Abbiamo intervistato Rossella, una cantautrice che si sta facendo notare nel mondo della musica e non solo. Rossella usa la musica come un diario emotivo a cielo aperto: dentro le sue canzoni ci finiscono relazioni con annesse fragilità, ripartenze e quella voglia testarda di inseguire qualcosa che assomigli a un sogno vero. Il suo nuovo singolo, Girasole d’inverno, uscito l’8 maggio, anticipa un album che vedrà la luce dopo l’estate.
La sua storia parte presto, tra studio di canto, pianoforte e palchi vissuti con naturalezza. Il suo è un percorso fatto di pratica continua, non è mai un’attesa immobile. Durante l’adolescenza inizia a scrivere i primi brani, e da lì la scrittura diventa meno hobby e più necessità: un modo per mettere ordine dentro le cose quando fuori non ce n’è.
Dopo gli studi universitari a Roma, sceglie di spostare il baricentro della sua vita sulla musica e sulla recitazione, lasciando che il progetto artistico diventi il centro reale delle sue giornate.
Anche questo ci racconta nel corso dell’intervista: “spoken word”, una forma di espressione a metà tra poesia e performance orale, che ritroveremo nel suo prossimo disco.
Cosa ha ispirato "Girasole d’inverno"?
Una storia raccontata da un mio amico che aveva subito una delusione d’amore. A un certo punto, però, è arrivata una persona che gli ha fatto “togliere il freno”. La sua storia è risuonata con la mia. Quello che ha mosso la canzone è la nostra capacità di accettare qualcosa di bello nella nostra vita e non farci condizionare da altre esperienze negative. Infatti, il titolo “Girasole d’inverno” rappresenta proprio questo. I girasoli, in genere, in inverno non sono nel loro massimo splendore. Io, invece, ho voluto immaginare la possibilità di un girasole radioso anche durante la stagione più fredda. Una capacità di accendere una luce dentro di sé che permette di fidarsi e affidarsi anche all’altro. Perché le delusioni, a volte, ci spingono a chiudere le porte del cuore, il che è anche peggio della delusione in sé.
Ci sono degli artisti a cui ti ispiri?
Io non prendo mai degli artisti come modelli. L’ispirazione avviene naturalmente quando mi appassiono a qualcuno. Tra gli artisti che mi sono piaciuti come fruitrice ci sono Gianna Nannini, Lady Gaga, Lucio Dalla e Roberto Vecchioni, che in qualche modo hanno influenzato il mio modo di fare arte, anche se ovviamente si sta parlando di miti.
In cosa si distingue “Girasole d’inverno” dagli altri tuoi brani?
Quello che ho fatto uscire finora è abbastanza diverso. In “Girasole d’inverno” finalmente parlo di qualcosa di bello. C’è sempre la sofferenza come background, ma c’è un’apertura alla vita che avevo già celebrato in “Filo rosso”, ma che in questo caso emerge anche in ambito relazionale. E poi è la prima canzone che ho prodotto con un producer con cui non avevo mai lavorato, Tommaso Sgarbi. Mi ha dato la possibilità di sperimentare un nuovo sound: atteggiamento e sonorità differenziano il brano dai precedenti. Anche se anche con gli altri producer con cui ho lavorato in precedenza è stato un “match” bellissimo.
Rossella persona e Rossella artista coincidono o ci sono delle differenze?
Io ho scelto di essere un’artista il più possibile autentica. Dai miei brani trapela chi sono io. Ovviamente la mia vita privata ha anche altre sfaccettature che non ho ancora raccontato. Ma in genere quello che canto coincide con il mio lato artistico.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Uscirà un altro brano prima dell’estate, che sarà l’ultimo inedito prima del mio primo album che uscirà, invece, in autunno. Si tratterà di un album diviso in due parti: disco uno e disco due. Nel primo ci sarà una parte musicale, con alcune canzoni già pubblicate e altre inedite; nel secondo saranno presenti dei testi parlati, perché un altro modo di esprimermi attraverso l’arte è quello di scrivere dei monologhi che espandono i testi delle mie canzoni. La mia modalità di scrittura è molto guidata dalle parole. Anche nel disco due ci saranno delle produzione sotto, ma molto più essenziali, con la sola presenza di un pianoforte che mi accompagna. Ogni canzone del disco uno corrisponde a una traccia del disco due. “Girasole d’inverno”, per esempio, sarà collegato a un monologo sulla fiducia presente nel disco due. Si tratta di un genere chiamato “spoken word”.