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Il Wes Anderson Style non è solo un filtro di TikTok, ma un modo di fare cinema che ha fatto storia

  • di Ilaria Ferretti Ilaria Ferretti

7 settembre 2023

Il Wes Anderson Style non è solo un filtro di TikTok, ma un modo di fare cinema che ha fatto storia
Con i suoi colori pastello e lo stile registico nauseante e ordinato, Wes Anderson è forse il regista preferito della Gen Z, uno dei pochi che è sempre riuscito (o quasi) a portare lo spettatore nel proprio mondo fantastico. Ma attenzione, c’è molto altro dietro l’immagine perfetta…

di Ilaria Ferretti Ilaria Ferretti

Autore dei Tenenbaum, Il Treno per il Darjeeling, Grand Budapest Hotel, Wes Anderson è a Venezia 80 per presentare il corto La meravigliosa storia di Henry Sugar. Negli ultimi anni forse un po’ per colpa di quel lunghissimo e pallosissimo The French Dispatch, considerato il peggiore di Wes, l’autore dallo stile pettinato è stato meno apprezzato dalla critica ma osannato dai tiktoker di tutto il mondo che, grazie al trend “Wes Anderson Style”, sono riusciti ad avvicinarsi a un autore che per molto tempo è stato considerato di nicchia. Tutti parlano della sua estetica, del modo in cui si veste e delle bizzarrie che gli passano per la testa. Eppure, un film di Wes Anderson, come cantano i Canova, è molto più di una bella immagine. Ha saputo esplorare con tanta tenerezza la fase adolescenziale come pochi altri registi contemporanei, raccontando in una pellicola come Moonrise Kingdom la storia di due dodicenni innamorati che scappano insieme da una tranquilla comunità di paese. “Io ti amo ma tu non sai di che cosa parli” è una delle frasi più belle del film, piena di quella complessità narrativa di Anderson che spesso passa inosservata. Il regista ha un grande merito, quello di dire cose complesse in maniera semplicissima, trattando i personaggi come se fossero tutti bambini. E in Moonrise Kingdom dove a recitare sono dei ragazzini per davvero, Wes Anderson compie una adultizzazione infantile, portando i due piccoli protagonisti a ragionare sulla poesia o sulla malignità nella società contemporanea.

The Grand Budapest Hotel
The Grand Budapest Hotel

I Tenenbaum è probabilmente uno dei più grandi classici della cinematografia di oggi che non ha soltanto ispirato il costume da carnevale alla Margot Tenenbaum di migliaia di ragazze hipster, ma ha anche saputo mostrare i personaggi nella loro vera natura, scavando nel loro passato e mettendoli davanti alle proprie paure e ai pregiudizi ponendo loro questa domanda: “Oggi giorno che cosa approva la gente?”. In questa famiglia di eccentrici e nostalgici i bambini, che inizialmente erano tre geni, diventano col tempo degli adulti depressi e pessimisti come i loro genitori. Treno per Il Darjeeling, un road movie ambientato in India, è uno dei fiori all’occhiello (spesso però tra i meno citati) del regista americano. La vicenda dei tre fratelli che organizzano un viaggio in India in treno per ristabilire i legami di un tempo perduti a causa di diversi screzi è bella, colorata, sospesa nel tempo e nei luoghi di una nazione spiritualissima. Il cinema di Wes Anderson parla a più generazioni, alle famiglie e le fa incontrare, dialogare e persino “risolvere”. La sua attenzione per il bello e l’ordinato non deve essere condannata come superficiale. Non si parla soltanto di “perfezione”, in Anderson c’è anche tanta emozione. Ma allora perché continuiamo a dire che un film estetico (stesso discorso vale per Sorrentino) deve essere per forza un film brutto (o privo di contenuto)?

Asteroid City di Wes Anderson
Asteroid City di Wes Anderson

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