Ci sono concept che servono a vendere un'auto e concept che servono a vendere un'idea. Cuorerosso appartiene alla seconda categoria, e Alfa Romeo lo dice senza giri di parole: non è l'anteprima di un modello di serie, è il manifesto di come saranno le prossime Alfa. L'ha svelata a Parigi, nel padiglione 4 di Porte de Versailles, dentro una presenza Stellantis enorme, con 60 prodotti e 9 concept. Delle altre novità del gruppo, dal ritorno della Multipla alla Citroën 2CV elettrica, vi abbiamo già parlato. Questa però è un'altra storia, perché per Alfa Romeo il problema non è mai stato fare auto belle. È stato spiegare perché comprarle oggi, quando tutti fanno SUV elettrici che si somigliano.
Il nome, prima di tutto. "Cuore" e "Rosso", due parole che da sole sono già il marchio: il rosso della passione e delle corse, il cuore come legame tra l'auto e chi la guida. Lo aveva annunciato Alfa a fine settembre, quando ancora l'auto era coperta da un telo (Stellantis Media). Un nome che sembra scritto da un ufficio marketing e invece, una volta vista la macchina, funziona. Perché la macchina è una coupé quattro posti lunga 4,7 metri, larga quasi due (1.980 millimetri) e alta appena 1,33, con un passo di 2,93 metri e un peso dichiarato di 1.750 chili (Motorionline). Il Centro Stile ha lavorato al contrario rispetto al solito: dopo una o due settimane di schizzi è passato subito al modello 3D, trattando l'auto come un unico blocco da scolpire, senza ruote, vetri o dettagli. Il risultato è un profilo a cuneo fatto di superfici continue, che finisce con la coda tronca, uno dei segni più riconoscibili della storia Alfa. Quella coda non è solo nostalgia: insieme al diffusore basso integrato vale un Cx di 0,28.
I simboli ci sono tutti, ma nessuno è dove te lo aspetti. Lo scudetto non è più appoggiato sul muso: esce dal volume della carrozzeria e prosegue lungo il cofano, punteggiato da piccoli triangoli retroilluminati che pulsano come un battito. Il lunotto posteriore ha la forma dello scudetto, dietro ci sono due fanali circolari. Le maniglie spariscono, le porte si aprono con un comando a sfioramento sul tetto e quelle posteriori sono controvento. I cerchi forgiati riprendono lo schema a "telefono" in versione 2+2+2. E il colore, Liquid Ink Red, è una base d'alluminio con uno strato trasparente colorato sopra: alla luce sembra metallo fuso, all'ombra diventa quasi nero.
Dentro è dove Cuorerosso diventa interessante. La plancia guarda alla 33 Stradale, quella del 1967 e quella nuova, che a Parigi è esposta proprio accanto in una livrea damascata dedicata alla città (33 esemplari, tutti già venduti). Quattro sedute singole, un lungo tunnel centrale, nabuk Poltrona Frau lavorato a mano, titanio, pelle rigenerata con il 60% di scarti industriali e un tessuto monofilo sviluppato con Luna Rossa. La strumentazione si chiama "Cannocchiale Vivente" ed è l'idea migliore della macchina: ha due modalità, Immersiva e Concentrata, e quando serve concentrazione mostra meno informazioni, non di più. Sul tunnel c'è il "Magma Display", che mette insieme superficie touch, manopola, selettore e levette fisiche. Lo sterzo è steer-by-wire con un volante a tre razze, le modalità di guida sono tre: Cruise, Sport e Quadrifoglio. Sospensioni pneumatiche e freni carboceramici Brembo con pinze dedicate completano il quadro. In un'epoca in cui le auto vengono vendute a colpi di pollici di schermo, un'Alfa che toglie informazioni al guidatore per lasciarlo guidare è quasi una presa di posizione.
E poi c'è il motore, o meglio i motori. La piattaforma prevista è multi-energia: elettrico puro, ibrido plug-in, mild e full hybrid, su architetture flessibili per modelli fino a 4,7 metri, con spazio per le versioni Quadrifoglio. Ma la riga che a Parigi ha fatto girare la testa è un'altra: per le versioni più prestazionali Alfa immagina un 2.9 V6 full hybrid con trazione integrale Q4, convertitore di coppia e albero di trasmissione in fibra di carbonio. È un'ipotesi, non un annuncio. Però è la prima volta da anni che il futuro di Alfa Romeo viene raccontato con un V6 dentro, dopo una stagione in cui sembrava che l'unica strada fosse la spina. «Con Cuorerosso portiamo questa identità nel futuro, un domani aperto a differenti soluzioni energetiche…», ha detto Santo Ficili, amministratore delegato di Alfa Romeo e Maserati. Tradotto: elettrico sì, ma non solo.
Il momento, poi, non è casuale. Stellantis arriva a Parigi con il titolo ai minimi: il gruppo Elkann non era mai sceso così in basso in Borsa, e sul futuro di Maserati circolano voci di trattative con Huawei e Jac Motor. Nel frattempo i marchi cinesi crescono anche nella fascia alta, come abbiamo raccontato parlando delle auto di lusso made in China che puntano dritte alle europee. In questo scenario Alfa Romeo è uno dei pochi marchi del gruppo che non deve convincere nessuno di avere un'anima. Deve solo dimostrare di saperla mettere in un'auto che si possa comprare. Persino Jeremy Clarkson, che non regala niente a nessuno, aveva definito la Giulia «uno psicologo con i tergicristalli».
Quando vedremo qualcosa di Cuorerosso su strada? Nessuna data, nessun prezzo, nessun nome. Alfa non dice quali modelli erediteranno questo linguaggio, anche se il limite dei 4,7 metri e il riferimento alle Quadrifoglio fanno pensare alle prossime generazioni delle ammiraglie del marchio. La concept resta in mostra a Parigi fino al 18 ottobre. Se anche solo metà di quello che c'è dentro, la plancia che si fa da parte, la coda tronca, quel V6 ibrido, arriverà nei concessionari, sarà la notizia più bella per Alfa Romeo da molto tempo. Se non arriverà, resterà un'altra bellissima promessa. E di quelle, gli alfisti ne hanno già collezionate parecchie.