Ci sono featuring internazionali che nascono ancor prima di nascere. E quando vengono rilasciati appaiono maledettamente giusti. L’ammor di TonyPitony e Tommy Cash è uno di quelli. Uscito stanotte su tutti i digital store e accompagnato da un visual video che li disegna in versione Super Mario. Eppure se ci fosse anche un videoclip ufficiale il regista sarebbe di certo candidato alla prossima notte degli Oscar, con Tony e Tommy candidati come migliori attori protagonisti. È chiaro. Perché i due insieme bucano lo schermo. Non a caso le immagini pubblicate sui loro profili per lanciare il singolo rompono la monotonia di un algoritmo noioso e prevedibile.
Qualcuno forse si aspettava una rigidissima cassa dritta. E infatti è così. Non poteva essere che così. I due furbacchioni si vogliono assicurare il primato tra i tormentoni estivi e non temono di spiattellarci in faccia il loro intento.
Lo fanno a loro modo, perché L’ammor è un brano che unisce genio e trash, peculiarità dei due artisti. È un delirio assolutamente inutile di cui, sin dal primo ascolto, non possiamo più fare a meno. È esilarante e non solo per il testo assolutamente sconclusionato e volutamente snello, ma per l’attitudine che Tony e Tommy dimostrano. Che poi i loro nomi vicini sembrano il titolo di un cartone animato giapponese degli anni ‘90, è solo un plus.
Il testo è, sembra per l'appunto, vacuo. Ma non più di molti altri testi spacciati per seri che puzzano di retorica e cliché. Rime elementari colorano un brano dadaista ed ermetico al tempo stesso.
L’ammor è un pezzo che esprime verità: “Che cos’è l’amore? Quando il sangue pompa nella minc*ia”. Diteci voi se questa è una bugia. Non lasciatevi ingannare, perché si tratta di un brano ermetico che lascia molto spazio all’immaginazione, a discapito di ciò che si può pensare. Perché i due artisti si stanno ponendo una domanda a cui non è certo semplice rispondere: “Che cos’è l’amore?”. E allora, due uomini medi, cosa fanno di fronte a questa domanda? Disertano, scappano. Loro invece no. Tony e Tommy scelgono di rimanere nell’incertezza e poi si danno una risposta, la più semplice e pratica che potrebbero darsi.
Eppure la loro non è una banale semplificazione, come molti potrebbero pensare. Dietro un’apparente semplicità si cela un’infinita possibilità di riflessioni sul tema. Tony e Tommy stanno ammettendo sulla pubblica piazza che l’uomo non sa (o non vuole) andare più a fondo di così. Alla domanda su cosa sia l’amore rispondono con un rigurgito di genuinità, senza stare lì ad ammorbarci con la retorica ipocrita a basso prezzo.
L’ammor non è un brano pop, per niente. È il brano di chi accetta di accontentarsi di una verità. “Chi si accontenta gode così così”, cantava Luciano Ligabue. Ma anche no. A volte è bello anche accontentarsi. Dichiarare un proprio limite e sedersi a pancia all’aria, rinunciando ai logoranti sproloqui della mente. E poi, quante possibilità ci sono dietro a un limite?
L’ammor è una canzone stupida? Solo gli stupidi lo pensano. L’ammor è una canzone inutile? Sì. E proprio per questo ne avevamo terribilmente bisogno.