image/svg+xml
  • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
    • San Carlo
  • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • Girls
    • Orologi
    • Turismo
    • Social
    • Food
  • Sport
    • MotoGp
    • Tennis
    • Formula 1
    • Calcio
  • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Attualità
    • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
    • San Carlo
  • Lifestyle
    • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • girls
    • Orologi
    • Turismo
    • social
    • Food
  • Sport
    • Sport
    • motogp
    • tennis
    • Formula 1
    • calcio
  • Culture
    • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Topic
Moto.it
Automoto.it
  • Chi siamo
  • Privacy

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159

  1. Home
  2. Car

5 ottobre 2026

Salone di Torino o no, moriremo tutti al volante di auto cinesi

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

5 ottobre 2026

Al Salone di Torino quasi il 40% dei marchi è arrivato da Pechino. Non è una questione di sicurezza (o comunque non solo di quella), ma di identità che è andata a pu*tane: tra prezzi folli delle case europee, impoverimento generale e passione per la meccanica sostituita dall'ossessione per i tablet di bordo e dal gusto di essere poveracci che vogliono sembrare ricchi comprando a poco cose solitamente da ricchi, stiamo suicidando la cultura dell'auto in cambio di quella per luccicanti elettrodomestici con le ruote
Moriremo tutti al volante di auto cinesi

Perdonate il catastrofismo: moriremo tutti al volante di auto cinesi! È la diagnosi con prognosi non più riservata dopo l’ultimo Salone di Torino in cui il 40% dei mezzi in esposizione è arrivato, appunto, dalla Cina. Moriremo, s’intende, in senso figurato perché – anche se le criticità sono ancora molte – non è questa la sede per farne una “questione di sicurezza”. Quel moriremo è culturale. Perché il corpo continuerà a spostarsi da un punto A a un punto B avvolto da sedili riscaldati e coccolato da un’illuminazione d’ambiente a millemila tonalità di LED, ma sarà l’anima del motorismo a esalare l’ultimo respiro. L’invasione è silenziosa. Scientifica. Travolgente e inesorabile. Nel 2023 la Cina ha sfornato oltre ventitre milioni di pezzi, quasi un terzo della produzione globale, piazzandosi alle spalle del Giappone e doppiando la Germania. Nei primi otto mesi dello stesso anno ha staccato l’export globale con un aumento del 233% in un triennio. In Italia l’import dal Dragone è schizzato alle stelle, superando abbondantemente il miliardo di euro, capovolgendo per la prima volta la nostra bilancia commerciale in un disavanzo cronico. Da quel 2023 è stato un crescendo continuo. Sia chiaro: l’avvento del prodotto cinese non è il male assoluto in sé, ma la spia rossa che s’accende sul quadro d’strumenti della nostra civiltà. È il sintomo conclamato della perdita di identità dell’Europa.

Un tempo, dalle parti di Torino, Milano o Stoccarda, fare un’automobile significava distillare cultura, genio meccanico, religione della performance e senso delle proporzioni. Oggi l’Europa guarda e basta. Prendiamo il mercato auto italiano, specchio impietoso di ogni parabola discendente: negli anni la passione per i motori nel Belpaese si è prima indebolita, poi sopita, infine sotterrata. E la colpa non è certo del destino cinico e baro, ma di una filiera indigena che ha preteso di vendere a prezzi folli vetture che di eccellente non avevano più nulla. Con utilitarie mascherate da crossover proposte a cifre improponibili per stipendi stagnanti da trent’anni, il consumatore nostrano è stato spinto a forza verso l’estinzione. È venuto meno il gusto per il mezzo performante. Per la perfezione meccanica capace di stare in strada coniugando dinamica di guida e senso estetico. La fame di cavalli puri, l’orecchio teso al sound, l’estasi di un bilanciamento dei pesi perfetto: cenere. E se ne parli, oggi, c’è chi ti prende pure per mezzo matto esaltato. La passione per il motore si è degradata nel piacere per tutto ciò che gli sta attorno. E qui i costruttori cinesi sono stati maestri. Hanno capito prima di noi che all’automobilista medio, impoverito e ormai pure privo di cultura (tecnica, ma non solo), non importa più nulla della precisione dello sterzo o dell’architettura delle sospensioni. Vogliono l’effetto wow. Vogliono linee futuristiche, tablet giganti a centro plancia, lucine, assistenti vocali con AI e chincaglierie da fiera dell’elettronica.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Salone Auto Torino (@saloneautotorino)

