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27 giugno 2026

“The Adventures of Elliot: The Millennium Tales” è l'ennesimo omaggio a Zelda. E va benissimo così

  • di Mattia Nesto Mattia Nesto

27 giugno 2026

Tra esplorazione appagante, dungeon intriganti e un sistema di progressione che sa come tenere viva la curiosità del giocatore, The Adventures of Elliot: The Millennium Tales costruisce un'avventura solida e coinvolgente. Non inventa nulla di nuovo, ma dimostra che le formule classiche, quando sono eseguite con criterio, hanno ancora molto da dire

foto di Square Enix

“The Adventures of Elliot: The Millennium Tales” è l'ennesimo omaggio a Zelda. E va benissimo così

Ci sono videogiochi che cercano disperatamente di stupire e altri che sembrano perfettamente consapevoli dei propri limiti e delle proprie ambizioni. The Adventures of Elliot: The Millennium Tales appartiene alla seconda categoria. Fin dalle prime ore è chiaro che il nuovo action-adventure di casa Square Enix non ha alcuna intenzione di reinventare il genere. Anzi, fa di tutto per ricordarci da dove arriva. L'ombra di The Legend of Zelda accompagna l'intera esperienza, con richiami che rimandano soprattutto ai capitoli più classici della serie Nintendo, da Link's Awakening a scendere. Eppure, invece di apparire come una semplice imitazione, il gioco riesce comunque a trovare una sua identità e a trasformare la familiarità in un punto di forza.
Il merito è anche di Elliot, protagonista immediatamente riconoscibile grazie a un character design semplice ma azzeccato. Non sarà l'eroe più originale mai apparso in un videogioco, ma possiede abbastanza personalità da sostenere il viaggio senza risultare anonimo. Lo stesso vale per l'impianto estetico generale. Lo stile HD-2D ormai non rappresenta più una novità, ma continua a esercitare un certo fascino e qui viene utilizzato con intelligenza per dare forma a un mondo colorato, leggibile e piacevole da esplorare.
Ed è proprio l'esplorazione il vero cuore dell'avventura. In un periodo storico in cui molti giochi sembrano riempire le proprie mappe di attività poco significative, The Adventures of Elliot: The Millennium Tales sceglie una strada diversa. Curiosare fuori dal percorso principale ha quasi sempre un senso. Una deviazione, una grotta nascosta, un passaggio secondario o un vicolo apparentemente insignificante finiscono spesso per ricompensare il giocatore con materiali utili, equipaggiamenti, risorse o segreti interessanti. È una filosofia di design semplice ma efficace, appunto “zeldesco”, che riesce a rendere ogni scoperta gratificante e che spinge naturalmente a osservare il mondo di gioco con attenzione.
A contribuire a questa sensazione c'è anche una notevole coerenza dell'universo costruito dagli sviluppatori. Le diverse aree sono collegate in maniera credibile e restituiscono l'impressione di appartenere davvero allo stesso mondo. Non ci si sposta da una zona all'altra con quella sensazione artificiale che caratterizza molte produzioni contemporanee. Tutto appare inserito in una logica precisa e questo rafforza il coinvolgimento durante l'avventura.

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Anche il fast-travel, il viaggio veloce tra i vari checkpoint ha una sua giustificazione, fin dai primi minuti il che, debbo dire, è davvero da apprezzare.
Anche il sistema di progressione convince. La Magilite introduce una componente di personalizzazione interessante e permette di intervenire sulle proprie armi attraverso una serie di potenziamenti che accompagnano la crescita del personaggio per tutta la durata della campagna. Qualche opzione aggiuntiva avrebbe probabilmente reso il sistema ancora più profondo e vario, soprattutto nelle fasi avanzate dell'avventura, ma il risultato finale resta positivo e contribuisce a mantenere costante il senso di progressione.
Funziona molto bene anche il modo in cui il gioco alterna combattimento ravvicinato e attacchi a distanza. Le due componenti dialogano continuamente tra loro e impediscono agli scontri di diventare troppo monotoni. Una scelta che trova ulteriore conferma nella struttura dei dungeon, probabilmente tra gli elementi migliori dell'intera produzione. Le aree dedicate all'esplorazione e agli enigmi sono ben progettate, presentano un ritmo convincente e riescono a stimolare la curiosità senza trasformarsi in interminabili esercizi di pazienza. Non siamo davanti a puzzle destinati a entrare nella storia del medium, con sessioni platform veramente basiche, ma il livello qualitativo resta costantemente elevato.
Dove il gioco perde qualche colpo è invece nella gestione dei nemici. Dopo diverse ore emerge una ripetitività difficile da ignorare. Il bestiario offre poche variazioni realmente significative e molte creature finiscono per assomigliarsi sia nell'aspetto sia nel comportamento. Variano solo, e poco, per colore e forza. Considerando la qualità generale dell'esperienza, è forse l'aspetto che lascia più amaro in bocca, perché una maggiore varietà avrebbe reso l'avventura ancora più coinvolgente. Anche in questo caso, pure i difetti sono "zeldeschi".
Anche sul fronte tecnico resta la sensazione che si sarebbe potuto fare qualcosa in più. Nella versione PS5 che abbiamo provato il colpo d'occhio è gradevole, ma raramente sorprendente. Lo stile artistico funziona e possiede una sua personalità, tuttavia non raggiunge mai quei livelli di dettaglio o di spettacolarità che oggi molti giocatori potrebbero aspettarsi. Non è un difetto tale da compromettere l'esperienza, ma è uno di quegli aspetti che fanno pensare a un potenziale sfruttato soltanto in parte.
Alla fine, però, ciò che conta davvero è che The Adventures of Elliot: The Millennium Tales riesce a essere divertente. Non cerca di rivoluzionare nulla, non rincorre l'innovazione a tutti i costi e non pretende di essere ricordato come un nuovo punto di riferimento del genere. Preferisce concentrarsi su fondamenta solide, costruendo un'avventura che sa premiare la curiosità, che accompagna il giocatore con un buon ritmo e che trova nella sua apparente semplicità la propria qualità migliore. A volte basta questo. E per chi cerca un action-adventure capace di tenere compagnia durante l'estate, senza inutili complicazioni e senza la pretesa di cambiare il mondo, potrebbe essere più che sufficiente.

https://www.youtube.com/watch?v=qyCAv_YrKCQ&t=1400s

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