Quando ho letto che Tinto Brass è morto ho rischiato di piangere. Ho scritto sul gruppo di MOW che ero in lutto e Riccardo Canaletti mi ha commissionato un pezzo dal titolo "È morto Tinto Brass. La vera rivoluzione sessuale in Italia l'ha fatta lui". Io non lo so quale sia stata la rivoluzione sessuale di Tinto Brass perché non l'ho conosciuta, sono nato nel 1999 e sì, in qualche modo me la sono letta, però sono solo un ignorante, ma ecco, a proposito di Tinto Brass vi posso raccontare una storia. La prima volta in cui ho visto una donna nuda, o meglio, la fotografia di una donna nuda (che non fosse mia madre), è stato tanto tempo fa, a catechismo. Avrò avuto sì e no 10 anni. Un mio caro amico e compagno di classe mi aveva spiegato di avere a disposizione internet sul suo computer di casa e di potermi stampare la foto di una donna nuda, se lo avessi voluto.
Allora non avevo né cellulare né tantomeno accesso all’internet, oggetto per me del tutto inesplorato fino a qualche tempo dopo. In classe si iniziavano ad adoperare termini volgari senza conoscerne realmente il significato, ma intuendoli in una sorta di fase preliminare alla scoperta dell’autoerotismo. Quel lontano mercoledì, insomma, a catechismo, era inteso che avrei ottenuto quella fotografia dal mio fidato amico. Ci incontrammo in parrocchia e, mentre le catechiste spiegavano il Vangelo, lui mi passò la foto di quella donna nuda sotto il banco. Anzi, quasi nuda, doveva per forza esserci una fregatura. Era ad ogni modo una donna mora estremamente sensuale, in shorts di pelle e giacchetta rosa, con le minne di fuori. Eran tette piccole e graziose. Di fianco a lei c’era un signore con una giacca rossa, chinato a ciucciargliene una e a coprirle l'altra con una mano. Mi aveva in qualche modo fatto uno strano effetto constatare che un signore non certo bello avesse la possibilità di ciucciare i capezzoli di quella donna così desiderabile. Soltanto molto tempo più tardi ebbi modo di riconoscere l’uomo ritratto in quella fotografia e accadde sullo stesso tracciato seguito per la scoperta dell’Eros. Tralascerò i dettagli delle ricerche sull’internet, dell’individuazione dei siti più affidabili in quanto a pornografia e salterò direttamente al punto in cui mi imbattei, su di un sito per adulti, in uno spezzone di Caligola, uno dei più grandi successi di Tinto Brass, noto tra il grande pubblico soprattutto per la scena della grande orgia alla corte dell’imperatore Caligola. Secondo Wikipedia quel film era stato ai tempi proiettato nei cinema e io mi chiedevo come fosse possibile una cosa del genere.
Cioè, un film destinato al grande pubblico, proiettato nei cinema? Ero convinto che il regista, tale Tinto Brass, desiderasse che la scena fosse reale davanti alle telecamere. Doveva essere un pazzo, pensai. Soltanto molto tempo dopo avrei scoperto che quelle scene pornografiche erano state aggiunte dal produttore Bob Guccione contro la volontà di Brass. Effettivamente non pareva un regista qualunque. Lui si definiva prima di tutto pittore. Poi regista. Ogni inquadratura dei suoi film, infatti, rispetta canoni di proporzione e colori che a me personalmente ricordano un po’ i quadri del Tiepolo. Non ho poi mai visto tutti i suoi film, confesso. Sono un ignorante, oltre che un pessimo giornalista, perché questo che state leggendo non è un coccodrillo. Non starò qui a farvi l’elenco pubblico e non pubblico di tutte le amanti e delle donne che Tinto Brass ha desiderato o diretto, da Monica Bellucci a Stefania Sandrelli, passando ovviamente per Claudia Biagiotti, che in quella peccaminosa fotografia si trovava con Tinto Brass in occasione di Fermo posta Tinto Brass, il film del 1995, ma non ci resta che immaginare quei 141 scalini che nell’ultimo periodo della sua vita lo hanno separato dal resto del mondo. Per una frana avvenuta l’8 gennaio 2026, infatti, Brass è rimasto bloccato in quella sua villa alla quale, per mesi, si poteva accedere solamente facendosi a piedi 141 scalini. Penso, effettivamente, a tutte le donne che con il suo cinema ha portato alla ribalta, come Stefania Sandrelli, una delle poche che, secondo quanto raccontato da Tinto Brass in un’intervista del 2017, non lo aveva abbandonato, a differenza di molte altre, che avevano preso le distanze da lui quasi a volersi ripulire la reputazione.
Lui però in quell’intervista lo dice quasi ridendo, perché "Così fan tutte". Quante di queste abbiano scalato quel monte, una sorta di allegoria del monte Parnaso, per andarlo a omaggiare, non ci è dato sapere, per adesso. Non ci resta che immaginarci la scena. Come pure quella del funerale, che si svolgerà in forma privata, ha annunciato la famiglia. Sarebbe bello appostarsi per spiare questa cerimonia da dietro una serratura, come ci insegna Tinto in "La chiave", e osservare magari una qualche signora che ai tempi doveva essere una gran bella donna scendere da un’auto, anzi, magari da una gondola – Tinto era veneziano – davanti alla chiesa. "Lasciami qui, ci vediamo dopo, voglio andarci da sola", dice lei al suo accompagnatore come nel principio de "L’uomo che amava le donne". Evidentemente un cornuto. Non è colpa di lei se lui è cornuto. Con i suoi tacchi a spillo cammina sulla ghiaia – almeno così mi immagino la scena – e mentre si allontana l’uomo la osserva sculettare e capisce che c’è qualcosa che continuerà sempre a sfuggirgli. Qualcosa di inafferrabile. L'eros e le sue conseguenze.