Gli stabilimenti cinesi macinano ritmi spaventosi – come le Superfactory di Chery dove 360 robot sfornano un’auto al minuto. Noi continuiamo a consolarci con i ricordi. Guardiamo con pavida nostalgia ai cento anni di Sergio Pininfarina, ai centoventi di Lancia, ai tributi per Marcello Gandini, mentre i concorsi di design dell’auto cinesizzata si celebrano proprio sotto la Mole Antonelliana. Il TADA 2026 premia le BYD Seagull e le GWM Ora 5 nel cuore di quella che fu la capitale mondiale dello stile automobilistico. È il contrappasso perfetto e, contestualmente, è pure la tristezza assoluta. L’Italia, che produceva sogni su ruote, è diventata la terra di conquista di assemblatori su licenza, importatori di pacchetti semi-finiti dal Molise e centri R&D cinesi pronti a rilevare le spoglie degli ingegneri torinesi rimasti orfani di Stellantis. Si badi bene: non c’è spazio per il razzismo industriale. Le auto cinesi nel 2010 erano sì ferraglia invendibile, schifezze con l’odore di plastica tossica e crash test da incubo. Oggi sono macchine tutto sommato solide, iper-tecnologizzate, mediamente sicure e – sta tutto qui - pazzescamente competitive nel rapporto qualità-prezzo proprio grazie a quelle chincaglierie che distraggono dalla sostanza. Gli italiani comprano cinese non per una fulminea conversione, ma perché non possono più permettersi l’auto europea essendosi trovati costretti, torto collo, a farsi passare la passione per i motori. L’auto elettrica? Quella pura s’è già sgonfiata e i cinesi hanno già capito anche questo: resterà un lusso per i soliti radical chic ideologicizzati, a quote marginali da noi attorno al 4%, mentre i dazi europei del 30% sulle batterie cinesi rischiano solo di affossare la classe media anziché proteggere le nostre fabbriche.

Eppure, a voler scavare nell’amarezza, una discreta fiducia nel futuro possiamo pure trovarla. L’arrivo dei brand cinesi, con la loro spietata automazione e le partnership forzate, sta costringendo i marchi europei a svegliarsi. La concorrenza di mercato dovrà tornare a essere l’unico vero carburante per abbassare i listini e costringere la nostra industria a ritrovare la sostanza perduta. O, se non per abbassare i listini, per spiegare che le auto sono sostanza del motorismo prima che forma della mobilità. Moriremo tutti al volante di un’auto cinese? Sì, ma soltanto se continueremo a considerare l’automobile alla stregua di un elettrodomestico con le ruote, un iPhone semovente su cui trascorrere il tempo bloccati nel traffico. La vera sfida non si gioca sui dazi o sui robot di Wuhu, ma nell’anima di chi guida. Qualità e bellezza restano le uniche sfide su cui gli italiani in particolare possono ancora fare i gradassi e non avere paura di nessuno, ma a patto di fare davvero le cose, nello specifico le auto, secondo qualità e bellezza. Se sapremo ritrovare quel gusto lì, quei valori lì, forse torneremo a fare, e magari pure a guidare, auto pensate da chi la strada la ama, e non soltanto da chi la calcola.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Salone Auto Torino (@saloneautotorino)

More

Togliete le ruote alle vostre lavatrici: la Germania (e non solo) ha sbattuto il muso con l’ecofollia dell’elettrico e sul 2035 l’Europa fa già retromarcia a tutto gas

di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

Ma quale 20235?

