Quello di Pio e Amedeo è uno show totalmente pop, pensato senza troppi giri di parole per il grande pubblico generalista. Anzi, per quello che qualcuno definirebbe con leggerezza “boomer”, ma che in realtà è semplicemente il pubblico di Canale 5: affezionato e affamato di intrattenimento immediato, facile da digerire e da risata liberatoria.
E infatti il duo pugliese, in questa stagione televisiva, si è ripreso un’altra prima serata, questa volta per celebrare i 25 anni di carriera (14 da fenomeno televisivo nazionale). La domanda è sempre la stessa: intrattengono davvero? Sì. La domanda più interessante, però, è un’altra: quanto influiscono gli ospiti nel tenere in piedi il ritmo dello show? Del resto, mai nome del programma fu più appropriato: Stanno tutti invitati, ma proprio tutti. Eppure, quelle poche volte in cui sul palco ci sono solo loro due, lo show funziona di più.
Si parte con Sal Da Vinci e il suo ormai rituale Per sempre sì, accolto come una liturgia popolare più che come una semplice esibizione. Poi arrivano i Pooh, che si prestano a una sorta di gioco musicale alla Sarabanda sulle proprie hit. La battuta su Roby Facchinetti, sul suo modo di cantare “vomitante”, è prevedibile, certo, ma qui la prevedibilità non è un difetto: è parte del patto con lo spettatore. Questo non è uno show che vuole sorprendere a tutti i costi. È un comfort show che scorre come una tv lasciata accesa mentre si cena o si aspetta di addormentarsi. Barocco quanto basta, ma coerente con il marchio Pio e Amedeo. Riserva, però, anche delle sorprese.
Dopo i Pooh, tocca a Michele Zarrillo, che entra nel gioco del duo senza sottrarsi alla sua riscrittura trap-pop. Il momento migliore è proprio quello in cui il cantautore diventa materiale da remix: autotune, elettronica, reggaeton, estetiche trap applicate a un repertorio lontanissimo da tutto questo. Qui il programma funziona davvero: prende un immaginario “alto” e lo sporca, lo rilegge. Il produttore Danti è una delle vere sorprese dello show, perché innesta energia dove lo schema rischiava di diventare ripetitivo. È televisione che si diverte a sabotarsi con intelligenza. E quando “Micheal Zarrissimo” torna “Zarrillo”, senza filtri, la nostalgia colpisce ancora più forte. Anche se canta Cinque giorni con i capelli fucsia, l’effetto è sempre lo stesso. Se non altro questo sketch è servito a dimostrare che Michele Zarrillo potrebbe cantare anche nudo, ma ci farebbe piangere lo stesso.
Poi arriva il “Piodcast” con Belen Rodriguez. Ed è qui che lo show funziona ma si inceppa allo stesso tempo.
Belen entra nel gioco con la consueta disponibilità televisiva, quella capacità rara di stare nel meccanismo senza irrigidirlo. Ma il problema non è lei. Il problema è che il segmento scivola in una deriva prevedibile: la riduzione della sua presenza a un repertorio di allusioni sessuali, doppi sensi, battute che insistono ossessivamente sulla sua sensualità. Come se il personaggio non potesse mai uscire da lì. Certo, tutto questo è perfettamente coerente con l’attitudine comica di Pio e Amedeo, ma il punto è che questa narrazione è diventata stanca. Belen non è ospitata come showgirl capace di tenere un palco comico, di rispondere, di giocare. È continuamente incasellata nel ruolo della “diva erotica”, con una ripetitività che non aggiunge nulla né alla comicità né al personaggio. E quando la scrittura insiste su quel registro senza variazioni, l’effetto non è provocatorio: è semplicemente banale. Non si tratta di sessismo, lungi da noi voler ripulire la scorrettezza pop del duo di Foggia. È che forse ci dispiace che la figura di Belen ruoti attorno a questa caratteristica, quando lei negli anni ha dimostrato ben altre capacità da show girl. Da show girl, appunto, non da porno attrice.
Il resto dello sketch alterna momenti volutamente sopra le righe e gag fisiche che appartengono al linguaggio del duo. Il pubblico reagisce, si diverte e partecipa a tutto tondo. Ma resta la sensazione che si potesse costruire un’interazione più intelligente, meno automatica e meno legata al riflesso condizionato del “sex symbol = battuta facile da cinepanettone”. È un peccato, perché proprio quando lo show sembra voler dimostrare di saper essere scorretto senza complessi, finisce per cadere nello stereotipo più semplice.
