Quest’anno ce la caviamo tenendo l’asticella dove l’avevamo lasciata negli ultimi tempi: 58,9 milioni di residenti in Italia. Ma non 58,9 milioni di italiani ovviamente. Al contrario. Il saldo migratorio nel 2025 è +298 mila, che non vuol dire che siano arrivati poco meno di 300 mila stranieri in Italia l’anno scorso, ne sono arrivati molti di più, 348 mila, ma abbiamo perso 53 mila residenti che se ne sono andati all’estero. Da qui i conti lineari nell’ultimo rapporto Istat. Il Sole24Ore titola “La popolazione italiana tiene solo grazie agli stranieri”, che è ovviamente un controsenso.
Forse il Paese tiene grazie agli stranieri, come poteva essere l’Italia alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando teneva grazie agli americani eccetera. Ma la popolazione italiana sta sparendo lentamente, collezionando record in fatto di anzianità e tassi di riproduzione. Il Paese, che da tempo non ha più niente a che fare col popolo, regge ma tutto questo non dovrebbe continuare a essere sottolineato come se si trattasse di un dato di cui essere grati. C’è solo un modo di chiamare il tentativo di far passare un fatto tanto drammatico per un’ancora di salvezza di un Paese che si sta suicidando: depistaggio. O, visto il popolo italiano (quello che resta), circonvenzione di incapace. Se non avesse assunto tutto quel contorno cospirazione da Piano Kalergi, la definizione giusta per quel che sta accadendo sarebbe: sostituzione etnica.
Un altro fatto abbastanza interessante riguarda chi sta arrivando. Calano i latinoamericani e aumentano i marocchini e bangladesi, i primi dei quali costituiscono circa il 21,5% della popolazione carceraria (fonte: Rapporto Antigone 2025, dato del 2024). Insomma, siamo già a Ceuta, anche se non arrivano 50mila persone in due giorni, ma 60/70mila all’anno. Agli amanti della neolingua, che stranamente si ostinano a non leggere George Orwell, sostenere che l’Italia - o addirittura la popolazione italiana - si regga sull’immigrazione deve dare un certo strano piacere al di sotto della cintura, qualcosa di morboso a metà tra il prurito e i brividi del freddo.
L’erotismo pro-immigrazione, che si nutre anche di un trauma culturale tutto occidentale che ci porta a cercare chi possa colmare il vuoto scavato dai nostri peccati, non è l’unica reazione prevedibile a questo report. Il numero di ragazzi del Sud che salgono al Nord abbandonando le loro regioni alimenterà nuovamente i discorsi sulla “questione Meridionale”, con tutta una schiera di ragazzi che continueranno a mentire sostenendo che “se potessero scegliere, rimarrebbero al Sud”, quando la loro vita a base di tofu, outfit cruelty free e musica elettronica ma militante ha tutto un’altra estensione a Milano (per lo stesso motivo non fanno che pubblicizzarla sui social, spacciando dei reel per attivismo politico).
Insomma, l’Italia è invasa dal Sud del mondo, il Nord Italia dal Sud Italia, mentre molti restano del Sud del mondo e nel Sud Italia con le loro vite, i loro lavori, il loro orgoglio e i loro legami. Di quelli non si parla mai, e perché mai dovremmo farlo? L’attivismo politico, come ogni forma di turba adolescenziale, si nutre del disagio, percepito o no, in favore del quale si è disposti a disconoscere persino la propria famiglia, la cui sola potenza simbolica rischia di far crollare il castello di carta dell’ideologia. L’Italia, essendo già stata ed essendo ancora Ceuta, è la dimostrazione migliore di come l’immigrazione non solo non salvi proprio nulla, figurarsi la popolazione autoctona, ma sia tutt'al più una dose di fentanyl per chi sta morendo e vuol vivere quel che gli resta da zombie.