Com’era quella storia di essere inclusivi? La dovrebbe conoscere bene Madonna, da sempre icona di inclusività e regina degli scandali. In questo caso, però, è più la seconda. Perché qui lo scandalo non è tanto il contenuto, quanto il contesto. E forse anche il messaggio.
Il vero punto di non ritorno, infatti, è lanciare un album in edizione limitata acquistabile solo dagli utenti iscritti su Grindr, l’app di incontri per gay, bisessuali, transgender e queer. Una scelta che, sulla carta, sembra un omaggio alla comunità LGBTQ+, ma che nella pratica rischia di trasformarsi in qualcosa di più ambiguo: una mossa che divide mentre pretende di includere. E, sotto sotto, è pure omofoba.
Confessions II uscirà il 3 luglio e sarà il sequel dello storico Confessions on a Dance Floor del 2005, uno dei dischi più iconici della sua carriera. Il vinile esclusivo per gli utenti Grindr sarà un picture disc e il disco arriverà in due versioni: una standard da dodici tracce e una deluxe con quattro brani aggiuntivi. Un’operazione pensata nei minimi dettagli, che punta dritta al collezionismo e all’hype.
L’album, prodotto insieme a Stuart Price – già dietro al successo del primo Confessions – rappresenta il primo lavoro di inediti dopo Madame X. Il singolo di lancio, I Feel So Free, è stato presentato in anteprima su Pride Radio, a rafforzare ulteriormente il legame con il pubblico queer. Tutto torna, almeno in superficie.
In merito alla scelta di distribuire una versione del disco in esclusiva sull’app di incontri, la pop star ha dichiarato: “Avrei potuto pubblicarlo ovunque, ma volevo essere dove succede tutto”. Una frase che suona come una delle sue solite provocazioni studiate e chirurgiche. Perché Madonna non fa mai nulla per caso. E infatti, come mossa di marketing, funziona perfettamente.
Il punto, però, è un altro. Si può essere davvero inclusivi se si crea un’esclusiva basata sull’identità? Se l’accesso a un contenuto è legato all’orientamento sessuale? La domanda è inevitabile. Perché qui il rischio è che il mondo non eterosessuale diventi più uno strumento che un destinatario. Un mezzo per generare attenzione, consenso e soprattutto vendite, perché è chiaro che il fine principale sia quello.
E allora il dubbio resta: è celebrazione o strumentalizzazione? È supporto o marketing travestito da attivismo? A noi non restano molti dubbi sulle risposte.
La cosa più curiosa è che il mondo LGBTQ+, almeno in larga parte, non sembra offendersi, anzi, ne gioisce. Continua a incoronare Madonna – e chi come lei – paladina dei diritti. Ma forse il punto è proprio questo: oggi il confine tra alleato e opportunista è diventato sottilissimo. E più un gesto è plateale, più viene premiato. Se una categoria viene strumentalizzata al fine di vendere un disco e quella categoria anziché ribellarsi esulta, c’è un problema. È come gioire per un love bombing, perché questo è - su larga scala - quello che l'industria musicale sta facendo con la comunità: manipolazione. Nessuno si chiede quale sia il messaggio che viene trasmesso quando si sceglie di creare una “corsia preferenziale”?
Negli ultimi anni, d’altronde, si è vista una tendenza chiara: gli artisti che strizzano l’occhio alla comunità LGBTQ+ ottengono visibilità, consenso e una sorta di legittimazione culturale immediata. E più il gesto è evidente, quasi urlato, più funziona. Poco importa se dietro ci sia una reale presa di posizione o solo una strategia ben costruita.
Nel frattempo, Grindr ha fatto sapere che la collaborazione con la pop star è solo all’inizio e che potrebbe espandersi ad altri contenuti. E qui si apre un altro scenario: e se diventasse un modello replicabile? D’altronde si sta parlando di Madonna, la pop star mondiale per antonomasia, non è difficile prevedere che presto questa strategia verrà emulata da altri artisti.
A quel punto non è più una domanda, ma un’affermazione: stiamo andando verso un’industria culturale segmentata per orientamento dove l’inclusività passa attraverso la separazione.
Forse Madonna vuole semplicemente dire ai suoi fan che bisogna stare “nel posto giusto” per avere tutto. O forse il messaggio, anche involontario, è un altro: che esistono fan di serie A e fan di serie B. E che la differenza, stavolta, non la fa il gusto musicale, ma l’identità. Non vi ricorda qualcosa?
Perché quando l’accesso diventa selettivo e giustificato da una narrativa “giusta”, il rischio è sempre lo stesso: normalizzare un meccanismo che, in altri contesti, chiameremmo discriminazione. Vi immaginate se qualunque altro artista mondiale avesse lanciato un disco in edizione limitata per etero, l’inferno che si sarebbe - giustamente - scatenato?
Chissà cosa vuole dimostrare Madonna. Forse che si è migliori e meritevoli se si fa parte di una determinata comunità, tutto il resto è noia. Incredibile che nessuno ammetta che il fine non è sociale ma economico. Madonna alimenta la sua carriera di scandali da sempre. Il punto è: nel 2026 è ancora uno scandalo essere omosessuali, bisessuali, transgender e queer? A giudicare da questa mossa di marketing sì. E questo è tutt'altro che un passo in avanti per le battaglie civili. Esserlo è una roba figa tanto che merita di essere premiato con un’accessibilità esclusiva, non un’attitudine naturale.
Questa operazione ha tutta l’aria di essere un precedente. E quando un precedente lo crea una pop star del calibro di Madonna, difficilmente resta isolato.
Agli etero, nel dubbio, non resta che ascoltare Albano.