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7 gennaio 2026

“Buen camino” verso il disastro: ma com’è messa la destra se elegge a icona culturale Checco Zalone? Altro che comicità politicamente scorretta: è conformismo

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

7 gennaio 2026

“Buen camino” è un successo e la destra ci gode. Ma perché? Il record di incassi non è una dimostrazione di qualità (o avrebbero dovuto godere pure per il successo di Paola Cortellesi) e Checco Zalone non ha nulla di intellettuale. Altro che cultura che arriva il popolo, grande cinema che parla di tutti. Quello che stiamo esaltando è il conformismo della risata. Una roba vecchia di dieci anni che ci aiuta a non pensare. E alla destra, a quanto pare, va bene così…
“Buen camino” verso il disastro: ma com’è messa la destra se elegge a icona culturale Checco Zalone? Altro che comicità politicamente scorretta: è conformismo

Checco Zalone record di incassi. A vedere i maggiori guadagni al botteghino nei cinema italiani ci si chiarisce le idee: Avatar di James Cameron (che torna in quinta posizione con Titanic), poi Quo vado? di Checco Zalone, Buen camino di Checco Zalone, Sole a catinelle di Checco Zalone. E pure al settimo posto c’è Checco Zalone, con Tolo tolo. Ora: non è chiaro se Zalone sia di destra o di sinistra. Come dice Luigi Mascheroni su Il Giornale potremmo anche solo goderci il film campione di incassi. Se è di destra allora bisogna riconoscere che gli italiani sono di destra. Ma non si spiegherebbe il successo di Avatar, l’epica storia di autoctoni ecologisti attaccati da bianchi colonialisti. Forse eravamo di sinistra e siamo diventati di destra. O boh.

Checco Zalone in "Buen Camino"
Checco Zalone in "Buen Camino"

Al di là di questo, il punto è come la destra tratta Zalone. Da icona. Il nuovo media di destra Esperia lo esalta: “La comicità è scomoda, irriverente, libera”; “Checco Zalone col nuovo film fa ancora centro”. “Più Zalone, meno Elio Germano, Luca Marinelli & compagnia radical chic”. È questa l’egemonia culturale della destra? Parliamoci chiaro. Checco Zalone era bravo. Forse lo è ancora, ma esattamente come lo era dieci anni fa. Ora è solo l’icona del conformismo della risata. Un Pio e Amedeo già canonizzato. E quindi anche icona della destra. Funziona, certo, come funziona il McDonald’s (che è buono, sì sì). Ma direste mai: più McDonald’s, meno Carlo Cracco? Forse sì, è vero. E avreste un problema.  Anzi, in Italia lo abbiamo. 

Checco Zalone in "Buen Camino"
Checco Zalone in "Buen Camino"

Checco Zalone torna con Buen camino ma è un lubrificante per quella destra che ha fatto dell’anti-intellettualismo un fetish. Ma non santificare Checco Zalone tra Natale e Santo Stefano non è per forza di sinistra. Si può essere di destra e guardare Béla Tarr, morto ieri a settant’anni. Si può essere di destra e leggere Lucien Rebatet. Si può essere di destra e non eccitarsi per un film campione di incassi. E no, dirlo non è un discorso da socialisti invidiosi di chi fa soldi. Non solo perché chi scrive questi film bassi li guarda e se li gode, ma perché chi scrive non è socialista, è tutto il contrario. E proprio perché è il contrario - liberale, libertario, fate voi - sa che il mercato non premia ciò che è meglio (leggete Friedrich August von Hayek) ma ciò che aggrada. E proprio perché liberale, non se ne fa un cruccio, non prova invidia. Ma allo stesso tempo non lo esalta. L’egemonia culturale non è fatta solo di strapotere, successo, incassi, onnipresenza. Ma anche di qualità, di altezza, di profondità. Anche l’egemonia ha le sue nicchie. La sinistra ce l’ha fatta, spesso con la cattiva cultura ma altrettanto spesso con la cultura di serie A (Toni Negri, Franco Piperno, Umberto Eco e i soliti noti non erano dei dilettanti). La destra aveva altrettanti nomi ma non l’egemonia. Ora, invece, punta a un’egemonia senza nomi. Anonima appunto. E si esalta per quei comici che fanno ridere tutti, indistintamente, in modo trasversale. Gli Osho della risata. Più che egemonia culturale, omologazione. 

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