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29 aprile 2026

Sal Da Vinci dalla Fagnani è stato la belva più paracula di sempre

  • di Marika Costarelli

29 aprile 2026

Sal Da Vinci si dice più di un cantante nazionalpopolare, ma quando Fagnani gli chiede come mai, lui dà l’ennesima risposta nazionalpopolare che più nazionalpopolare non si può. Non ha paura del successo, pensa a godersi il momento: è la sagra della frase fatta. Democristiano fino al midollo, come fa notare la presentatrice. L’intervista dura 50 lunghissimi minuti ed è difficile coglierne uno spunto interessante. Fagnani questo lo capisce ben presto e le si legge in faccia

foto di Ansa

Sal Da Vinci dalla Fagnani è stato la belva più paracula di sempre

Chi è più belva di Sal Da Vinci? Praticamente tutti. Perché il cantautore campano, dopo essersi preso Sanremo e mentre si appropinqua ad accaparrarsi un posto sul podio all’Eurovision, dimostra di non essere poi così graffiante per sedere allo sgabello più scomodo della tv italiana.
Esordisce, infatti, dicendo che non si sente una belva, ma più tra un cane meticcio e un lupo. La Fagnani gli fa giustamente notare che tra le due bestie c’è una bella differenza. Ma lui non è capobranco, è “capo di se stesso”. E questo esordio basta a garantirci un’intervista densa di retorica. La Fagnani ci prova a pizzicarlo, ma lui non si dice neanche permaloso. Ha conquistato tutto da solo, ha faticato con la gavetta, tante porte chiuse. E fin qui tutto regolare, anche fin troppo. Qualcosa si smuove quando dice di se stesso che “fa l’amore alla napoletana” e quando Fagnani le chiede cosa voglia dire, lui la pizzica con la controdomanda e se la svigna.
Sal Da Vinci si dice più di un cantante nazionalpopolare, ma quando Fagnani gli chiede come mai, lui dà l’ennesima risposta nazionalpopolare che più nazionalpopolare non si può.
Non ha paura del successo, pensa a godersi il momento: è la sagra della frase fatta. Democristiano fino al midollo, come fa notare la presentatrice. L’intervista dura 50 lunghissimi minuti ed è difficile coglierne uno spunto interessante. Fagnani questo lo capisce ben presto e in fronte le si legge il pensiero: “ad invitarlo ho fatto na ca*zata”. Perché Da Vinci è più da Che tempo che fa, non si capisce come sia nata l’idea di ritenerlo consono a Belve.
Sui giornali che lo snobbano si lascia andare leggermente, dicendosi elegantemente risentito del fatto che il termine “neomelodico” venga spesso usato con una punta di sarcasmo sprezzante. Spesso, infatti, chi fa musica e viene da napoli viene erroneamente contrapposto a coloro che fanno musica colta.
Ma a proposito di giornali, la parte più succulenta dell’intervista (o almeno quella che doveva esserlo) riguarda la polemica sollevata dal giornalista Aldo Cazzullo, che aveva definito la canzone vincitrice di Sanremo una canzone da matrimoni della camorra. Ma Da Vinci riesce a sviare perfino lì. Anzi, afferma di aver invitato i suoi fan a non replicare e aggiunge che la musica non andrebbe categorizzata in quel modo. Neanche qui emerge qualcosa di interessante e Fagnani ci riprova: lo definisce eroe de L’avvenire e Famiglia Cristiana. E su questo, bisogna ammettere, la presentatrice c’ha preso. Salvo poi servirgli una scivolata sui dieci comandamenti: il cantante non li ricorda, anche se dice di praticarli. Allora Fagnani tenta la domanda sull’acronimo LGBTQ+, ma Da Vinci schiva pure questa e afferma l’ovvio: che l’amore non ha sesso e come la musica è universale.
 

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Sal Da Vinci ospite da Francesca Fagnani a "Belve"

La verità è che neanche Belve è riuscito a smascherare Sal Da Vinci, forse perché lui è davvero così: un uomo napoletano del popolo, che ama amare, odia l’odio e rispetta tutti. D’altronde non è una colpa essere democristiani, Da Vinci non è un politico o un possibile rivoluzionario di questo Paese. Se si invita qualcuno a Belve, però, si presume che si assisterà a un’intervista tagliente. Strano che la Fagnani non abbia previsto la piattezza di questo dialogo. Ciò che emerge è la figura di un cantante mezzo uomo e mezzo stereotipo che alimenta i cliché su Napoli e i napoletani: la famiglia numerosa, il popolo, la passione. Da Vinci non riesca ad incaz*arsi neanche con quelli che hanno definito Per sempre sì un inno alla relazione tossica.
Fagnani prova timidamente a far uscire la sua parte maledetta ma niente: Sal Da Vinci è il re dei paraculo. Nessun pensiero di tradimento in tanti anni di matrimonio, nessuna trasgressione particolare. Ma allora perché era seduto su quello sgabello? Perfino l’intervista con Francesco Chiofalo si è rivelata molto più interessante. Perché va bene la polemica per la nuova abitudine di Fagnani di invitare personaggi trash, ma almeno in quel caso ci si diverte. Con Sal Da Vinci, invece, si è perso completamente il senso del format. Allora come motivare la sua partecipazione a Belve se non come unicamente una promozione in vista dell’Eurofestival?

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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