Togliete le ruote alle vostre lavatrici: la Germania (e non solo) ha sbattuto il muso con l’ecofollia dell’elettrico e sul 2035 l’Europa  fa già retromarcia a tutto gas

Speravo de morì prima: a fine anno le consegne della Luce, la Ferrari solo elettrica (che fischia invece di far fischiare)

di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

E Luce sia

Speravo de morì prima: a fine anno le consegne della Luce, la Ferrari solo elettrica (che fischia invece di far fischiare)

Requiem di John Elkann all’ecofollia: “automobilisti non disposti a farsi dire cosa acquistare”. Anche Fiat frena sull'elettrico (e meno male che c’era lo spazio sulla 500)

di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

Ecofollia addio

Requiem di John Elkann all’ecofollia: “automobilisti non disposti a farsi dire cosa acquistare”.  Anche Fiat frena sull'elettrico (e meno male che c’era lo spazio sulla 500)

Tag

  • Auto
  • Cultura
  • Attualità

Top Stories

  • Nel momento più basso (in borsa) Stellantis sgancia l’Alfa Romeo Cuorerosso, la concept che non andrà mai in produzione ma dice tutto delle prossime Alfa. Anche che il V6 non è morto

    di Federico Giuliani

    Nel momento più basso (in borsa) Stellantis sgancia l’Alfa Romeo Cuorerosso, la concept che non andrà mai in produzione ma dice tutto delle prossime Alfa. Anche che il V6 non è morto
  • La Tesla Roadster “volante” (e telecomandata) è una cagata pazzesca. E lo sa pure Elon Musk…

    di Federico Giuliani

    La Tesla Roadster “volante” (e telecomandata) è una cagata pazzesca. E lo sa pure Elon Musk…
  • Moriremo tutti al volante di auto cinesi

    di Emanuele Pieroni

    Moriremo tutti al volante di auto cinesi
  • Intervista totale al meccanico influencer più seguito sui social: “Come rubano le auto? Ecco tre metodi. I modelli? Panda e Alfa Romeo, perché…”. Andrea Petrini spiega il mercato dell’usato, che le elettriche “ci portano via lavoro" e le tasse...

    di Angela Russo

    Intervista totale al meccanico influencer più seguito sui social: “Come rubano le auto? Ecco tre metodi. I modelli? Panda e Alfa Romeo, perché…”. Andrea Petrini spiega il mercato dell’usato, che le elettriche “ci portano via lavoro" e le tasse...
  • Ma che auto guidano i politici? Range Rover, Panda Cross, Toyota Chr... Ecco chi ha comprato cosa, dal ministro Zangrillo a Isabella Rauti (figlia di Pino del Msi), passando per la renziana Paita e…

    di Domenico Agrizzi

    Ma che auto guidano i politici? Range Rover, Panda Cross, Toyota Chr... Ecco chi ha comprato cosa, dal ministro Zangrillo a Isabella Rauti (figlia di Pino del Msi), passando per la renziana Paita e…
  • La mirabolante saga della prima Ferrari Luce, venduta a 40 milioni di dollari tra complotti, marketing e il genio che l’ha acquistata

    di Cosimo Curatola

    La mirabolante saga della prima Ferrari Luce, venduta a 40 milioni di dollari tra complotti, marketing e il genio che l’ha acquistata

di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

Se sei arrivato fin qui
seguici su

  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Newsletter
  • Instagram
  • Se hai critiche suggerimenti lamentele da fare scrivi al direttore moreno.pisto@mowmag.com

Next

La mirabolante saga della prima Ferrari Luce, venduta a 40 milioni di dollari tra complotti, marketing e il genio che l’ha acquistata

di Cosimo Curatola

La mirabolante saga della prima Ferrari Luce, venduta a 40 milioni di dollari tra complotti, marketing e il genio che l’ha acquistata
Next Next

La mirabolante saga della prima Ferrari Luce, venduta a 40 milioni...

  • Attualità
  • Lifestyle
  • Formula 1
  • MotoGP
  • Sport
  • Culture
  • Tech
  • Fashion

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159 - Reg. Trib. di Milano n.89 in data 20/04/2021

  • Chi siamo
  • Privacy