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La verità sulle morti di Renee Good Alex Pretti: non erano lì per caso. Facevano parte di un’organizzazione addestrata: ecco cos’è l’Ice Watch e perché c’entra la frode in Minnesota

  • di Raffaele Claudio Aliberti

27 gennaio 2026

La verità sulle morti di Renee Good Alex Pretti: non erano lì per caso. Facevano parte di un’organizzazione addestrata: ecco cos’è l’Ice Watch e perché c’entra la frode in Minnesota
Dopo la morte di due cittadini americani durante delle proteste contro l’Ice, il corpo di agenti federali che dovrebbe occuparsi di immigrazione illegale, in Usa e in Europa Trump è stato definito un fascista o nazista e l’Ice la sua “gestapo”, la sua polizia politica. Ma davvero le cose stanno così? La verità è che sia Renee Good e Alex Pretti non era lì per caso, facevano parte dell’Ice Watch, un’organizzazione addestrata a intralciare le operazioni dell’Ice mentre per le strade scoppiava una vera e propria isteria anti-federale, con aggressioni non solo ad agenti ma anche a persone che somigliavano ad agenti. Anche i dati, di cui si sta parlando troppo poco, raccontano una storia diversa da quella che avete letto sui giornali…

di Raffaele Claudio Aliberti

La narrazione mediatica fatta sull’ICE in Italia in queste settimane è un capolavoro di omissioni e mistificazioni sistematiche volte a manipolare emotivamente il pubblico.

È difficile stabilire se i giornalisti che riportano le notizie da Minneapolis siano consapevoli o meno di stare raccontando solo una parte di ciò che accade, impedendo così a chi legge di formulare una opinione educata circa la situazione.

Proviamo a fare un riepilogo di tutto ciò che sta accadendo a Minneapolis.

Tutto inizia da un’indagine che riguarda una rete di fittizi “asili nido” amministrati da comunità di immigrati, prevalentemente di origine somala, che hanno beneficiato di programmi di finanziamento statale promossi con convinzione dal governatore Tim Walz.

È difficile stimare la quantità di denaro frodato ai danni dei contribuenti del Minnesota, ma le stime parlano di cifre intorno ai 10 miliardi di euro. Lo scandalo ha raggiunto proporzioni tali che a dicembre 2025 Tim Walz ha annunciato che non si sarebbe ricandidato alle prossime elezioni.

Questo è il motivo che ha iniziato il dispiegamento massiccio di forze ICE in Minnesota. L’investigazione ha previsto l’ingresso di 2000 agenti concentrati specialmente a Minneapolis per approfondire il sistema di frodi ed effettuare altre operazioni di polizia legate alla presenza di immigrati clandestini.

Dopo la morte di Alex Pretti e Renee Good si sono moltiplicate le proteste. Ma c'erano già prima
Dopo la morte di Alex Pretti e Renee Good si sono moltiplicate le proteste. Ma c'erano già prima Ansa

Gli aspetti controversi delle operazioni ICE sono stati raccontati ampiamente dall’apparato mediatico, ma ciò che non è stato raccontato è il modo in cui la popolazione locale di Minneapolis ha reagito alla presenza delle forze di polizia.

I cittadini si sono organizzati nella cosiddetta ICE Watch, una rete di migliaia di attivisti addestrati ad intralciare le operazioni di polizia applicando una serie di comportamenti che superano i limiti della manifestazione pacifica del dissenso ed assomigliano di più ad una insurrezione decentralizzata e organizzata.

Il modo in cui ICE Watch funziona segue una serie di regole paramilitari che sono state descritte in dettaglio su X da Eric Schwalm, un ex Ufficiale Tecnico delle Forze Speciali. Secondo la sua esperienza, Schwalm spiega quali sono le caratteristiche tattiche dell’ICE Watch: la presenza di inseguitori mobili, un database di targhe dei veicoli ICE, di centri di smistamento che organizzano le persone sul campo, un sistema di report del tipo “SALUTE” (Size, Activity, Location, Unit, Time, Equipment). Messaggi distribuiti su chat criptate con cancellazione periodica dei log in modo da frustrare il recupero forense dei dati, i processi di vetting per i nuovi attivisti. Questi non sono comportamenti di cittadini indipendenti che manifestano il dissenso, è guerriglia organizzata alle forze di polizie, e rappresenta un comportamento criminale.

