“Megan Ghella, quant’è bella” è la storica citazione di Nino D’angelo tratta dal Cinepanettone Vacanze di Natale 2000. E se siete lettori snob, sappiate che non conoscere questa perla è una grave lacuna culturale. Perché certi prodotti e personaggi gridano “Italia” e non solo quelli di per sé italiani, si intende. Megan Gale, per esempio, pur essendo australiana d’origine, dall’Italia è stata adottata durante gli anni d’oro per noi Millennial. Ma che ne sanno i duemila?
Tutto è cominciato dalla Omnitel, la famosa compagnia telefonica, nonché prima concorrente di Telecom Italia negli anni Novanta. La Omnitel diventa poi Vodafone Omnitel, espandendosi in tutta Europa, e poi ancora solo Vodafone. Ma il successo della compagnia telefonica si deve anche a chi ha prestato il volto alla campagna promozionale, ossia la modella Megan Gale.
Era il 1999 e fino al 2003 Megan è stata il simbolo della compagnia telefonica. La sua bellezza iconica presidiava gli spot televisivi. Il connubio era stato talmente vincente che ben presto la modella venne chiamata a partecipare ad alcuni Cinepanettoni, a fianco a Massimo Boldi e Christian De Sica. E in quegli anni lì i Cinepanettoni sbancavano il botteghino più o meno come oggi i film di Checco Zalone, per intenderci.
E oggi, signore e signori Millennial: ce l’abbiamo fatta. Qualcuno, finalmente, ha deciso di riportare Megan Gale sui nostri schermi e lo ha fatto con una mossa di marketing a dir poco strepitosa. Perché puoi togliere Megan Gale dalla compagnia telefonica, ma non toglierai mai la compagnia telefonica da Megan Gale. E anche se non si tratta più di Vodafone, vedere Megan che armeggia con le promozioni telefoniche rimane una delle rassicurazioni più dolci per noi nati nei primi anni Novanta.
Altro che influencer fatte con lo stampino, filtri TikTok e modelle generate dall’AI: nel 2026 basta il sorriso di Megan Gale per mandare in tilt internet e far parlare mezzo Paese. Non ci sono più le “fighe” di una volta perché ormai sembrano tutte uguali. Stessa faccia, stesso filler, stesso feed Instagram e stesso chirurgo plastico. Poi torna Megan Gale, 51 anni, e improvvisamente tutti si ricordano cosa significhi avere presenza e immaginario. Una personalità che parla pure senza bisogno di parlare.
La scelta di Iliad è una di quelle mosse che sembrano semplici ma in realtà sono chirurgiche. Per la prima volta l’operatore punta tutto su un volto iconico e riconoscibile, riportando in Italia la donna che tra fine anni Novanta e primi Duemila aveva trasformato gli spot di Vodafone in un pezzo di cultura pop nazionale. Una roba che i Millennial si ricordano meglio delle poesie studiate a scuola.
E infatti la campagna sta funzionando ancora prima di partire davvero. Perché non è solo nostalgia, ma il contrasto clamoroso tra un’epoca in cui le pubblicità avevano personaggi memorabili e oggi, dove spesso i brand sembrano prodotti da un algoritmo che assembla facce intercambiabili. Megan Gale invece arriva a Milano, in Piazza Tommaseo, sorride come venticinque anni fa e all’improvviso tutti ne parlano. Missione compiuta.
Il messaggio scelto da Iliad è “In una parola: iconica. In due parole: ti aspettavamo”. E lei nello spot, alla domanda: “Cosa ci fai in questo spot?” risponde: “Ho deciso di cambiare”. Che è anche un modo elegantissimo per dire: perfino la donna simbolo di Omnitel può cambiare bandiera.
Ma c’è pure un altro sottotesto interessante: in un mercato telefonico dove aumenti di prezzo e clausole sono diventati sport olimpico, Iliad vuole vendersi come l’operatore rassicurante, quello che mantiene le promesse. E usare Megan Gale per raccontarlo è una furbata gigantesca, perché richiama immediatamente un’idea di familiarità e fiducia. Ma di questo poco ci importa, perché se c’è Megan, noi ci fidiamo ancora.
La verità è che questa campagna andrà probabilmente da dio. Non perché ci sia dentro un piano tariffario rivoluzionario, ma perché è già riuscita nella cosa più difficile: diventare argomento di conversazione. E oggi, nel marketing, se tutti parlano di te hai praticamente già vinto.
Poi certo, il dettaglio più divertente resta un altro: nel pieno dell’ossessione per l’intelligenza artificiale, i volti sintetici e gli avatar perfetti, a spaccare davvero è stata una donna vera, con una faccia vera, che la gente riconosce dopo decenni e che di quella verità rimane un simbolo bellissimo. Forse perché il problema non è solo che “non ci sono più le fighe di una volta”. È che nessuno osa più essere diverso abbastanza da restare impresso come Megan Gale. Che, a prescindere dai paragoni, rimane comunque una figa, in tutti i modi in cui una donna può esserlo.