La storia degli Oasis assomiglia all’outro della loro Wonderwall. Un finale che non finisce davvero e dipinge immagini pregne di quella nostalgia addolcita, matura, quella che ti lascia un mezzo sorriso sul volto. Non a caso in questi giorni il brano simbolo dei fratelli Gallagher ha commosso pure i tifosi sugli spalti dell’AT&T Stadium di Dallas. Dopo il super risultato a favore dell’Inghilterra, che ha battuto la Croazia 4 a 2, dalle tribune lacrime si sono mescolate al sudore di un’arida estate americana a suon di Wonderwall. Perché gli Oasis per gli inglesi sono un inno.
Anche l’Italia li ama e si prepara ad ospitarli all’Olimpico nel 2027. Liam e Noel si erano sciolti nel 2009, con grande delusione da parte dei fan che però non hanno mai smesso di sperare in un ritorno. Non un semplice scioglimento, ma la chiusura di un’epoca. Ma, come abbiamo potuto constatare in diverse occasioni, gli anni successivi al 2020 sono stati caratterizzati dai ritorni, dal cinema alla musica, fino ai grandi live. E tra questi anche quello degli Oasis che, nonostante la tensione tra di loro dichiarata, nel 2024 avevano scelto di annunciare un ritorno sul palco, con un tour programmato per l’anno successivo.
E lo stesso 2025, mentre Liam si trovava in vacanza a Roma, lo aveva promesso: “Gli Oasis in concerto a Roma l’anno prossimo? Senza dubbi”.
Secondo La Repubblica il contenitore più adatto sarebbe proprio l’Olimpico, che permetterebbe di pensare in grande con oltre 65.000 posti.
La sensazione è che gli Oasis non appartengano mai davvero al passato, ma a una zona sospesa del tempo, dove la musica continua a scorrere anche quando le luci del palco sono spente. Wonderwall è forse l’esempio più chiaro di questo paradosso: un brano nato negli anni ’90 che oggi vive di nuove vite e nuovi occhi che lo guardano come se fosse sempre stato lì, immutabile.
Non solo una canzone, ma un rito collettivo. Lo abbiamo visto allo stadio, ma succede ovunque: nei pub, nelle piazze, nelle aule scolastiche. Per me è stata la colonna sonora della gita di quinto anno al liceo. A Praga, in quell’Hard Rock Cafe, un po’ sbronzi di birra alla spina, la cantavamo tutti abbracciati, in attesa della maturità. Si parla del 2013; il brano è uscito nel 1995. Oggi quel simbolo cult è ancora parte degli eventi collettivi. Basta qualche accordo per trasformare una folla in un coro unico. È per questo che, quando il pezzo ha risuonato anche in contesti sportivi internazionali come l’AT&T Stadium di Dallas, non è sembrato un semplice momento musicale, ma un frammento di identità condivisa che attraversa il tempo.
Dentro questa lunga eco emotiva si inserisce anche il rapporto tra gli Oasis e il pubblico italiano, un legame mai davvero interrotto. L’idea di un ritorno a Roma nel 2027 allo Stadio Olimpico non è soltanto una questione di capienza o logistica, ma più un simbolo. Uno spazio in cui il tempo rallenta, si ferma e ci lascia cantare Don't Look Back in Anger, Champagne Supernova, Live Forever, Supersonic, Some Might Say, Half the World Away.
Dal 2009, anno dello strappo definitivo tra Liam Gallagher e Noel Gallagher, la loro storia è rimasta sospesa tra rimpianto e possibilità. E proprio questa sospensione ha alimentato il mito, attraverso l’idea che un ritorno potesse ancora essere possibile.
In un’epoca in cui molte icone musicali stanno tornando a riempire gli stadi, la storia degli Oasis si inserisce in un movimento più ampio, quasi culturale, dove il passato viene reinterpretato.
E con Roma d’altronde gli Oasis hanno un legame particolare, in cui c’entra proprio il calcio. La Lazio ha scelto di intonare i cori delle loro canzoni durante le partite all’Olimpico e perfino Liam aveva rafforzato il legame facendosi fotografare con la scarf della squadra biancoceleste. Don't look back in anger diventa “Gli Ultras della Lazio non mollano mai” e Morning glory è stata la colonna sonora della finale di Coppa Italia contro la Roma nel 2013.
Ma all’Olimpico, in quella data ancora da decidere del 2027, siamo certi che ci saranno anche molti romanisti, perché gli Oasis appartengono a chi li ha cantati almeno una volta con la voce rotta e le braccia alzate, senza pensarci troppo, come si fa con le canzoni che rimangono.
Se Roma sarà davvero il loro prossimo capitolo, già i fan si preparano a fare la corsa ai biglietti e qualcuno ritiene che la soluzione migliore sarebbe stata San Siro. Ma non è escluso che le date possano essere più di una. Per ora solo una voce in procinto di essere confermata da una data precisa.