Sui social media è possibile rinvenire decine e centinaia di contenuti che mostrano i tipi di violenza commessi dai manifestanti anti-ICE: auto che si scagliano contro i veicoli ICE, oppure auto-ICE che vengono distrutte e da cui viene estratta la cassetta delle armi, la devastazione della lobby dell’hotel dove gli agenti ICE stanno dormendo. Un attivista ha persino morso il dito di un agente ICE staccandogli di netto una falange, una notizia che a quanto pare non è rilevante per i media, visto che non viene riportata da nessuna parte.

E poi una lunghissima serie di intimidazioni a persone comuni che “assomigliano” ad agenti ICE, di cittadini con veicoli targati Texas che vengono seguiti ovunque vanno perché ritenuti agenti ICE. Per un gruppo di attivisti contrari all’identificazione sommaria di clandestini, è quasi ironico vedere il modo approssimativo con cui gli attivisti targetizzano arbitrariamente dei cittadini spacciandoli per agenti ICE.

Le operazioni tattiche descritte seguono ovviamente una strategia più estesa: frustrare le operazioni degli agenti, spingerli ad una over-reaction e documentare selettivamente gli incidenti in modo da mantenere una regia narrativa coerente volta ad aizzare l’opinione popolare contro le forze dell’ordine.

Se le tattiche di ostruzione funzionano bene, la strategia generale funziona ancora meglio: mentre Minneapolis è diventata uno scenario di guerra e gli attivisti commettono centinaia di crimini ogni giorno, devastando proprietà pubbliche e private ed aggredendo comuni cittadini in strada scambiandoli per personale ICE, sui media l’unica cosa di cui si parla sono casi limite in cui agenti ICE hanno sparato a dei manifestanti.

Entrambi gli episodi di uso di forza letale rappresentano delle zone grigie da un punto di vista giuridico: gli agenti hanno sparato una volta a una donna che ha colpito un agente con l’auto, e una volta a un uomo che ha interferito con le operazioni di polizia mentre indossava una pistola automatica. Sebbene si possa discutere nel merito della dinamica degli incidenti e sia legittimo ritenere che gli agenti abbiano ecceduto nell’uso della forza, è innegabile che quei cittadini si sono messi in posizioni estremamente pericolose a causa di una serie di decisioni incaute.

Ma l’analisi di quegli episodi non può prescindere dal contesto in cui quegli episodi sono accaduti: quei cittadini facevano entrambi parte di ICE Watch, e cioè di una resistenza organizzata che effettuava operazioni tattiche di ostruzione alla giustizia, cioè un’attività criminale punibile con anni di reclusione.

Mentre i media hanno raccontato Renee Good come una mamma e poetessa e Alex Pretti come un infermiere, presentandoli entrambi come persone che si trovavano lì per caso o che al massimo manifestavano pacificamente, la verità è che i due attivisti erano coinvolti in un’attività criminale che non può essere giustificata in alcun modo in uno Stato di diritto.

Tim Walz, governatore del Minnesota
Tim Walz, governatore del Minnesota Ansa

Qualcuno obietta a questi ragionamenti sostenendo che, sebbene possa trattarsi di attività criminose, non sono comunque punibili con la morte. Ma il punto è proprio qui: gli incidenti letali a cui abbiamo assistito non sono “punizioni”, ma reazioni degli agenti a situazioni di forte stress in cui dei civili hanno manifestato comportamenti ostili mentre in possesso di potenziali armi (ricordiamo che diverse sentenze, sia nell’ordinamento americano che negli ordinamenti europei, stabiliscono che un’automobile può essere considerata come un’arma).

Quella dell’ICE non è, come viene erroneamente definita da chi fa analisi superficiali della situazione, come una forma di “giustizia sommaria” di una forza di polizia autorizzata ad uccidere. Si tratta invece di episodi drammatici di cittadini inconsapevoli che hanno spinto le loro azioni criminali, consapevolmente o meno, in un territorio legale in cui la morte poteva diventare uno degli esiti possibili.

La domanda che bisognerebbe porsi è: per quale motivo questi attivisti criminali non vengono fermati dalla polizia locale?

L’ICE deve occuparsi delle operazioni di polizia legate all’immigrazione, non al mantenimento dell’ordine pubblico. Per quello dovrebbe essere interessata la polizia locale, e il fatto che non sia intervenuta scarica inesorabilmente le colpe sul governatore Tim Walz e su Jacob Frey, il sindaco di Minneapolis.

Il mancato intervento della polizia locale ha servito pienamente la strategia più conveniente per i due politici, in quanto ha consentito di dirottare l’attenzione dal tema della maxifrode da miliardi di dollari (a chi importa più ormai?) verso la “nuova Gestapo” che va in giro a terrorizzare i civili.

