Tinto Brass lascia in eredità al nostro paese una storia irripetibile. Affascinante quanto discussa, sempre sul filo dello scandalo. Ricca di fotografie di un tempo in cui in Italia si respiravano bellezza, genialità e cultura. Una cultura sconfinata di questo artista che, con la macchina da presa, ha raccontato il mondo, i suoi vizi e le sue debolezze, osservandolo da punti di vista mai prima esplorati. Dal buco di una serratura, da una gonna corta che si alzava per una folata di vento. Coraggio, avanguardia, provocazione e il desiderio del racconto audace, sincero e irriverente, di una società che troppo spesso si nasconde (immaginatevi in quegli anni '70,'80 e '90) dietro dei modelli di giudizio. Tinto, all'anagrafe Giovanni, ma da sempre riconosciuto con lo pseudonimo che gli affiancò il nonno pittore. Amato e criticato, ha segnato un'epoca incredibile, togliendo gli abiti ai corpi femminili e all'ipocrisia. E cambiando la vita a molti giovani talenti diventati, successivamente al set con lui, attori di primo livello nel cinema italiano. Uno di questi è stato Max Parodi, protagonista del film Monella, nelle sale nel 1998, con la giovanissima Anna Ammirati, oltre a un gran numero di altre collaborazioni. Pellicola ricavata da una recente sceneggiatura ispirata al libro Il Macellaio di Alina Reyes. “È stato l'incontro più incredibile della mia vita – racconta Mario (Max) Parodi a MOW, oggi 59 anni -. Da quel giorno è cambiato tutto. In realtà, era stata Carla Cipriani, la Tinta, a credere in e a portarmi davanti a suo martito”.
Come è stato il primo incontro con Tinto Brass?
“Una storia incredibile. Era la fine degli anni '90 e io nella vita mi occupavo di tutt'altro. Sono figlio di una famiglia di gioiellieri genovesi e avevo solo giocato a calcio. Tra le altre cose, collaboravo con le agenzie di moda milanesi. Mi occupavo di organizzare i casting alle nostre ragazze, le portavo in giro. Arrivò la chiamata per alcune piccole parti nel film Monella di Tinto Brass. Scendemmo a Roma in quattro: io che le accompagnavo e tre aspiranti attrici. Nei corridoi mi trovai di fronte Massimo Ferrero, ex presidente della Sampdoria che lavorava in produzione e Serena Grandi. C'era un grande fermento e, all'improvviso, la moglie di Tinto Brass, Carla, si avvicinò e mi chiese: da dove vieni? Mi guardò, mi prese sotto braccio e mi portò in una stanza isolata di fronte al maestro. Me lo trovai davanti, con l'immancabile sigaro in bocca e la scrivania piena di foto di belle ragazze mezze nude”.
Non voglio sapere di cosa avete parlato?
“Di cose leggere, lui non era interessato a me perché gli uomini li sceglieva Tinta. Mi chiedeva quale ragazza mi piaceva di più. Poi parlammo di cultura, cucina. I suoi modi erano gentili, accoglienti. Dava subito l'idea di una mente diversa”.
Poi ti affidarono la parte da perfetto sconosciuto.
“Mi resi conto subito di aver colpito Carla. Ero un bel ragazzo, biondo con gli orecchini, esuberante e curioso. Passai gli altri provini e un giorno, davanti a Tinto Brass e ad altre attrici, mi chiesero di spogliarmi totalmente, in un secondo ero tutto nudo. Lui rideva dietro a quel sigaro, voleva capire quanto fossi pronto a entrare in questo ruolo erotico”.
Sul set come si lavorava?
“Tinto era un genio. Venivano da tutto il mondo a vederlo all'opera durante le riprese. Io ero alle primissime armi e mi ha insegnato tutto sul campo, mentre costruiva il film. Un artista straordinario, unico. Anche negli anni successivi, quando mi chiamava, gli dicevo sempre di sì”.
Le sue opere sono state criticate, a osservarle oggi si percepisce uno stile rivoluzionario che ha anticipato di trent'anni i tempi di instagram e Onlyfans.
“Era un uomo con un livello culturale senza confini. Sapeva parlare di tutto con una profondità incredibile, viaggiando sul filo della provocazione e dell'ironia. E' riuscito a dare un volto alla società che mutava e sì, sono d'accordo, al percorso di tutto ciò che è accaduto nei decenni successivi”.
E l'uomo Tinto Brass cosa ti ha lasciato?
“Era dolcissimo e divertente. Ho sempre avuto un rapporto speciale con lui e sono stato a trovarlo in più occasioni. Quando guardavamo la tv e c'era il tennis femminile, mi faceva notare l'immaginazione che sprigionavano le gonne corte che si alzavano durante il gioco. Ci giocava, aveva sempre una visione diversa dagli altri. Perdo un amico, un uomo buono e coraggioso”.