Swatch rivoluziona tutto, di nuovo. Negli ultimi giorni l'annuncio del Royal Pop, la collaborazione fra Swatch e Audemars Piguet, ha rotto il mercato. Un hype che non si vedeva da tanto, e soprattutto render, anticipazioni vere o presunte e speculazioni. Ci aspettavamo la copia di plastica del Royal Oak, la versione "vorrei ma non posso". Erano già fuori delle immagini più o meno fantasiose fatte dai fan con l'intelligenza artificiale. Niente di tutto questo. Il Royal Pop non è il Moonswatch. Ci voleva qualcosa di nuovo, un twist, lo hanno trovato con una scelta coraggiosa, rivoluzionaria, sicuramente molto strana.
Il Royal Pop riporta in auge l'orologio da taschino, in salsa pop e streetwear. Non un orologio classico dunque, più un accessorio, da indossare al collo, attaccare alla borsa o ai pantaloni, far pendere per completare un outfit. Anche se già circolano i rumor dei primi cinturini di terze parti per adattarlo al polso. L'otto resta protagonista, con l'iconico ottagono, le otto viti e otto versioni in colorazioni pazze. Tutte realizzate in bioceramic: sei sono in configurazione Lépine, con corona a ore 12 e classica lettura a due lancette; due, invece, adottano lo stile Savonnette, con corona a ore 3 e piccoli secondi a ore 6. Sarà un orologio meccanico, che monterà un movimento Sistem51, automatico di produzione Swatch, già usato per il Blancpain Scuba Fifty Fathoms. Ma sarà proposto in una nuova versione, con 15 brevetti attivi. Insomma, design sì, ma l'ingegneria orologiera resta. I puristi storcono il naso, gli speculatori invece sono già in fila, per un'operazione che, già si sa, avrà un successo commerciale incredibile, dovuto anche al limite di un solo pezzo al giorno per persona e per negozio. I prezzi partono da 385 euro mentre i cinturini colorati hanno un costo di 45 euro. Rimane il coraggio di Swatch e AP di cambiare. Sarebbe stato semplice, comodo, "plasticare" il Royal Oak, democratizzarlo svilendo la sua natura di pezzo di lusso. Hanno deciso invece di stravolgerlo. Ilaria Resta, ceo di Audemars Piguet, in un'intervista aveva detto: "Non tutti potranno avere un Audemars Piguet, perché non ne facciamo abbastanza. Però tutti possono partecipare alla storia e alla vita di Audemars Piguet". E il senso di questa operazione sembra proprio questo. E allora sarà anche strano, atipico, per qualcuno di cattivo gusto, ma bisogna prenderlo per quello che è: un oggetto di culto generazionale, non un orologio. Se da un lato Gerald Genta si starà rivoltando nella tomba pensando al suo iconico design trasformato in un giocattolino di plastica, dall'altro Andy Warhol sta dando una festa. Il Royal Pop non parla ai collezionisti, a chi il Royal Oak lo compra davvero, parla a chi vuole fare parte di una storia, di un'estetica, di un momento culturale. E in questo, Swatch è maestra.