Il comportamento della leadership democratica è stato sconsiderato: già a dicembre 2025, prima ancora che si verificasse l’incidente di Renee Good, Walz aveva definito gli agenti ICE dei criminali e aveva affermato che “il Minnesota non si sarebbe piegato alle loro strategie”. A più riprese ha screditato le forze federali, contestandone lo scarso addestramento e le modalità a suo dire sbagliate di condurre le operazioni di polizia.
 

L’utilizzo di una retorica così conflittuale è stato funzionale alla “distrazione di massa” rispetto allo scandalo che ha coinvolto l’amministrazione Walz, e ha avuto l’effetto devastante di aizzare la cittadinanza contro le forze federali. Sebbene molte testate oggi sostengano che le proteste a Minneapolis siano l’escalation dell’omicidio ingiustificato di Renee Good, i disordini sono avvenuti ben prima della morte della donna.

Diversi testimoni al funerale di Good hanno affermato che lei era “addestrata per queste operazioni”, e una testimone sul luogo dell’incidente ha affermato che “lei stava guidando la protesta” con la sua auto. Inoltre, diversi contenuti video girati in quei giorni mostrano che la rete di attivisti addestrati era già pienamente operativa prima dell’incidente del 7 gennaio.

A seguito della morte di Good, Walz ha affermato ai microfoni del Campidoglio del Minnesota che la cittadinanza deve scendere in strada a documentare ciò che sta facendo l’ICE: ma per quale motivo un governatore dovrebbe incoraggiare un simile comportamento nei confronti di forze di polizia che a suo dire sono addestrate male? Questo non condurrebbe a maggiori disordini, col rischio di nuovi incidenti di violenza?

Questo è il motivo più plausibile per cui la polizia locale non è intervenuta arrestando i facinorosi per le strade, un comportamento sconsiderato del governo del Minnesota e della città di Minneapolis volto a creare disordini al fine di fomentare ulteriore polarizzazione in un’America già lacerata dalle divisioni interne.

Quella che si è sviluppata in queste settimane è stata una sorta di strategia della tensione volta a portare gli agenti ICE a commettere errori di esasperazione, per poter poi puntare il dito contro le cattive operazioni di polizia, inneggiando alla nuova Gestapo, fare l’ennesimo paragone fra Trump e Hitler e tutto ciò che è nel limitato vocabolario dei progressisti.

Volete vedere una riduzione nel numero di episodi tragici come la morte di Good e Pretti? Bisogna fermare l’insurrezione organizzata contro l’ICE. È un atto criminale che aumenta l’insicurezza nelle strade e rende impossibile la convivenza civile. L’ICE sta facendo il suo dovere nell’identificare e rimpatriare gli immigrati clandestini, come è accaduto durante le amministrazioni Obama e Biden. Le autorità locali devono cooperare con l’ICE per agevolare le indagini e consentire lo svolgimento delle operazioni per i rimpatri che i cittadini americani hanno richiesto.

Come al solito, le strategie mediatiche della sinistra progressista funzionano alla perfezione, in quanto nessuna grande testata mediatica, almeno in Italia, è riuscita a raccontare con accuratezza ciò che sta accadendo in Minnesota. La narrazione presentata è così convincente da trasmettere l’idea che un un cittadino qualunque di Minneapolis rischia di essere arrestato o addirittura ammazzato dall’ICE, senza giustificazione alcuna. La verità è che, a giudicare dalle video testimonianze, è più facile che un cittadino qualunque finisca per sbaglio nel mirino degli attivisti anti-ICE, rischiando aggressioni, intimidazioni e molestie.

I dati raccolti dall’ICE Enforcement Incident Analysis (2025-26) dimostrano come il 63% degli incidenti violenti tra ICE e cittadinanza civile avvengono in sole 9 counties. Il restante 37% avviene nelle altre 3134 counties. Il Texas è responsabile del 22% degli arresti di immigrati clandestini, mentre il Minnesota è responsabile solo del 2% degli arresti, tuttavia in Minnesota si sono verificati dieci volte gli episodi violenti registrati in Texas.

Questi numeri raccontano una storia molto diversa dalla narrazione dominante. Purtroppo però abitiamo l’epoca della post-verità, e la narrazione vale molto di più di qualsiasi evidenza. I social media alimentano facili narrazioni superficiali, dove basta vedere un colpo di pistola e si ha già un’opinione chiara prima ancora di capirci qualcosa.

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