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Come un Kundalini (al maschile) Sam Rivers ti faceva andare fuori di testa. Ode al bassista dei Limp Bizkit morto a 48 anni di alcolismo

  • di Ottavio Cappellani Ottavio Cappellani

20 ottobre 2025

Come un Kundalini (al maschile) Sam Rivers ti faceva andare fuori di testa. Ode al bassista dei Limp Bizkit morto a 48 anni di alcolismo
Sam Rivers è morto a 48 anni. Bassista dei Limp Bizkit, invisibile come Dio ma presente in ogni vibrazione. Con tre note ha cambiato il groove del mondo, portando il basso dal fondo del mix al centro della carne.

di Ottavio Cappellani Ottavio Cappellani

Come spiegarlo Sam Rivers, morto a 48 anni di – chiamiamolo col suo nome – alcolismo. Come spiegarlo e come ricordarlo, per le nuove generazione che non l’hanno sentito nella spina dorsale, perché questo aveva il basso di Sam, saliva su per la spina dorsale, come un kundalini (al maschile) e appena arrivava in cima alla capoccia esplodeva e tu andavi fuori di testa.
Forse l’unica maniera è rivedersi il video di Nookie. Quando uscì quel pezzo, e quel video, tutti noi pensavamo che basta, che i riff dei Rage Against The Machine, con la loro progressione e il loro improvviso muro di suono fossero il limite del funky, del groove. Dopodiché c’era il noise degli Atari Teenage Riot. E invece no. Con Nookie, i Limp Bizkit da un lato ingentilirono il cross-over (e forse proprio con loro si coniò il termine di nu-metal), dall’altro superarono all’improvviso, nel giro di una canzone e di basso (di TRE note, di TRE, SOLE, NOTE), i RATM lasciandoci con i prepuzi gocciolanti, eccitati come fighette, lasciandoci col biscotto bagnato, per l’appunto.

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Sam Rivers inizia l'arrampicata di Nookie

A un ascolto e a una visione superficiale di Nookie (ma non si può essere superficiali di fronte a un capolavoro) molti individuarono in Wes Borland il bassista del gruppo. Il riff di superficie – strepitoso, inedito – lo suonava lui, con la faccia pittata e i movimenti sinuosi su una chitarra tenore a quattro corde (da lì l’equivoco). Ma il metallaro d’antan fiutava il basso, lo sniffava. Ed era lì, come monta la marea. Perché quello deve fare il basso. Farti chiedere: ma verrò o no? E lì, le premesse, mentre si arrampicava sulla chitarra avvolgendola di olio caldo in una doppia elica, c’erano tutte. Uh se c’erano.
E quando esplosero fu per sempre e Sam Rivers, il bassista invisibile come Dio, divenne uno dei più grandi. Non al secondo ritornello. Ma come la seconda venuta del Cristo, dopo lo special, nel finale. Come un urlo di liberazione mangiandosi tutti, mangiandosi Wes Borland, mangiandosi Fred Durst, portato in gloria dalla batteria di John Otto. Con tre note, con sole tre note. Tre.
 

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