che la accompagna da oltre vent’anni con un nuovo volume su Islam, libertà religiosa e identità occidentale. La Senatrice di Fratelli d’Italia, entro la fine dell’anno, pubblicherà il suo terzo libro sul controverso tema dell’allineamento della nostra società ai precetti dell'Islam. Un tema destinato inevitabilmente a far discutere. Perché parlare di Islam in Italia significa entrare in uno dei terreni più sensibili del dibattito contemporaneo: quello in cui si incrociano religione, immigrazione, sicurezza, diritti individuali e identità nazionale. E Santanchè, ancora una volta, sembra intenzionata a non tirarsi indietro. Un libro per continuare a battersi con forza in difesa dell’identità culturale italiana, per parlare di tutte le azioni che sta portando avanti affinchè non ci sia alcun passo indietro, perché, come afferma, “Siamo l’occidente!”. Un modo per proseguire le sue battaglie sul tema iniziate sin dal 2001. Una storia editoriale che parte nel 2006 con “La donna negata. Dall’infibulazione alla liberazione”, saggio nel quale Santanchè affrontava la condizione femminile e denunciava pratiche come l’infibulazione. Due anni dopo “Le donne violate. La donna negata e oltre”, dedicato anche alla situazione delle donne musulmane in Italia e alle problematiche legate al fondamentalismo religioso.
Senatrice, esiste una distinzione tra la libertà di culto garantita dalla nostra Costituzione e quello che viene definito il rischio di un "cambiamento antropologico" della società italiana?
"Io sono per la libertà religiosa, ma la libertà ci può essere se esistono regole precise e chiare su ciò che si può fare e ciò che non si può fare. Questa è l’integrazione. Non si possono lasciare le cose a metà. Più le regole sono precise e più la libertà di culto, come recita la nostra Costituzione, deve essere salvaguardata. E ancora oggi dobbiamo lavorare a queste regole precise".
Un commento al modello di integrazione italiano attuale? E come procedere?
"Con il Governo Meloni molte cose sono cambiate e si va in quella direzione: di avere regole certe perché possa aumentare la libertà di ciascuno. Poi vedi, molto può fare il legislatore, ma molto si può fare anche a livello culturale, come famiglie. Io dico “La parità inizia dalla culla” e come mamme di figli maschi dobbiamo insegnare tutto questo. L’impegno da parte della famiglia è importante, anche noi abbiamo da fare il nostro percorso sotto questo punto di vista. Come dicevano i Gesuiti “Dateci un bambino dopo i 3 anni e non ne faremo più un uomo”, per dire quanto è importante il compito della famiglia".
Cosa dire della condizione delle donne nel mondo islamico, tra pratiche di velo integrale e matrimoni forzati?
"Beh, fu a firma mia, nel 2016, la proposta di legge per vietare il burqa. Un passo per dare giustizia a tutte le giovani musulmane. Inoltre, la vicenda giudiziaria di Hina Salem tra il 2006 e il 2009, uccisa dai propri familiari per essersi opposta alle tradizioni religiose e culturali radicali e per aver scelto di vivere una vita "all'occidentale", mi vide molto attiva a livello mediatico e politico in difesa dei diritti delle donne di origine islamica in Italia. Io sono per la libertà delle donne, che non devono essere sottomesse al club maschile della famiglia. La Sharia non può essere in Italia!".
Il controllo dei flussi migratori è un pilastro del programma del governo. Ritiene che ci sia un legame diretto tra la gestione degli sbarchi e il rischio di una "islamizzazione" demografica del Paese?
"Ovviamente i temi sono legati. Noi dobbiamo fare di tutto perché questi barconi della morte non trasformino il Mediterraneo nel cimitero più grande del mondo. Quindi l’obiettivo è riuscire a non fare partire i migranti, ma se arrivano di non lasciarli liberi senza regole sul territorio nazionale.Solo se una nazione è forte possiamo integrare coloro che vengono in Italia ma, ripeto, con regole molto molto precise. Mi sembra che ora abbiamo le carte in regola per occuparci di tutto questo. Ne ho sempre fatto una battaglia e voglio continuare a farla!".