Sedici aziende di trasporto fallite in circa trenta giorni. È il conto che arriva dagli Stati Uniti, dove tra fine agosto e inizio settembre altrettante compagnie di autotrasporto hanno avviato procedure di Chapter 7 o Chapter 11, quattro solo in Texas, più un fornitore di consegne per Amazon in Florida schiacciato dai costi operativi. In alcune aree il gasolio ha superato gli 8 dollari al gallone, al punto che il governatore texano Greg Abbott ha dichiarato lo stato di emergenza e ha permesso temporaneamente l'uso su strada del diesel agricolo colorato, quello esentasse. Le cause sono un mix noto: domanda stagionale di distillati, scorte basse, il conflitto in Medio Oriente che spinge greggio e raffinati, e soprattutto noli fermi da anni, che impediscono di scaricare i rincari sui clienti.
E in Italia? Il prezzo diesel, da noi, non è mai stato un argomento leggero, e vi avevamo già spiegato perché il gasolio è arrivato a costare più della benzina. Oggi il sorpasso è netto. Lunedì 12 ottobre, secondo i dati Staffetta Quotidiana, il gasolio self sulla rete stradale costava in media 2,252 euro al litro, contro i 2,036 della benzina; in autostrada 2,271. La media nazionale comunicata al MIMIT dai circa 22.000 impianti dava il diesel self a 2,242 euro e il servito a 2,378. Il 9 ottobre l'Osservatorio del MIMIT segnava 2,258. Piccoli cali, certo. Ma su livelli altissimi. Il price cap da 2,19 euro tiene a fatica. Eni ha fissato dal 28 settembre un tetto di 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio su circa 4.000 impianti, inizialmente per 30 giorni, mentre IP e Q8 si sono mosse con tagli e limiti propri. Poi, il 6 ottobre, è finito lo sconto di 6,1 centesimi sulle accise del gasolio: l'aliquota è tornata a 672,90 euro ogni mille litri. Eni ha alzato il prezzo e il giorno dopo l'ha ritoccato al ribasso a 2,21 euro, comunque sopra il tetto. Giorgia Meloni, dal vertice Med9 di Spalato, ha detto che il governo ha circa 160 milioni per nuovi tagli e che la scelta «dipende anche dalla tenuta del price cap». Tradotto: lo Stato aspetta che siano le compagnie petrolifere a tenere giù il prezzo. Secondo Codacons, il gasolio resta 52,1 centesimi sopra il livello precedente al conflitto in Iran, +30,2%.
I camionisti hanno già alzato la mano. Il 1° ottobre dodici associazioni dell'autotrasporto, da Anita a Unatras, da Fai a Trasportounito, hanno scritto a Palazzo Chigi e ai ministri chiedendo un incontro urgente sul caro carburante. Le richieste sono precise: che gli sconti alla pompa arrivino anche sui prezzi extrarete, quelli all'ingrosso con cui si rifornisce chi fa questo mestiere; più fondi per il credito d'imposta; una proroga della scadenza del 31 dicembre per compensarlo. Claudio Donati di Assotir non ha escluso il fermo. Un dettaglio dice molto: Eni ha esteso fino al 31 ottobre uno sconto del 20% sul gasolio extrarete per agricoltura e pesca, mentre per l'autotrasporto una misura equivalente non c'è. In risposta, Matteo Salvini ha detto di aver chiesto al MEF altri 50 milioni per il credito d'imposta, ricordando circa 31.000 domande presentate tra marzo e agosto e 434 milioni messi a disposizione, più 590 milioni fino al 2031 per rinnovare i mezzi.
Un'ondata di fallimenti come quella americana non è facilmente prevedibile cambiando Paese, e non abbiamo numeri ufficiali recenti sulle chiusure in Italia per dirlo. Però il meccanismo è lo stesso, ed è quello che conta. Negli Usa le aziende saltano non solo perché il diesel costa tanto, ma perché non riescono a farlo pagare a chi spedisce. Da noi il problema è identico: il gasolio si paga subito, i viaggi spesso molto dopo, e ogni centesimo in più resta in pancia al trasportatore. Rispetto all'America abbiamo qualche paracadute in più, dal rimborso delle accise sul gasolio professionale, salito dal 6 ottobre a 269,68 euro ogni mille litri, ai crediti d'imposta. Ma sono strumenti che arrivano tardi, a rate, dopo moduli e scadenze. Il rischio vero è la normalizzazione. A maggio un fermo nazionale era stato sospeso dopo un incontro con il governo che aveva portato 300 milioni di aiuti. Ora siamo di nuovo alla lettera, alla richiesta di convocazione, alla minaccia di fermo. È un copione che conosciamo, e MOW lo aveva raccontato già nel 2022, in mezzo alla rabbia dei camionisti. Con una differenza: allora sembrava un'emergenza, oggi un gasolio sopra i 2,2 euro è diventato quasi normale. E quando il prezzo diesel sale, non lo pagano solo i camion: come scrivevamo parlando dello stop agli sconti sulle accise, arriva sullo scaffale del supermercato. In America sedici aziende hanno chiuso in un mese. Da noi, per ora, nessuno ha contato. Forse sarebbe il caso di cominciare.