La puntata riprende quota con Lino Banfi e il film Oi vita mia, in omaggio all'omonimo film dei dui cui ha preso parte lo storico attore. Tra dichiarazioni nostalgiche e celebrazione del “politicamente scorretto di una volta”. E qui il paradosso è evidente: lo show rivendica libertà, ma la trova davvero solo quando smette di girare attorno a formule già scritte.
Il segmento neomelodico con il talent “Sì tu” resta invece uno dei più riusciti: Renga si presta al gioco, i concorrenti tengono il palco, l’operazione è chiara ma funziona. È televisione che non finge di essere altro da ciò che è. Il pubblico ama il neomelodico: Pio e Amedeo vincono facile. D’altronde sono stati loro i primi a portarlo nel loro primo show a Mediaset, anni fa.
Poi arriva il momento “psicologo”, quello in cui Pio e Amedeo portano il loro immaginario al massimo livello di scorrettezza dichiarata. Battute e sfoghi da querela: tutto costruito per testare il limite. Ed è proprio qui che il duo mostra la sua identità più riconoscibile. Non c’è velluto, non c’è filtro, c’è una comicità che punta dritta all’istinto. Può piacere o meno, ma è coerente e sa scuotere lo spettatore: lo scherno al femminismo più basic che millanta un’emancipazione che è più sensazionalismo che altro; le critiche agli animalisti “che si sentono superiori solo perché hanno un animale domestico”; gli insulti ai ciclisti in cui ci va di mezzo pure Jovanotti, sfottuto per il suo mood da maestro di vita sui social. Pio è lo psicologo e, come in tutti gli sketch, è quello che “contiene”, Amedeo si sfoga e ci va giù pesante. Questa è la parte dello show che ci piace di più. E il fatto che accada in prima serata su Canale 5, rende tutto più efficace. Ci fa godere tantissimo.
L’ospitata di Selvaggia Lucarelli aggiunge benzina vera al programma. Lucarelli aveva scritto di loro che “sdoganavano l’ignoranza in tv”. Invitarla è stato un vero colpo da maestro per i due. Il confronto è acceso, intelligente e consapevole, giocato su una tensione che però non esplode mai davvero in conflitto sterile. Anzi, funziona proprio perché ciascuno resta nel proprio ruolo, tra teatro e realtà. Il momento su Fedez diventa il picco dello sketch: “l’odio” nei confronti del rapper e dell’immaginario Ferragnez finisce per fungere da pacere tra il duo e l’opinionista, che da questa ennesima ospitata Mediaset ne esce decisamente più allegerita. Ultimamente pare che Selvaggia voglia tornare alle origini della tv trash, ma l’impressione è che oggi possa farlo con una credibilità più solida, come chi ora “se lo può permettere”. E si diletta perfino in un “momento cringe” (così definito da lei stessa), intonando insieme al duo foggiano L’amica è, come simbolo del sodalizio.
La chiusura tra musica e ringraziamenti riporta tutto nella comfort zone iniziale: festa, celebrazione, autoassoluzione leggera.
Nel complesso, Pio e Amedeo restano esattamente quello che promettono: uno show pop, costruito per funzionare in prima serata senza chiedere troppo allo spettatore. Il politicamente scorretto, quando è ben calibrato, è ancora la loro cifra migliore. Quando invece si appoggia sugli stereotipi più facili, perde mordente.
Il caos non stona mai, ma è quando si appoggia alla battuta facile che tutto si sgonfia. E lì, più che irriverenza, resta solo rumore di fondo che intrattiene, ma non lascia nessuna riflessione. Ma forse far riflettere non è mai stato un intento di Pio e Amedeo.
Fatta eccezione per qualche “falla di sistema”, però, Stanno tutti invitati è uno show che funziona, soprattutto rispetto all'offerta dell'attuale palinsesto televisivo. Lo spettatore lo guarda per vedere "cosa diranno adesso?". Negli anni '90 forse sarebbero passati inosservati, oggi, invece, Pio e Amedeo ci vogliono come il pane. E lo share li premia. Lo show si piazza appena sotto alla fiction Rai Uno sbirro in appennino con Claudio Bisio, con solo un 0.2% di differenza. Per ora promossi. Rimane da capire, se e quando Pio e Amedeo torneranno in tv, cosa di nuovo riusciranno a proporci.