Tra i grandi cantautori della scuola genovese ad andarsene è Gino Paoli, l'ultimo di quella generazione dei “quattro amici al bar”, in quell’epoca che ha rivoluzionato la musica italiana.
Gino Paoli non è stato solo un maestro delle canzoni d’amore, ma anche un innovatore che ha dato peso al testo e al racconto, cambiando per sempre il modo di scrivere canzoni in Italia.
Ce lo conferma Francesco Baccini in questa intervista.
Baccini fa parte di una seconda generazione di cantanti genovesi e che ha avuto la fortuna di conoscere Paoli.
In questa intervista ci racconta ci racconta con voce emozionata, non solo la sua eredità artistica, ma anche i legami umani che hanno segnato la sua vita, con ricordi che emozionano e mostrano l’uomo dietro il mito.
Francesco Baccini condivide un aneddoto legato alla sfera relazionale di Gino Paoli, quella che riguarda l’amicizia con Bruno Lauzi, interrotta poi dalla morte del secondo.
Chi è stato Gino Paoli e quale eredità abbia lasciato alla musica italiana, è difficile da spiegare. Un po’ meno per Francesco Baccini, che l’ha conosciuto da vicino. Lui è uno degli eredi di quella prima scuola genovese di cantautori di cui Paoli faceva parte.
Baccini ha ben chiara l’importanza che ha Gino Paoli nella musica italiana e ci racconta quanto avesse preso da altri cantautori che hanno fatto la storia mondiale: “Se ne va l’ultimo del gruppo dei cantautori genovesi storici, insieme a Lauzi, Tenco, Bindi e De Andrè. Se ne va l’ultimo tassello. Poi sono arrivato io, Fossati, ma loro sono i padri fondatori. Gino insieme agli altri hanno cambiato il modo di fare le canzoni in Italia, dando importanza al testo - cosa che fino all’epoca non era importante - e cambiando il modo di scrivere, anche un po’ sull'onda dei francesi Brel e Brassens oppure sulla scia dell’America di Bob Dylan”, afferma.
La peculiarità di Paoli, però, erano le canzoni d’amore che tutti conosciamo.
Baccini lo conferma: “Ovviamente Paoli tra tutti questi era quello che cantava le canzoni d’amore, dal Il cielo in una stanza a Che cosa c’è, fino a Una lunga storia d’amore. Canzoni che fanno parte del DNA degli italiani e che sono un pezzo di storia della musica leggera italiana”.
Genova li lega, il cantautorato ancora di più. Ma tra Paoli e Baccini c’era anche un’amicizia.
Quando chiedo a Francesco se ha un ricordo particolare legato a Gino, mi racconta un aneddoto molto intimo, che condivide con commozione: “Il mio ricordo di Gino è legato al compleanno, per i suoi 70 anni. Fece un concerto a Genova e invitò me, Vittorio De Scalzi dei New Trolls e Bruno Lauzi. Gino però non sapeva se Bruno Lauzi sarebbe venuto perché stava già poco bene”.
Lauzi aveva già iniziato a manifestare i primi segni del morbo di Parkinson, per questo né Paoli né gli altri si aspettavano che presenziasse quella sera. Ma Baccini prosegue: “A un certo punto Lauzi si presentò improvvisamente e, mentre Gino cantava sul palco, Lauzi andò dietro di lui, prese un microfono e cominciò a cantare. Gino si girò, vide Bruno e scoppiò a piangere come un bambino, scappò anche dal palco. La cosa incredibile è che non riusciva a fermarsi di piangere. Allora, Bruno per farlo smettere, aveva iniziato a scherzare sulla sua malattia facendo battute. Una scena veramente strana che mostrava il legame d’amicizia tra i due”.
Dietro un grande artista, c’è un grande uomo: sarà banale ribadirlo, ma l’episodio raccontato da Baccini conferma proprio questo. Alla fine era stato Lauzi a “rassicurarlo”, tra qualche risata che esorcizzava il dramma della malattia.
Dietro un uomo apparentemente burbero come Gino, c’erano sfumature di sentimenti intensi, che faceva fatica a trattenere, come la sera del suo incontro inaspettato con Lauzi al suo settantesimo compleanno.