Che noia, signore e signori. C’era un tempo in cui BigMama partecipava a tutti i contest di freestyle su Instagram e li vinceva meritatamente. Maglia larga, capello lungo, occhiale da vista: un look iper casual e incastri che promettevano di dare una voce seria al rap femminile in Italia. Poi vennero i contratti, il Festival di Sanremo, la conduzione dell’Eurovision e quella del Concertone del Primo Maggio. E BigMama, da nuova promessa del rap, si trasformò nell’ennesimo manichino di plastica dell’industria musicale.
Cassa dritta e temi super light, perché l’importante è essere leggeri. Un’artista può cambiare genere musicale? Assolutamente sì. Peccato che, nel caso di BigMama, siamo di fronte a quello che potremmo definire un totale prostrarsi alle logiche di mercato, sottraendo totalmente dai propri testi un qualsivoglia senso e puntando solo ad essere pompata dalle casse di una discoteca. E quando ciò accade con qualcuno che di cose da dire ne aveva parecchie - come nel caso di BigMama - non si può che prenderne atto con amarezza. Perché oggi che Marianna Mammone sia una cantante, non se ne sta ricordando più nessuno.
Da quando la sua carriera è ufficialmente decollata, le sue canzoni sono diventate un sottofondo blando, ben poco memorabili. A premiarla maggiormente è la sua capacità di “slayare” creando meme per ogni occasione. Marianna sul palco ci sa stare bene e dietro lo schermo ancora di più. Si adagia su temi caldi, sposa slogan facili e si fa paladina del pietismo. La sua identità artistica si regge sul suo aspetto fisico “non conforme” e sul suo orientamento sessuale. Ma chi sia davvero BigMama e cosa voglia lasciare nel panorama musicale, non è ancora chiaro. A parte aggregarsi alle tendenze del momento e godere dei consensi del “pubblico facile”, ovviamente.
Ieri, al Concertone del Primo Maggio, BigMama era una delle conduttrici dell’evento. E, come prassi richiede, doveva presentare un nuovo singolo. E quale migliore occasione per ribadire il suo essere gay friendly? Oggi, si sa, esserlo tira un botto. Che poi solo il concetto di “gay friendly” sia di per sé offensivo e discriminante perché pone l’accento sul fatto che “i gay sono nostri amici” come se fosse necessario evidenziarlo, alimentando la tendenza a categorizzare, poco importa. A nessuno importa di scavare a fondo nei concetti, basta solo adeguarsi alla superficie e lasciarsi trascinare. In fondo, innescare una riflessione che vada contro le tendenze, a chi conviene? A nessuno, specie a BigMama che con i trend ci campa già da anni. E se non foste convinti di questa teoria, provate a sottrarre da BigMama tematiche come questa e il body shaming e vi accorgerete che sarà difficile collocarla da qualche parte.
La nuova canzone si chiama Luca è gay. Una cassa dritta coinvolgente che si prepara a concorrere come tormentone dell’estate. E va bene così. Non si pretendono di certo temi impegnati da BigMama. Il punto è che questa canzone sembra una sua ennesima strumentalizzazione del tema e l’omosessualità viene ridotta ai soliti cliché: Lady Gaga, Madonna, Rihanna, Lana Del Ray. “Sta servendo, sta slayando perché Luca è gay”. Dunque, da questi poetici versi si evince che Luca è un figo perché gay. Non per i suoi valori o per le sue qualità di essere umano, ma per il suo orientamento sessuale. Ci risiamo. E questi sarebbero gli artisti che vogliono abbattere le discriminazioni.
Una canzone che sembra più un meme che spettacolarizza l’omosessualità che altro. C’è un verso, in particolare, che fa riflettere: “Non discrimina nessuno perché Luca è gay”. Qui BigMama dà per assodato che Luca è una persona inclusiva e tollerante perché gay, non potrebbe essere altrimenti. Non fa una piega.
Ma quando la smetteremo di ergere l’omosessualità a valore automatico che prescinde dalle qualità di una persona, intesa per ciò che fa e non per cosa le piace a letto? Quando finirà questa moda di cantare l’omosessualità come se fosse qualcosa da buttare in caciara? Ma, soprattutto, quando la smetteranno questi “artisti” di cavalcare l’onda e decideranno, invece, di non ridicolizzare l’argomento?
C’è un’artista contemporanea, per esempio, che avrebbe potuto scegliere questa stessa strada facile, ma non l’ha fatto. Parliamo di Madame, che non ha mai nascosto la sua fluidità ma senza farne un marchio di fabbrica. Quando pensi a Madame ti vengono in mente quei versi che ti si piazzano dritti nello stomaco, non di certo a cosa le piace. Perché se ancora si ha bisogno di identificarsi in una “categoria” per definire la propria identità - in questo caso artistica - è un problema di autoconsapevolezza enorme. A noi che BigMama ami le donne o i lama non ce ne frega niente. Che Luca sia gay, men che meno. Il fatto che importi così tanto e faccia così tanto hype, è indicativo di una discriminazione che non è stata ancora superata, in primis da chi ne decanta il superamento.
Inoltre, la canzone si presenta come una chiara risposta ironica al celebre brano di Povia che fece tanto discutere a Sanremo 2009, Luca era gay. “Attaccare” quel brano di Povia è la scelta più facile del mondo. Il cantautore è stato lasciato fuori dall’industria discografica già da tempo, per le sue idee sicuramente discutibili, ma pur sempre sue. Ai privilegiati dal sistema come BigMama, invece, spetta la gloria social per motivi che rimangono ignoti.
Pare che oggi essere un artista corrisponda ad adeguarsi a logiche imposte. E più ti adegui più hai successo, meno lo fai più vieni tagliato fuori. Questo a BigMama appare chiarissimo. Osservare la sua carriera equivale a rendersi conto di questa verità. Ma in fondo chi se ne frega. Ciò che conta è intonare che Luca è gay, così i contratti aumentano.