Giovedì sera, in un sito di prova di SpaceX a McGregor, in Texas, Elon Musk ha finalmente tolto il telo al nuovo Tesla Roadster. E ha detto la frase che aspettava di dire da anni: il futuro, alla fine, le macchine volanti ce le ha. Il vicepresidente dell'ingegneria Lars Moravy gli ha fatto eco: le auto volanti sono reali. Il video ha fatto il giro di X in poche ore, i fan hanno tirato in ballo Blade Runner e I Jetsons, e qualche politico repubblicano, da Ron DeSantis a Elise Stefanik, si è unito all’applauso. Peccato che, a guardare bene, di volante ci sia pochissimo. E di automobile, nella versione che “vola”, ancora meno. La dimostrazione funziona così: la macchina sale su una rampa curva, resta attaccata alla superficie grazie a un sistema di ventole che la risucchia verso il fondo, arriva a testa in giù, poi si stacca, si gira in aria e atterra. In un altro passaggio usa dei getti per scavalcare in corsa una fila di veicoli Tesla: Cybercab, Cybertruck, Semi, Model Y e Model 3. Il “volo” è prodotto da dieci ugelli alimentati da circa 600 litri di aria compressa, stipata in serbatoi in fibra di carbonio ricavati in ogni spazio libero della carrozzeria. Tradotto: non è un velivolo, è un salto assistito. La stessa stampa che ha raccontato l'evento con entusiasmo lo ha dovuto definire un volo limitato, non sostenuto. Il paragone più onesto non è con un aereo o con un drone, ma con la BYD Yangwang U9, la supercar cinese che l'anno scorso aveva fatto un balzo di qualche metro sopra una fila di punte grazie alle sospensioni attive. Spettacolare, sì. Mobilità, no.
Il dettaglio che dovrebbe chiudere la discussione l'ha riportato Chris Rosales di Edmunds, presente all'evento: il Roadster che ha “volato” era telecomandato. Nessuno a bordo. E all'atterraggio rimbalzava come se non avesse sospensioni. Non è una sorpresa. Già ad agosto The Information, ripresa da Electrek, aveva anticipato che la dimostrazione sarebbe stata fatta senza pilota e con il pubblico tenuto a centinaia di metri di distanza, perché i propulsori a gas freddo sviluppati da SpaceX sono abbastanza rumorosi da danneggiare i timpani. Sempre secondo quelle ricostruzioni, con il disegno attuale una persona difficilmente potrebbe guidare l'auto mentre i getti sono in funzione. Quindi ricapitoliamo: un'auto “volante” che non può portare una persona mentre vola, che non si può guardare da vicino mentre vola e che, appena tocca terra, rimbalza.
Tesla ha presentato il Roadster in tre allestimenti. Il primo, Performance, è quello “pronto per la strada”: due posti, aerodinamica attiva e il sistema di aspirazione. Il secondo, Thrust, è “pronto per la pista”, con i propulsori posteriori per scattare da 0 a 100 in meno di un secondo. Il terzo, Rocket, è quello “pronto per l'aria”: un solo posto, dieci propulsori, e si compra solo su invito. Axios lo ha scritto senza girarci intorno: la versione che vola, per ammissione della stessa Tesla, non è omologata per le strade pubbliche. E difficilmente lo sarà. I serbatoi di questo tipo lavorano a pressioni spesso indicate intorno ai 10.000 psi, mentre negli Stati Uniti le bombole ammesse sui veicoli stradali si fermano di norma attorno ai 3.000, proprio per evitare che esplodano in un incidente. TechCrunch ha ricordato che sono lo stesso genere di recipienti finiti all'origine di diverse esplosioni di razzi SpaceX. Già ad agosto si parlava di un prezzo per la versione estrema tra le centinaia di migliaia e i milioni di dollari, e di un modello simile al programma XX di Ferrari: macchine da usare solo in pista, sotto la supervisione di professionisti. La macchina volante, insomma, è un giocattolo da circuito per pochissimi. Quella che si potrà guidare davvero è una supercar elettrica molto veloce. Che è una cosa diversa, e molto meno da prima pagina.
La parte più ironica è che a smontare il concetto di auto volante, negli anni, è stato soprattutto Musk. Più di dieci anni fa spiegava che costruirne una non era difficile: difficile era farla sicura e silenziosa, perché un mezzo che urla sopra la testa della gente renderebbe tutti molto infelici. Ancora l'anno scorso, da Joe Rogan, scherzava sull'ansia di avere auto volanti dappertutto e sul rischio che un coprimozzo mal fissato ti cada addosso come una ghigliottina. Oggi quei problemi non sono stati risolti: sono stati semplicemente spostati fuori dall'inquadratura, a qualche centinaio di metri dal pubblico. E Musk non finge nemmeno che la sicurezza sia una priorità. Quest'anno, in un podcast, ha detto che chi mette la sicurezza al primo posto non dovrebbe comprare il Roadster, e che Tesla “aspira” a non uccidere nessuno con quest'auto. Un'aspirazione, appunto
C'è poi la questione, banale ma decisiva, delle promesse. Il Roadster di seconda generazione era stato presentato nel novembre 2017, con produzione prevista nel 2020, uno 0-100 in 1,9 secondi e circa mille chilometri di autonomia. Da allora la data è slittata nel 2020, nel 2021, nel 2023 e nel 2024. Lo scorso novembre Musk aveva fissato la presentazione al primo aprile 2026, spiegando che il pesce d'aprile gli avrebbe garantito una certa brutta fama in caso di ennesimo rinvio. Poi il primo ottobre, poi il maltempo, poi giovedì. Il risultato, dopo nove anni, è un'auto che dichiara circa 480 chilometri di autonomia: la metà di quanto promesso nel 2017. Prezzo non comunicato, consegne “nel 2028”. Intanto Tesla riapre le prenotazioni: 50.000 dollari per la versione stradale, 250.000 per la Thrust. Sono le stesse cifre chieste nel 2017 a clienti che, in molti casi, aspettano ancora. Marques Brownlee, uno degli youtuber tech più seguiti al mondo e lui stesso tra i prenotatari delusi, ha sintetizzato così: un'auto ridisegnata da oltre 1.800 chili che fa capriole, dovrebbe andare a metà della velocità del suono e arriverà nel 2028. È uno scherzo, vero?
Musk stesso ha ammesso che l'auto non sposterà granché i ricavi: è una halo car, un oggetto d'immagine. Il punto è proprio questo. L'immagine serve a chi possiede azioni. Quest'estate il titolo Tesla aveva perso quasi un quarto del suo valore da inizio anno, mentre il Nasdaq cresceva. Un'auto che salta sopra il resto della gamma Tesla, costruita insieme a SpaceX, è esattamente quel tipo di “integrazione verticale” che, come notava Engadget durante la diretta, fa sognare gli investitori sull'idea di un Musk-conglomerato in cui razzi, auto e intelligenza artificiale si tengono per mano. Che la tecnologia abbia un senso per chi guida è secondario. Per capire cosa sia una vera auto volante, poi, basta guardare la startup californiana Alef, che lavora da anni a un veicolo che si solleva con otto eliche e ha già ottenuto un permesso dall'ente aereo americano per i test. Lo stesso giorno della presentazione Alef ha diffuso un video in cui il suo prototipo sorvola il Roadster. Una presa in giro perfetta: chi prova a volare davvero non ha bisogno di una rampa.