È raccapricciante il livello del discorso di Francesca Albanese, la guru pro Pal e relatrice speciale dell’Onu sui territori palestinesi occupati:
L’antisemitismo, come dico spesso, esiste; è una piaga; è discriminazione – non solo contro gli ebrei, ma contro i popoli semiti. Quando il termine “antisemitismo” fu coniato per la prima volta, si riferiva a chiunque non fosse europeo e provenisse dal Medio Oriente. Gli ebrei erano semiti; furono considerati un popolo semita dai nazisti e dai fascisti d’Europa nel secolo scorso. E così, sì, poiché quello era di gran lunga il gruppo più numeroso presente in Europa, l’antisemitismo finì per essere equiparato al concetto di antigiudaismo; tuttavia, oggi è inteso come odio verso gli ebrei. In realtà, il concetto di antisemitismo è più ampio. Di fatto, quando furono portati nelle camere a gas, ci sono alcune testimonianze sulla vita nei campi di concentramento che menzionano come gli ebrei fossero chiamati “musulmani”.
Forse Francesca Albanese ha imparato la storia dove ha imparato l’arabo. E cioè, pare, da nessuna parte.
Il termine “antisemitismo” nasce proprio per fingere che l’odio verso gli ebrei avesse una connotazione scientifica. Il termine è stato coniato dal giornalista Wilhelm Marr, lo stesso che fonderà la Lega degli antisemiti nel 1879, e non era un “concetto più ampio” come dice Albanese, a cui si è poi sovrapposto il concetto di antigiudaismo.
Dire una stupidaggine del genere è pericolosissimo perché oggi il concetto di “antisemitismo” è completamente frainteso sia da molti sostenitori di Israele, che lo usano come arma per censurare ogni critica, sia da molti antisemiti di fatto che si nascondono dietro all’antisionismo ma replicano l’odio secolare nei confronti degli ebrei e nello specifico degli israeliani, che sarebbero il simbolo dell’Occidente e della “bianchezza” in Medio Oriente.
Francesca Albanese, in maniera neanche troppo velata, alimenta questo dibattito da anni ed è diventata una delle figure di spicco di questo mondo. Dire che l’antisemitismo non è odio contro gli ebrei ma contro tutte le popolazioni semitiche, e quindi anche contro gli arabi o i palestinesi, serve per costruire una falsa equazione su cui puntano tutti i critici di Israele, quella che porta a dire che Israele si è trasformato a sua volta in antisemita. E, nello specifico, che è diventato uno Stato nazista, passando da vittima a carnefice.
Questa retorica, oltre a essere sbagliata sotto tanti punti di vista (e questo senza negare i crimini di Israele nei territori occupati) e a tutti gli effetti tipica del complottismo, che è alla base di alcune delle più importanti forme di antisemitismo nella storia, dai Protocolli dei savi di Sion alla “lobby ebraica” che governa l’economia capitalista. Il fatto che una relatrice speciale dell’Onu non tenga conto di tutto questo e balbetti durante un’intervista raccontando una storia falsa su un termine che dovrebbe conoscere benissimo proprio per via del ruolo che ricopre, dovrebbe farci preoccupare. E molto.