Quanti bro, quanti fra, quanta prosopopea.
Mi sono fermata al settimo episodio di Nuova Scena 3 perché avevo finito la curiosità. Ho spento Netflix e non ho sentito il bisogno di sapere chi avrebbe vinto i 100.000 euro in palio.
La cosa curiosa è che il problema non è il talento. E non è nemmeno la varietà. Anzi. In gara ci sono artisti con storie, influenze e modi di scrivere molto diversi tra loro. C'è chi punta sulla tecnica, chi sull'introspezione, chi sulla performance, chi sulla melodia. Sulla carta è esattamente quello che dovrebbe essere un programma che si chiama Nuova Scena. Eppure, episodio dopo episodio, mi sono resa conto di non ricordare davvero nomi, barre o situazioni.
Tra i concorrenti, Layelti era una di quelle che mi aveva incuriosita di più. Aveva carattere, presenza e sembrava avere qualcosa da dire. Poi, però, mi ha stancato quel modo di porsi sempre un po' contro il mondo. Quell'atteggiamento da "odio tutti", che sembrava sciogliersi soltanto davanti a Fabri Fibra. È una mia impressione, ma alla lunga ho avuto la sensazione che il personaggio prendesse spazio rispetto all'artista.
La voglia di arrivare si vede tutta. Si percepisce il peso di quei 100.000 euro, la pressione, il desiderio di convincere i giudici. La fame è negli occhi dei concorrenti, ma raramente attraversa lo schermo e finisce nello stomaco di chi guarda. È come se tra il palco e il divano ci fosse sempre un vetro: capisci quanto sia importante per loro, ma fai fatica a sentire quella scarica che ti porta a tifare davvero per qualcuno.
Forse oggi conosciamo tutti troppo bene il copione del rapper. Sappiamo come muoverci, come vestirci, quali parole usare, ma il rap che resta è sempre stato quello capace di rompere il copione, non di interpretarlo alla perfezione.
Se sono arrivata fino al settimo episodio è merito di Fabri Fibra, che continua a essere il più rigoroso, quello che ascolta la scrittura prima del personaggio. Guè, invece, è quello che mi sono divertita di più a guardare.
Magari dalla puntata otto in poi arriverà qualcuno capace di ribaltare tutto. Me lo auguro, soprattutto per chi quei 100.000 euro se li sta davvero giocando. Per ora, però, una certezza ce l'ho: i 100.000 euro sono l'unica cosa che sento davvero in palio. Per il resto, se devo guardare persone che si costruiscono un personaggio per arrivare fino in fondo, tanto vale accendere Temptation Island. Almeno lì nessuno prova a convincermi che quella sia una normale vita di coppia.