Questa prima semifinale di Eurovision 2026 non brilla. Nonostante a condurla sia anche l’erede di Swarovski. Di certo c’è un’evidente quantità di colori e una buonissima dose di sano trash, che non guasta mai. Già in finale i Big Five (Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito) e l’Austria, Paese ospitante.
La gara si apre ma non si apre con il “fuori gara” Satoshi. Perché l'esibizione di Viva, Moldova! è visibilmente una prova. “Saluti a tutti, in Moldova s’è so ghiuti”. Non siamo sicuri che il testo dica proprio questo, ma ci sono buone probabilità. Satoshi tifa palesemente Sal Da Vinci, tant’è che nel testo ne omaggia il dialetto. Il rapper scalda il palco, di questo siamo sicuri. Ciò di cui non siamo certi è che si tratti della Wienner Stadthalle e non dello stadio Maradona.
Arriva la Svezia con Felicia, ovvero la M¥SS KETA svedese, come la definisce Elettra Lamborghini. Negli zoom out sembra proprio lei: fisico da matrona e mascherina. Le mancano solo gli occhiali scuri. Anzi no, a un certo punto arrivano pure quelli. E anche la produzione del brano è decisamente godibile: My system ha una cassa drittissima e spinge di brutto. Del resto non ci siamo accorti, o meglio, del balletto volevamo non accorgerci. Ma va bene lo stesso. Le luci però erano bellissime, dai.
La Croazia inscena una versione decisamente light della Passione di Cristo. Andromeda delle Lelek sembra più un musical. Sicuramente ispirato a Jesus Christ Superstar. Dalle atmosfere è chiaro: le Lelek vogliono conquistare il Vaticano. Furbe: di sicuro avranno il suo voto. La canzone non la commentano neanche la Lamborghini e Corsi, perché dovremmo farlo noi?
La Grecia ci porta direttamente l’uomo tigre sul palco. E a noi la techno di Akylas ci ricorda PSY, come fa notare Elettra. Quello che sappiamo è che la strategia del costumista deve essere stata la seguente: “deve essere decisamente brutto”. Ferto è una canzone confusa che, però, proprio quando inizia a risultare prevedibile e monotona, cambia improvvisamente mood e diventa anche più brutta, se possibile. Tant’è che quando torna ancora una volta la cassa dritta, quasi la canzone ci sembra carina. Quasi.
Il Portogallo è stato eliminato e il perché lo si poteva intuire sin dalla prima nota. I Bandidos do Cante sono tipo la versione dei Backstreet Boys del Discount, ma più tristi. Molto di più. Rosa sembra una ninna nanna e piazzarcela quinta in scaletta è stata davvero una cattiveria.
Ma per fortuna che subito dopo arriva la Georgia con Bzikebi che canta On Replay, direte voi. E invece no. L'esibizione ci sembra più uno stacchetto delle veline. Una specie di sigla rigorosamente cantata dal Gabibbo, da alcuni cori in sottofondo sul finale ci sembra proprio di sentire il pupazzo di Striscia. Vengono giustamente eliminati e non per le tutine gialle. “Queste vespe non pungono poi mica tanto”, incalza giustamente Elettra.
Ma arriva lui: Sal Da Vinci. E subito ci chiediamo: ma perché la sua clip di presentazione sembra un prequel del famoso spot di Olio Cuore? L'esibizione spacca subito lo schermo con il bianco di Sal Da Vinci che ci acceca. E fin qui tutto bene. Salvatore è smagliante, splendente, dirompente. La vestizione dello sposo non è poi così trash come poteva sembrare in prova. Diciamoci la verità, nelle esibizioni precedenti abbiamo visto di peggio. Il problema subentra quando fa il suo ingresso la sposa. Francesca Tocca arriva: bellissima, composta. Poi, a un certo punto, la trovata drammatica: quando le sfilano la gonna da sposa, di nuovo lui: quel tulle tricolore che evidentemente hanno deciso di confermare per l'esibizione. Già durante le prove ci aveva fatto sussultare. La gonna oscena viene poi riposta malamente sullo specchio della scenografia. E non è difficile comprenderne i motivi. Vienna impazzisce per Sal Da Vinci e lui, a fine esibizione, esulta come se il Napoli avesse vinto lo scudetto. Tutto bellissimo, o quasi.
È il turno della Finlandia. E già rimpiangiamo Sal. Perché Liekinheitin di Linda Lampenius x Pete Parkkonen ci sembra la sigla di un manga dei primi anni Duemila. E va bene l'effetto nostalgia, peccato che questo è l'Eurovision e non un pomeriggio qualunque del 2001 su Italia Uno. La canzone parla di una relazione distruttiva come un lanciafiamme, che è un po’ l'effetto che suscita all'ascolto.
