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14 ottobre 2026

Pronto l'assalto asiatico al mercato automobilistico degli Usa. L'ombra delle auto cinesi, il riscatto delle giapponesi e delle coreane: ecco cosa rischia Detroit

  • di Federico Giuliani Federico Giuliani

14 ottobre 2026

Il mercato automobilistico degli Usa, uno dei più importanti e ricchi del mondo, è protetto da un “muro anti cinese”. La concorrenza del Dragone nel settore sta però indirettamente esercitando una forte pressione sulle concessionarie statunitensi. E l'ipotesi di una possibile apertura di Donald Trump non è da escludere. Intanto, mentre i big di Detroit perdono terreno in casa, i marchi giapponesi e coreani (Toyota, Honda, Hyundai e Kia) avanzano grazie alle ibride e a un'offerta più adatta alle nuove preferenze dei consumatori

Foto: Ansa

Pronto l'assalto asiatico al mercato automobilistico degli Usa. L'ombra delle auto cinesi, il riscatto delle giapponesi e delle coreane: ecco cosa rischia Detroit

Il mercato automobilistico americano è diventato un vero e proprio rebus per i costruttori di Detroit. General Motors, Ford e Stellantis continuano a fare affidamento soprattutto su pick-up e grandi Suv, e cioè modelli capaci di garantire margini elevati, ma devono fare i conti con consumatori più attenti ai prezzi e ai consumi. Tratteggiato lo scenario, è importante poi intercettare una tendenza sempre più evidente: i marchi giapponesi e coreani stanno rosicchiando spazio ai concorrenti statunitensi proponendo auto ibride, vetture efficienti e una gamma più ampia. Sullo sfondo incombe invece la Cina, esclusa di fatto dal mercato statunitense da dazi e restrizioni, ma pronta a mettere ulteriormente sotto pressione i concorrenti occidentali. Si tratta di una combinazione potenzialmente letale per l'automotive di Washington, alle prese con una sfida non solo economica ma anche e soprattutto geopolitica. I riflettori sono puntati sull'imprevedibile Donald Trump. Gli Stati Uniti rappresentano del resto uno dei mercati automobilistici più redditizi al mondo e sono diventati una sorta di rifugio per i produttori stranieri che devono fronteggiare la concorrenza cinese altrove. A proposito: Pechino, alle prese con una capacità produttiva eccessiva e una guerra dei prezzi interna, dovrebbe esportare circa 10 milioni di veicoli nel corso del 2026.

auto Usa
La concorrenza del Dragone sta indirettamente esercitando una forte pressione sulle concessionarie statunitensi Ansa

Le auto cinesi stanno già conquistando terreno in Europa, Asia, Medio Oriente e America Latina, mentre le barriere commerciali impediscono loro di replicare direttamente questo successo negli Stati Uniti. A beneficiare della protezione americana, però, non sono soltanto i gruppi locali: anche le case straniere che producono sul territorio statunitense possono sfruttare il mercato per compensare le difficoltà incontrate in Cina e in altri Paesi. È un equilibrio che potrebbe ulterioremente cambiare se Trump decidesse di aprire uno spiraglio ai costruttori cinesi disposti a investire negli Stati Uniti e ad assumere lavoratori americani. Un'ipotesi che ha già allarmato associazioni industriali, fornitori e concessionari, preoccupati per l'arrivo di concorrenti capaci di combinare prezzi aggressivi e tecnologia. La posta in gioco è elevatissima. Secondo i dati riportati da Bloomberg, tra l'altro, la quota di mercato dei tre grandi di Detroit è scesa da circa il 67% del 2000 al 37% nei primi nove mesi del 2026.

Xi Jinping e Donald Trump
Xi Jinping e Donald Trump Ansa

In ogni caso la pressione asiatica è già concreta sul mercato Usa, anche senza l'arrivo di BYD, Geely o SAIC nelle concessionarie americane. Lo fanno intendere le stime di Cox Automotive, che ha evidenziato come i marchi asiatici siano destinati a superare il 50% delle vendite statunitensi di auto nuove per il secondo trimestre consecutivo, mentre General Motors, Ford e Stellantis rischiano di scendere poco sopra il 36%, un minimo storico. Toyota si avvicina a GM, mentre Hyundai e Kia insidiano Ford. Il vantaggio non riguarda soltanto i prezzi: giapponesi e coreani dispongono di una gamma ibrida consolidata proprio mentre il costo dei carburanti e l'incertezza economica spingono una parte degli automobilisti verso veicoli più efficienti. Detroit ha trascorso anni concentrandosi sui modelli più redditizi, abbandonando progressivamente berline e auto compatte: una strategia remunerativa finché la domanda di grandi Suv e pick-up è rimasta e resta forte, ma più rischiosa quando cambiano le preferenze dei clienti. I modelli ibridi rappresentano ormai oltre un quinto delle nuove auto vendute negli Stati Uniti e diversi gruppi americani devono appunto ancora ampliare la propria offerta in questo segmento. E allora? Se Detroit vorrà difendere il proprio mercato dovrà dimostrare di saper offrire auto competitive anche per prezzo, consumi e tecnologia. E dovrà farlo prima che la pressione asiatica diventi ancora più difficile da arginare.

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