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19 aprile 2022

Claudio Cecchetto: il Walt Disney della musica italiana compie 70 anni

  • di Alessandro Mannucci Alessandro Mannucci

19 aprile 2022

Intere generazioni gli devono tutto: senza di lui non esisterebbero Radio Deejay e la maggior parte delle icone del pop made in Italy da Max Pezzali a Jovanotti, passando per Sabrina Salerno. Oggi Cecchetto, fresco candidato sindaco di Riccione, spegne 70 candeline. Il suo Gioca Jouer patrimonio nazionale
Claudio Cecchetto: il Walt Disney della musica italiana compie 70 anni

Cos’hanno in comune Linus, Gerry Scotti, Max Pezzali, Jovanotti, Amadeus, L’Aquafan di Riccione, Fabio Volo, Pieraccioni, Radio Deejay, Fiorello e Sabrina Salerno? Elementare Watson, sono tutte creature di Claudio Cecchetto. Cecchetto che anche se oggi compie 70 anni per me resta sempre criogenizzato a quando ne aveva meno di 30 e impartiva saltellando le istruzioni per ballare al meglio il Gioca Jouer, sorta di tutorial preistorico per flash mob e astronomico successo discografico scritto su musiche di Simonetti (quello dei Goblin) in Italia e nel mondo (in Argentina e in Inghilterra nell’83 arriva senza difficoltà ai primi posti delle classifiche). 

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Cecchetto che nel 1981 conduce la sua seconda edizione consecutiva del Festival di Sanremo, culto assoluto (si ricordano, in ordine sparso: la vittoria di Alice con Per Elisa di Battiato/Pio, il mutamento in organico della formazione dei Ricchi e Poveri che da quattro, dopo l’autoesilio di Marina Occhiena diventano un trio, Jo Chiarello, esordiente con la devastate “Che Brutto Affare” scritta e prodotta da Califano). 

Cecchetto che fonda Radio Deejay e poi crea Deejay Television che su Italia 1 allieta i miei infiniti pomeriggi preadolescenziali. Cecchetto che dichiara che Jovanotti gli fa ascoltare “Ti porto via con me” e lui gli dice “Tu sei Beethoven, Tu sei Chopin” (Jovanotti gli avrà risposto “I like Chopin?”). 

Cecchetto che lascia Deejay e fonda Radio Capital poi vende anche quella e fa altri miliardi (oltre alle edizioni su parecchia musica di Jovanotti, Pezzali, etc). 

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Cecchetto infaticabile talent scout, presentatore, organizzatore, produttore discografico e DJ eppure davvero nessuna di queste cose, un pò come Walt Disney che a quel bambino che gli chiede se disegnasse i personaggi o scrivesse le storie dei suoi film risponde “Vedi piccolo, io sono come un ape che vola di fiore in fiore cercando quel cibo che chiamano idee e quando ho trovato le idee le porto agli altri perché ci facciano il miele” (episodio riportato in un’intervista a Disney realizzata da Oriana Fallaci nel 1966, pochi mesi prima della sua morte).

Cecchetto che con la stessa spensierata disinvoltura con cui scende da uno scivolo dell’Aquafan si candida a sindaco di Riccione al grido di “Make Viale Ceccarini Great Again”. 

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Cecchetto creatore di un universo che rappresenta un buon 80% della mia infanzia, dell’infanzia di tanti di noi, oggi compie 70 primavere. Figura fluida e trasversale figlia di un periodo di benessere edonistico forse irripetibile in cui costruire un impero sembrava più facile (a patto di avere un’ambizione inarrestabile e una visione cristallina) di quanto sia oggi cambiare il medico di base sul portale ATS, oggi di Cecchetto non ce n’è: la sua interdisciplinarità oggi è sparpagliata tra giudici di talent, produttori discografici, Maria de Filippi, direttori di rete in un sistema media sempre più frammentato e autogestito tante piccole realtà. Chiedersi cosa resterà di Cecchetto è come chiedersi cosa resterà di questi anni ’80, come fece Raf alla fine del decennio d’oro. Ma a giudicare dal ciuffo d’acciaio ancora saldamente al suo posto, è una domanda che ci faremo solo tra parecchi anni.  

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