“Un verdetto devastante per il Cancelliere”, titola Der Spiegel.
“È il peggior risultato in un’elezione regionale dalla fondazione della Repubblica Federale Tedesca”, commentano gli analisti del portale Tagesschau (ARD).
Il quotidiano progressista di Monaco, Süddeutsche Zeitung, sottolinea la polarizzazione del voto e rincara la dose con: “la destra radicale ha tritato i partiti minori e la CDU (Christlich Demokratische Union Deutschlands)”. Ma questo voto preoccupa anche Die Welt, la testata conservatrice che analizza l’effetto domino che questo voto, unito a quello del 6 settembre, potrà generare a livello nazionale.
L’AfD (Alternative für Deutschland), che due settimane fa ha trionfato - per utilizzare forse il termine più adatto - nel Land della Sassonia-Anhalt, si prende anche la regione di Meclemburgo-Pomerania Anteriore con il 38% dei voti. I socialdemocratici non arrivano a più del 36,5% e la CDU sprofonda al 5%. Un vero e proprio terremoto annunciato, diremmo.
Da Berlino si pensava che la vittoria dell’ultradestra in Sassonia-Anhalt fosse solo un caso isolato, e invece. Il partito locale guidato da Leif-Erik Holm, viso duro ma apparentemente parte più moderata, ha vinto ancora. Ed è proprio questa la carta vincente di Holm, e cioè il fatto di fare e dire l’opposto della parte incendiaria del partito che rappresenta. Da bravo comunicatore, ha toni calmi e rassicuranti, nei talk show non urla mai come i suoi amici estremisti. Ascolta, ride, ma poi dà a colpi di mannaia sui temi sociali. Quindi, questo suo stile ha dato la parvenza al suo elettorato che non si stesse votando un estremista ma uno che, al contrario e con tutto l’amore del mondo, “vuole proteggere la nostra terra”.
Ma Leif-Erik Holm è un uomo spietato e pragmatico. Ha vinto le elezioni nel suo Land parlando solo ed esclusivamente del carovita, della fine del gas russo (essenziale per le industrie costiere della Pomerania), di deindustrializzazione. Quindi chi lo ha votato e lo sostiene, lo vede come un difensore del Nord. I suoi avversari, invece, lo temono proprio perché la sua agenda radicale e nazionalista passa attraverso il suo viso candido e il suo sorriso da bravo ragazzo.
«In Meclemburgo il risultato è un disastro, non possiamo abbellirlo», ha dichiarato il cancelliere Merz mentre a Berlino si festeggiava il boom storico dei voti della sinistra radicale.
La dura verità è che la Germania non è mai stata così spaccata come oggi. Il voto degli elettori “afdiani” della Sassonia-Anhalt e di Meclemburg-Pomerania Anteriore è un messaggio chiaro a chi non li ha più ascoltati, e rappresenta una reazione, seppur pericolosa e assurda, alle paure per il futuro. Forse. Perché è questo il vero problema: le paure. Le non risposte. Le promesse e i miraggi che una certa politica europea fa intravvedere ma non realizzare. A cominciare dalle scelte che si allontanano dalla volontà collettiva e che costano appunto alla collettività. L’Europa è poi una sintesi di quanto accade negli Stati che la compongono. Certi echi si sentono, e si vedono. Sebbene un’altra parte di popolazione europea, quella che ancora sogna la pace e la convivenza multiculturale, sia convinta che il pericolo del ritorno al passato non c’è. Ma si tocca nelle paure di taluni.
«Io vedo che i prezzi continuano a salire, le bollette sono sempre più salate e Berlino ormai recita il solito copione degli aiuti. Ma Berlino ci ha usato e tradito», dice Hinrich, che sta facendo la spesa nel mercato rionale, confermando lo schiaffo, il secondo nel giro di meno di quindici giorni, che con questo voto volevano dare i delusi al governo centrale.
Nell’area cittadina più moderata e legata alle lotte sindacali c’è però una forte preoccupazione. «Due voti, due volti, due Land diversi che a distanza di pochi giorni si sono espressi forte e chiaro. Io sono perplessa, temo che le scelte fatte con la rabbia si possano tramutare in uno sconcerto totale degli stessi elettori che hanno votato l’AfD solo per ripicca», afferma Merle. È per strada come tutti gli altri nell’attesa di poter rispondere a questo esito con un presidio o una manifestazione immediata. Manuela Schwesig, leader della SPD (Sozialdemokratische Partei Deutschlands) della Pomerania salva la faccia e un pezzo di storia con il 36,5%, ma comunque perde il comando regionale e spera, così come tutti i socialdemocratici tedeschi, di salvare il salvabile in questo momento.
Un’aria letteralmente opposta si respira a Berlino, dove la maggior parte dei giovani celebra Elif Eralp, la candidata più votata. La nuova sindaca della capitale tedesca è l’avvocata 45enne, icona della metropoli ribelle, figlia di rifugiati politici turchi, fuggiti dal colpo di Stato militare in Turchia del 1980. Elif ha respirato politica sin da piccola e piace tanto ai giovani che credono in una Berlino diversa da quella attuale, nei loro confronti respingente. Lei ha infatti fondato la sua campagna elettorale sul Mietendeckel, cioè “tetto agli affitti” per aprire una città ormai inaccessibile.
E in tutto ciò, i nostri politici cosa hanno detto di questa vittoria tanto combattuta ma anche tanto spaccata?
«Se l’AfD riuscirà a prendere il potere sarà la fine dell’Europa», ha detto Romano Prodi, che continua a sognare una Europa libera, unita, forte e solidale. Salvini ha, invece, seguito questa tornata elettorale dal suo prato preferito di Pontida, dove proprio oggi c’era il raduno annuale della Lega. E proprio da lì ha commentato: «Cosa dovremmo fare, abolire le elezioni se non vince la sinistra? Quando i cittadini votano è sempre democrazia, bisogna accettarlo». Salvini che parla di democrazia fa sempre un po’ strano. A ogni modo, niente di concreto - come sempre - nei suoi commenti. Niente di costruttivo a favore o contro per tentare di far comprendere la complessità del momento. Mai risposte ai cittadini, neppure ai propri elettori che forse si chiederanno il perché di certe misure quando sono a casa, soli con i propri conti correnti.
E Fratoianni, su Instagram, dice: «La vittoria di Elif è la dimostrazione che l’unica risposta all’estrema destra in Europa siamo noi, sono le forze di sinistra ed ecologiste, con idee chiare e programmi altrettanto chiari».
Ma anche Berlino è diventata invivibile ormai per i prezzi saliti alle stelle, quindi la futura sindaca dovrà dare sul serio una “chiara” risposta agli elettori e all’intera città, a chi l’ha voluta e a chi non l’ha votata.
Dai suoi social Die Linke promette di “rendere Berlino di nuovo accessibile”. Si spera. Lo sperano gli studenti, lo sperano i lavoratori, e forse lo sperano tutti quelli che sono scappati dalla capitale proprio perché diventata troppo cara e per pochi.