Si dica tutto della Biennale di Venezia di Buttafuoco, ma si dica peggio dei suoi critici politici, i peggiori criminali intellettuali non solo contro l’arte ma contro la cultura in sé, che non opera alcuna macelleria su base nazionale. Dalle pussy riot, giustamente incarognite contro il regime putiniano, ai malcontenti governativi, in pochi (forse l’unico è Camillo Langone sul Foglio) si sono lamentati della poca o cattiva arte, in molti, quasi tutti, si sono indignati per la presenza della Russia. Ma indignati per cosa esattamente? La stessa polemica ci fu, anni fa, per l’epurazione in tutto l’Occidente del sostenitore putiniano Gergiev, epurato in quanto sostenitore di Putin ma cancellano concretamente come maestro d’orchestra. Vittime di, perdonate l’autocitazione, “un automatismo ideologico e somaro”, torniamo con le solite pretese cagnesche e immotivate. Immotivate logicamente: i nazionalisti sono troppo poco europeisti per reputare la Russia indegna di un posto alla Biennale; gli europeisti sono troppo internazionalisti e troppo poco nazionalisti per credere che la presenza della Russia alla Biennale costituisca un danno per il nostro Paese; buona parte di chi vorrebbe ostracizzare la Russia si rifiuta di accogliere la richiesta insistente ed egualmente stupida di censurare, cancellare e boicottare gli artisti israeliani all’Eurovision e altrove; infine, ma questa è una supposizione, il grosso dei lamentosi dubito siano andati e andrebbero alla Biennale, con o senza Russia (altrimenti la Biennale sarebbe Sanremo).
Da un punto di vista politico censurare la Russia in un evento pubblico gestito da una Fondazione pubblica è anche a tutti gli effetti discriminazione e, nello specifico, l’unica discriminazione da condannare razionalmente, dal momento che dare un indirizzo politico a un evento culturale sostenuto dai soldi di tutti in nome delle convinzioni di una parte è quantomeno un’assurdità, se non semplicemente una prepotenza. Seppur istituzionalmente, Buttafuoco dice solo cose giuste riferendosi non tanto a Mattarella, ma ricordando che la censura anticipata è inquietante, che le opere non hanno il passaporto. Dalla Nuova Visione della Beat Generation al caso dei Quaderni neri di Heidegger, è difficile, se non impossibile, amare l’arte se la si lega all’etica; e soprattutto: perché dovremmo?