La musica ha finalmente appeso davanti al cancello il cartello "attenti al cane". Si è trovato un modo per contrastare gli effetti nefasti dell’Intelligenza Artificiale e non è un caso che questo metodo si chiami AI Watchdog. Si tratta di uno strumento creato dalla rivista The Atlantic che consente agli artisti di verificare se i loro brani sono stati inclusi nei dataset utilizzati per addestrare i generatori musicali basati sull'intelligenza artificiale, in molti casi senza un'autorizzazione esplicita.
Sempre più artisti, infatti, stanno scoprendo che le loro canzoni potrebbero essere state utilizzate per l'addestramento di modelli di intelligenza artificiale senza aver mai dato il proprio consenso.
Tra i nomi che hanno sollevato la questione ci sono MUST DIE!, salute e tyDi, che sui social hanno dichiarato di non aver autorizzato l'uso della propria musica e stanno cercando di capire come affrontare la situazione.
Il nuovo strumento sviluppato da The Atlantic consente ai musicisti di verificare se i loro brani compaiono nei dataset impiegati dai generatori di musica basati sull'IA. Per molti la scoperta è stata inaspettata.
Secondo un'indagine recente, nei database analizzati sarebbero presenti oltre 21 milioni di brani, riaccendendo il dibattito su copyright, trasparenza e consenso nell'addestramento dei modelli di IA.
Alcuni utenti fanno notare che quello che sta succedendo oggi ricorda molto quanto accaduto ai tempi di Napster e del file sharing nei primi anni 2000. All'epoca, con il P2P e gli MP3, il problema era la condivisione gratuita delle canzoni tra gli utenti. Oggi la situazione è diversa: l'intelligenza artificiale non si limita a distribuire musica già esistente, ma analizza i brani per apprenderne struttura, stile e caratteristiche, arrivando a generare nuove canzoni ispirate a quel materiale.
Anche il campionamento, quando è stato introdotto, aveva suscitato molte polemiche. Permetteva infatti di prendere parti di brani già esistenti e riutilizzarle in nuove produzioni. Col tempo, però, sono state definite regole e licenze per disciplinarne l'utilizzo, anche se i campionamenti vengono utilizzati più spesso di quanto ci accorgiamo.
A maggio, Giusy Ferreri aveva scelto di emulare la decisione di Taylor Swift, ossia depositare la sua voce come marchio contro l’IA. Il marchio sonoro di Ferreri è stato depositato presso l’European Union Intellectual Property Office. Lei è stata la prima artista a farlo in Europa. In America già Taylor Swift aveva scelto di contrastare l’uso improprio della voce fatto da IA senza autorizzazione.
Al di là dell'aspetto tecnico, la nascita di AI Watchdog apre anche una riflessione più ampia sul piano etico. Il punto centrale non è tanto stabilire se l'intelligenza artificiale debba esistere o meno, quanto capire con quali regole possa essere addestrata. Se un modello impara analizzando milioni di opere protette da copyright senza il consenso degli autori, il rischio è quello di spostare il valore creativo dagli artisti alle piattaforme che sviluppano questi sistemi. La questione, quindi, non riguarda solo il diritto d'autore, ma anche il riconoscimento economico e morale del lavoro creativo.
C'è poi un paradosso interessante: AI Watchdog è esso stesso uno strumento che sfrutta l'intelligenza artificiale e tecniche avanzate di analisi dei dati. In pratica, viene utilizzata l'IA per controllare l'IA. Il sistema confronta enormi quantità di informazioni per individuare se un determinato brano è presente nei dataset utilizzati per l'addestramento dei modelli generativi. Questo dimostra come la tecnologia, di per sé, non sia né positiva né negativa, tutto dipende dall'uso che se ne fa e dalle regole che ne disciplinano l'impiego.
È uno scenario che ricorda quanto accaduto con Internet nei suoi primi anni. Dopo una fase iniziale caratterizzata da un vuoto normativo, sono arrivate licenze e nuovi modelli di business. Anche per l'intelligenza artificiale il percorso potrebbe essere simile. Strumenti come AI Watchdog rappresentano un primo passo verso una maggiore trasparenza, ma il vero obiettivo sarà costruire un sistema in cui innovazione e tutela della creatività possano convivere, garantendo agli artisti il diritto di sapere come vengono utilizzate le proprie opere e, quando necessario, di scegliere se autorizzarne o meno l'impiego.
Ciò che lascia perplessi è l’idea che per contrastare l’IA bisogna comunque usare uno strumento che la sfrutta. Nelle menti dei più diffidenti potrebbe significare che l’IA è davvero una minaccia, se l’unico modo che abbiamo per contrastarla è usare il suo stesso potere.