Questo numero non ha senso. Cinquanta. È il fattore di moltiplicazione applicato al valore di quattro scenografie usate, acquistate di seconda mano dalla Scala di Milano nel 2022, e poi iscritte nel bilancio 2024 del Teatro Carlo Felice di Genova. Trentamila euro di costo. Per i quattro allestimenti di Idomeneo di Mozart, Madama Butterfly di Puccini, I due Foscari e Falstaff di Verdi, opere di repertorio, non certo delle rarità. Quegli stessi allestimenti, due anni dopo, compaiono nel bilancio consuntivo 2024 come attivo patrimoniale per 1,5 milioni di euro. Senza una perizia. Con il parere non certificato di un esperto consultato dall'ex sovrintendente Claudio Orazi. Grazie a quella rivalutazione, il bilancio 2024 del Carlo Felice si chiude in attivo. Per capire cosa è successo, bisogna tenere a mente come funzionano le fondazioni liriche italiane e i loro bilanci. I teatri d'opera sono bestie contabili particolari: ricevono contributi pubblici dal FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), dai Comuni, dalle Regioni; hanno organici fissi di centinaia di lavoratori; e devono — per legge — non chiudere in passivo oltre certi limiti, pena il commissariamento.
La gestione dell'ex sovrintendente Claudio Orazi, in carica per cinque anni fino all'aprile 2025, aveva acquistato nel 2022 quattro allestimenti di seconda mano dal Teatro alla Scala. Costo totale: 30.000 euro. Una cifra trascurabile per una fondazione lirica, il tipo di acquisto che in qualunque altro contesto passerebbe inosservato. Poi quegli allestimenti vengono ristrutturati dal personale interno del teatro. E a quel punto, nel bilancio 2024, qualcuno decide di "patrimonializzarli": di iscriverli come asset, con un valore aggiornato. Il valore scelto è 1,5 milioni di euro. Quella posta attiva genera una "componente positiva nel conto economico" — in pratica, un ricavo contabile che non è denaro entrato in cassa, ma una rivalutazione sulla carta. Il risultato è che il bilancio, che altrimenti avrebbe chiuso con un rosso di quasi un milione e mezzo, si chiude invece con un attivo di 19.000 euro.
Quando il nuovo Consiglio di Indirizzo si insedia nell'aprile 2025 — dopo le elezioni comunali che portano Silvia Salis alla guida di Genova — comincia l'analisi dei conti. Il nuovo Collegio dei Revisori segnala anomalie. Viene incaricato un esperto indipendente "di chiara fama nel settore" per una perizia autonoma sul reale valore delle scenografie. Il 7 aprile 2026, la Fondazione Teatro Carlo Felice deposita un esposto alla Procura della Repubblica di Genova e alla Corte dei Conti per la Liguria. Il giorno dopo, la Procura apre un fascicolo a carico di ignoti con l'ipotesi di reato di falso in bilancio. Le indagini vengono affidate al pool "Economia" del palazzo di giustizia, con delega quasi certa alla Guardia di Finanza. Silvia Salis, sindaca di Genova e presidente del Consiglio di Indirizzo della Fondazione, sgancia la bomba a mezzo social: "Un fatto abbastanza scioccante. Scenografie acquistate a 30mila euro un anno e messe a bilancio due anni dopo come posta attiva per un milione e mezzo. Casualità vuole che il bilancio di quell'anno abbia chiuso con un attivo di 19mila euro. Non parlare dei problemi non vuol dire che non esistano: vuol solo dire farli diventare più grandi."
Il problema non è solo giudiziario. È strutturale e immediato. Se la supervalutazione delle scenografie viene accertata come irregolare, quella posta deve essere cancellata o corretta. Il che significa che il bilancio 2024 va riscritto con quasi un milione e mezzo di passivo in più. E questo ha effetti a cascata: il bilancio 2025 già prevede una perdita di 2,8 milioni di euro. Con la correzione, si arriva a quasi quattro milioni. Se le perdite non vengono ripianate entro il 30 giugno 2026, il Carlo Felice verrà commissariato e a rischio ci sarano oltre 300 posti di lavoro tra orchestrali, coristi, tecnici, amministrativi.