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13 ottobre 2022

Non c’è più futuro per le concessionarie: ormai anche le auto si acquistano online

  • di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

13 ottobre 2022

Dopo l’avvento di internet, sempre più onnipresente nelle nostre vite, molte aziende fisiche si sono viste costrette a tirare giù la saracinesca per sempre. Stavolta è il turno della Concessionaria Caravaggio, queste le parole del titolare Michele Quadri: “In questo scenario non c’è più posto per le strutture medio/piccole come la mia”
Non c’è più futuro per le concessionarie: ormai anche le auto si acquistano online

Oggi grazie a una connessione internet si può comprare di tutto. Sicuramente a breve succederà anche con le auto, e quelle di proprietà saranno sempre meno rispetto a quelle prese in affitto. Questo il pensiero di Marcello Quadri, 73 anni, titolare dell’omonima concessionaria: “Uno scenario in cui ci sarà posto poco posto per le strutture medio/piccole come la mia». Dice, dopo aver chiuso le filiali di Romano e di Ciserano, e ora ammaina la bandiera anche sulla sede di Caravaggio, mettendo così fine a una storia iniziata nel 1924: “Fu mio padre Emilio ad aprire con dei fratelli un’officina a Canonica. Allora si riparava un po’ di tutto: auto, moto, bici e camion». Il salto ci fu mezzo secolo dopo, quando la famiglia diventò socia nella Casario, concessionaria Fiat di Romano: “Io ero diplomato da poco, fui scelto dalla famiglia per andare a occuparmi di quel nuovo settore”. Nonostante la crisi petrolifera, la motorizzazione di massa ancora deve compiersi, e il marchio torinese è il re delle vendite. Nel 2000 Quadri arrivò a Caravaggio, tagliando il nastro a quella che è una delle concessionarie più grandi della pianura, con 3 mila metri quadrati di esposizione e altrettanti di magazzino.

Concessionario

Ecco cosa accadde l’anno dopo l’espansione continua con la sede a Ciserano: “In quel periodo in Italia la Fiat aveva una quota di mercato superiore al 30% e noi vendevamo 2mila auto l’anno con un fatturato di 35 milioni di euro. Nel 2008 esplode la bolla finanziaria negli Stati Uniti e cambia tutto. Da lì la situazione è iniziata a peggiorare. In un quadro già complicato poi è arrivata anche la pandemia e adesso c’è la crisi dei microprocessori che ha reso difficile avere auto da vendere. In tutto questo, se devo fare un “mea culpa”, è l’essere rimasto fedele al marchio Fiat. Qualche anno fa ho avuto l’occasione di affiancare un altro brand ma non l’ho colta per troppo affetto». Un mercato che oggi si avvia deciso sulla strada dell’elettrico: “Per il momento le auto elettriche hanno ancora una quota piccola, ma la vedremo crescere e velocemente. La data del 2035 è fissata. Al di là della trasformazione tecnologica cambia anche la struttura stessa del settore. Le case produttrici spingono sull’online e dai ragazzi della generazione Z in avanti comprare un’auto con un’app sarà normale. Tanto più che cambia anche il prodotto. Non si venderà più l’auto in sé ma si risponderà alle necessità di mobilità della persona. Questo vuol dire che chi compra non cercherà più la proprietà del suo mezzo mentre chi vende dovrà disporre di una gamma molto articolata per rispondere a tutti i tipi di bisogni. Sono caratteristiche adatte a grandi strutture di vendita. Entro novembre chiuderemo, affitterò la sede a un’importante catena di casalinghi e abbigliamento».

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