A Sanremo, il nostro direttore Moreno Pisto aveva intervistato il mitico maestro d’orchestra Enrico Melozzi, durante la nostra MOWIDA. Nell’intervista era “venuto giù tutto”: da lui che tirava i banchi in conservatorio, alle sue preferenze musicali, fino all’inchiesta di Mow sul racket delle masterclass. L’intervista completa è disponibile sul nostro canale Youtube.
In un estratto pubblicato in un nostro reel su Instagram, Melozzi parla del conservatorio come “un luogo di bassezza” e così aveva motivato la sua netta opinione: “Già ai miei tempi il conservatorio faceva schifo. C’era qualche mosca bianca che lottava per la qualità, ma veniva messo da parte: sono scomodi al sistema i professori bravi”. E ancora: “La prima regola che va cambiata nei conservatori è che il direttore non va nominato dai docenti perché si crea un rapporto malsano”. Melozzi aveva posto l’accento sull’importanza della meritocrazia, affermando che “oggi l’insegnante di conservatorio è un burocrate”. E aveva aggiunto: “I conservatori devono tornare centri di arte, non centri di burocrazia”.
Inoltre, a suo modo di vedere il sistema all’interno dei conservatori andrebbe invertito: “Tutti i più grandi artisti dovrebbero fare un passo sociale con la nazione e andare a insegnare ai bambini più piccoli l’arte”.
Ma non tutti sono d’accordo con il maestro. Ieri, infatti, tra i commenti del nostro reel, si è unito Paolo Vivaldi, compositore italiano di colonne sonore, che è intervenuto così: “Caro maestro, io sono un docente del Conservatorio di Monopoli. Insegno musica applicata alle immagini. I miei allievi, alcuni di loro, li ho introdotti nel mondo del mio lavoro e agli altri mi dedico con il massimo dell’impegno e dell’amore per questo lavoro”.
Da qui, è iniziato uno scambio di commenti tra Vivaldi e Melozzi, che ha risposto riconoscendo le opportunità che il maestro Vivaldi offre agli allievi, ma evidenziando anche che lui è uno dei pochi a farlo: “Non mi riferivo a te, questo è un sistema che ogni tanto sbaglia, e tu fai parte di questo “strano errore” del sistema” e ancora: “Per uno come te purtroppo ce ne sono centinaia totalmente inutili. Tu lo sai, non puoi dirlo, ma io sì”.
La risposta di Vivaldi non si è fatta attendere. Ha evidenziato di non gradire l’atto di Melozzi di screditare un’intera categoria “per farsi notare” e che l’eleganza e lo stile sono senz’altro più efficaci. Vivaldi, ha proseguito poi suggerendo a Melozzi di approfittare della sua visibilità per prendersela col Governo che considera il loro lavoro come un hobby. E ha proseguito dicendo: “Sai benissimo che molti dei cosiddetti ‘Maestri’ che dirigono al tuo Festival non sanno esattamente dove sia il battere e dove il levare”. Vivaldi ha ritenuto il commento di Melozzi una mancanza di rispetto nei confronti dei colleghi che fanno sacrifici e che, secondo lui, vengono associati erroneamente a quanto descritto da Melozzi.
Melozzi ha risposto sostenendo che Vivaldi avesse letto male o avesse scelto di fraintendere, ribadendo che, come detto durante l’intervista, nei conservatori ci sono tanti bravissimi insegnanti, ma sono sempre più rari in un sistema che premia la mediocrità: “Attribuirmi una polemica generica contro i docenti è semplicemente falso. Il punto è semplice: c’è chi lavora per alzare l’asticella e chi si sente chiamato in causa ogni volta che l’asticella viene nominata. Io appartengo alla prima categoria. Sul resto, francamente, non perdo tempo”.
Vivaldi ha concluso lo scambio commentando che quello di cui parla Melozzi accade in tutti i posti di lavoro: “Il problema è come esponi le cose”, ponendo l’accento sul fatto che Melozzi creerebbe dissapori, offendendo la forma e l’eleganza”. E ancora: “Beato te che sei un genio. Noi poveri umani facciamo quello che possiamo. Caro maestro, sai come si dice? Chi si loda si sbroda”. Ha poi invitato Melozzi a prendere un aperitivo in serenità per scambiare le loro opinioni sulla vicenda e sottolineando la sua buona fede.