Montenegro con Nova Zora di Tamara Živković è un po’ Annalisa nel nuovo singolo. L'equilibrio tra sacro e profano è precario. Ma qui andiamo decisamente più sul profano: per l'anima di Tamara Živković non c’è salvezza. E infatti Montenegro viene eliminato, senza se e senza ma.
Si va in Estonia con Vanilla Ninja che canta Too Epic To Be True. Un’altra delle eliminate e, anche qui, non è difficile intuire le ragioni di questa eliminazione. Forse la peggiore canzone in gara. Anche qui siamo in tema cartoon, ma stavolta siamo vicini a qualcosa di più simile alle Winx.
È il momento di Israele. Al di là delle comprensibili polemiche, dal mancato commento di Gabriele Corsi, dalle urla del pubblico che innalza un “Stop genocide”, ci chiediamo: dov’è la canzone? Noam Bettan canta Michelle e la vocalità del cantante è anche gradevole, ma è davvero difficile classificarla come brano in gara. Ciò che si percepisce è un grido disperato che alle nostre orecchie risulta una tortura che non finisce mai. Forse Noam Bettan deve ringraziare le polemiche, perché altrimenti non ci saremmo accorti di lui.
La Germania si gioca il vocione di Sarah Engels con Fire. E le cose sono due: o Elodie ha preso ispirazione da lei o viceversa. Performance da classica pop star che non ha nulla da dimostrare. E non c’è solo presenza scenica e voce, ma anche una canzone che potrebbe essere tranquillamente un tormentone estivo, ma di quelli fatti bene. Un pop di tutto rispetto quello della Engels. Rassicurante come solo il pop sa essere.
Il Belgio schiera Essyla con Dancing on the Ice. Queste sono le coreografie e le scenografie che funzionano. Quelle che arricchiscono l'esibizione e rendono perfino più bella una canzone che di per sé gira già così. Non di certo tra le candidate alla vittoria, ma notevole il lavoro della produzione artistica e non da meno la vocalità di Essyla.
La Lituania ci regala un canto da messa della domenica. Questo ciò che viene da pensare durante i primi istanti in cui Lion Ceccah canta Sólo Quiero Más. E, invece, quando il brano cambia mood si dimostra un ibrido di generi musicali che apparentemente non ci azzeccano niente, ma che, proprio per questo, regalano l’effetto sorpresa. Senza contare l’effetto visivo della performance che la fa sembrare un videoclip.
Ma arriva San Marino ed è qui che arriva anche la nota dolente. Perché l’eliminazione di Senhit e Boy George non ce la spieghiamo. Superstar live è, ancora una volta, una festa bellissima. Una canzone del genere, con una voce del genere e una produzione del genere, non solo doveva avere accesso diretto alla finale, ma doveva quantomeno salire sul podio. La migliore in gara, con una performance visiva che travolge. Senhit prende il palco e lo butta giù in un sol boccone. Quando entra Boy George siamo già in estasi. La loro leggerezza nell’affrontare la performance rende tutto più naturale e molto meno macchinoso rispetto alle esibizioni dei loro competitor. Il migliore brano in gara, lo abbiamo già detto? Per noi vince l’eurofestival.
Alicja con Pray rappresenta la Polonia. E anche qui una nota di merito va alla scenografia e alle coreografie, che accompagnano degnamente una voce che può cantare tutto. E anche se Pray non è la canzone più riconoscibile dell'Eurovision, si prende il posto in finale che si merita.
La Serbia ci confonde. Perché i Lavina con Kraj Mene portano il pezzo gotico. Finalmente! Peccato che il brano parte e si trascina male. Esplode solo sul finale e ci desta. Avremmo preferito che il frontman urlasse per tutta la durata del pezzo? Sì. Kraj Mene ha la potenza necessaria per farsi notare su un palco così competitivo, ma i Lavina dovevano osare un po’ di più. D’altronde la tradizione delle canzoni gotiche portate all'Eurovision ha alzato moltissimo l’asticella. Quest’anno la Serbia aveva le carte in regola per proseguire degnamente la tradizione e, invece, si accontenta di essere gotica a metà.
Passano in finale: Grecia, Finlandia, Belgio, Svezia, Moldavia, Israele, Serbia, Croazia, Lituania, Polonia. La prossima semifinale è prevista per giovedì 14 maggio.
Lo show dell’Eurovision, però, ha un grande difetto. Tutto è preparatissimo, studiato e ben inscenato, ma ciò che manca è l’effetto sorpresa. Ogni Eurovision sembra una copia del precedente e anche questo a Vienna non si distingue.
Finora nessuna esibizione eccezionale. Molte memorabili per il trash, tra cui quella del nostro re: Sal Da Vinci.