Qualora non ve ne foste ancora accorti: oggi la politica non è più ideologia, ma consenso. Follower, like, visibilità principalmente sui social e poi (forse) in televisione. I social network non sono più un luogo di intrattenimento, forse non lo sono mai stati. Sono un grande manifesto attaccato sui tabelloni di un centro città, un’infinita campagna promozionale o elettorale capace di rendere influenti anche i contenuti più banali.
In questi anni abbiamo visto emergere gente che a stento riusciva a costruire una frase minima, avidi, qualunquisti all’ennesima potenza, prodotti scadenti della peggiore qualità. Ma stavolta non è questo il caso. Oggi è quel giorno in cui possiamo dire sui social: “però hanno fatto anche cose buone”. E tra queste sicuramente c’è la candidatura politica per Matty Il Biondo.
Quando il mondo dei social incrocia quello della politica locale, di solito il dramma è imminente. Ma questa volta, ciò che succede ad Angri, nel Salernitano, ha il sapore di una speranza che dopo tanta m*rda ci meritiamo. Il giovane creator Matteo Dmitri Verdoliva - conosciuto online appunto come “Matty il Biondo” - ha deciso di candidarsi al consiglio comunale.
Diventato popolare giovanissimo grazie al tormentone “Godo come un riccio”, nato nel 2019, il creator è oggi tra i candidati della lista “Forza Angri”, a sostegno del candidato sindaco Pasquale Mauri. La sua discesa in campo ha immediatamente attirato l’attenzione dei social, dove Matty ha costruito negli anni una community ampia e molto attiva.
Classe 2008, ha appena raggiunto la maggiore età, tanto da aver votato per la prima volta in occasione di un recente referendum, condividendo il momento con i suoi follower. Un passaggio simbolico che segna anche l’inizio del suo impegno politico.
La sua storia affonda le radici nell’infanzia. I primi video risalgono al 2018, quando aveva solo dieci anni e utilizzava YouTube come valvola di sfogo per affrontare episodi di bullismo vissuti in prima persona. Da quel momento, i social sono diventati per lui uno strumento di rivalsa e di espressione.
Nel giro di poco tempo, il personaggio “Matty il Biondo” è diventato riconoscibile, grazie a frasi virali e a uno stile diretto che ha conquistato centinaia di migliaia di utenti. Oggi può contare su numeri importanti: centinaia di migliaia di follower distribuiti tra Instagram, YouTube e TikTok, con milioni di visualizzazioni complessive.
Quella di Verdoliva è quindi una traiettoria tipica della generazione digitale, ma con una svolta meno scontata: il passaggio dai contenuti virali all’impegno civico. Una candidatura che, al di là dell’esito elettorale, rappresenta già un segnale dei tempi, in cui la notorietà online può trasformarsi in partecipazione politica concreta, soprattutto a livello locale, come nel caso della sua Angri.
E poi c’è il riccio. Pensiamo a L'eleganza del riccio, di Muriel Barbery, dove quell’animale chiuso e apparentemente insignificante, diventa il simbolo perfetto di una profondità nascosta e un’intelligenza che non ha bisogno di mostrarsi per esistere. Un’eleganza silenziosa e talvolta invisibile. Qui però succede l’opposto. Il riccio non si nasconde né si protegge: gode. E lo fa ad alta voce.
Il “godo come un riccio” di Matteo Dmitri Verdoliva è l’esatto contrario di quel minimalismo esistenziale: è esposizione totale, una rivincita urlata, ma anche trasformazione in tempo reale. Ma il punto di contatto resta. Perché anche in questo caso, dietro l’apparente leggerezza - dietro il meme, la battuta, la viralità - c’è qualcosa che ha a che fare con il riscatto.
Dal riccio che si nasconde al riccio che si prende la scena. Due modi diversi di stare al mondo, stessa traiettoria: partire ai margini e finire al centro.
Stavolta non si tratta di un ragazzino che voleva diventare famoso, né del solito vittimismo da click facile. Matty ha da sempre dimostrato che si può essere creator senza scadere nei soliti copioni, che si può essere efficaci con la spontaneità e con quell’acume necessario a rendere anche i contenuti più leggeri fonte di intrattenimento gradevole. La sua voce, più di tutti, è stato il marchio di fabbrica. Nei commenti di molte pagine di meme si scherza spesso sulla reale età del ragazzo che, a causa di una voce importante, dimostrerebbe molti più anni di quelli che ha. Dai commenti alle partite di calcio, ad episodi di attualità politica fino a spunti di cultura: da lì è passato il giovane, che ora nella foto profilo si presenta con giacca e cravatta. I fan lo chiamano “maestro” e, nel frattempo, qualcuno già lo immagina al Governo.
Quello che conta è che il confine è già stato superato. Per anni abbiamo finto che social e politica fossero due mondi separati, uno leggero e l’altro “serio”. Ma la realtà è che oggi parlano la stessa lingua: quella dell’attenzione. E chi sa gestirla e tenerla - come ha fatto Il Biondo per anni - parte già con un vantaggio enorme.
La candidatura di Matty il Biondo non è un’anomalia, ma un anticipo. Un trailer di quello che vedremo sempre più spesso: creator che diventano rappresentanti, follower che si trasformano in elettori, contenuti che smettono di essere solo intrattenimento e diventano consenso attivo.
A seconda dei casi, questa presa di coscienza farà sorridere, a volte recherà timore, ma soprattutto oggi conferma una cosa: la politica non è più un luogo da conquistare, bensì un linguaggio da saper usare. E chi lo parla meglio, oggi, non sempre arriva dai partiti.