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6 febbraio 2026

Ok, la foto dell’agente picchiato dai manifestanti a Torino è fatta con l’IA, ma i fatti no. E nemmeno le martellate

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

6 febbraio 2026

Ok, la foto dell’agente picchiato era fatta con IA, ma le martellate no. Concentrarsi sulle immagini o la comunicazione e non sulla violenza non solo è grave, ma è tragico, perché significa che ci stiamo concentrando sugli aspetti superflui di una vicenda che è molto più pesante

Foto: Ansa

Ok, la foto dell’agente picchiato dai manifestanti a Torino è fatta con l’IA, ma i fatti no. E nemmeno le martellate

Ok, l’immagine dell’agente a terra abbracciato dal collega dopo essere stato preso a calci da alcuni che manifestavano è stata modificata con l’intelligenza artificiale. Forse per aumentare la risoluzione, forse per renderla più tragica e patetica, forse perché la polizia. Va bene, va bene. Ma i fatti non sono stati fatti con l’IA. Il video nemmeno. Le martellate? Pure quelle sono vere. 

Attenzione: come sono veri i calci e i pugni che si sono presi i manifestanti e pure una parte della stampa. Attenzione: quei calci e quei punti su cui la destra non ha avuto il coraggio di dire niente, per manifesta incapacità di distinguere una presa di posizione di destra ma democratica (e che cioè esprima un rifiuto totale della violenza reiterata delle forze dell’ordine contro chi protesta) da la solita paccottiglia populista e retorica. Attenzione: quei calci che non sono né meglio, ma neanche peggio, di quelli che si è preso l’agente. Quei calci che non sono un’azione legittima delle forze dell’ordine così come non è legittima difesa il tipo che prende a martellata un agente. 

Il sensazionalismo, la politica degli scandali, il rimbalzarsi ruttate ideologiche a favore di schermo (reel, post e così via). Se da un lato Polizia di Stato ha usato un’immagine modificata che rappresenta una situazione reale, dall’altro i Tosa di tutto il mondo gridano alla “cosa gravissima” perché istituzioni ufficiali stanno cancellando i confini tra verità e finzione. 

Questo non solo è banale, ma non è cosa nuova. Partiamo da un presupposto. Se la fotografia è stata fino a poco fa un segno di autenticità e di oggettività, ricordiamoci che parliamo di una “prova” che ha avuto vita breve. Per secoli il potere e l’informazione hanno gestito il dibattito pubblico senza fotografie. Il potere, le istituzioni ufficiali, da sempre mirano a rendere ambigui i confini tra verità e finzione. La bugia ha un ruolo politico fondamentale, l’invenzione pure, la “caricatura”, la contraffazione e così via anche. 

La foto modificata con IA e rilanciate sui canali ufficiali della polizia (e anche da Giorgia Meloni)
La foto modificata con IA e rilanciate sui canali ufficiali della polizia (e anche da Giorgia Meloni)

Allora la domanda vera è: com’è possibile che queste notizie vengano accolte con un entusiasmo e un'indignazione evidentemente provinciali, a tratti persino balorde, visto che si utilizza la storia della contraffazione con IA sostanzialmente per sminuire quanto accaduto al poliziotto? E com’è possibile che l’IA sia diventata il centro di un dibattito che non si focalizza più sulla politica, sul costume, cioè sul punto di incontro tra forma e sostanza, ma gira intorno alla forma in sé, alla comunicazione, alle strategie di marketing dei partiti italiani. 

Una delle cose più giuste l’ha detta Carlo Galli in una nostra intervista: quando le manifestazioni erano una cosa seria esisteva il servizio d’ordine. Una cosa veramente stupida è stata detta invece da chi ha insinuato che i “picchiatori” fossero degli infiltrati e che tutto sia stato pianificato a tavolino. Certo, la polizia sapeva a cosa sarebbe andata incontro. Il governo pure e ha sfruttato l’onda lunga dell’indignazione per premere sul dl sicurezza. Certo è che cinquantamila persone non sono colpevoli, ma i partiti che a queste manifestazioni aderiscono non possono essere così ingenui da credere che questo genere di eventi non porti naturalmente a questo genere di conseguenze. 

La violenza, lo abbiamo detto, attraversa la logica stessa di queste proteste. La natura filosofia, il pensiero che c’è dietro, la visione del mondo che queste manifestazioni promuovono, è sostanzialmente incivile, aggressiva, di natura belligerante. Di fronte a questa evidenza scompare tutto, la manipolazione di una foto con IA in un periodo in cui l’IA la fa da padrona non fa che dirci che una breve parentesi storica si è chiusa, quella dell’affidabilità della fotografia. Questo è un problema tecnico che inevitabilmente porterà a conseguenze sostanziali, ma non è la sostanza stessa del discorso. Su questo dovremmo riflettere. 

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di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

Foto:

Ansa

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