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31 marzo 2022

Asfalto sporco e grip ridotto: il programma stravolto di Termas de Rio Hondo non è l'unico problema

  • di Andrea Gussoni Andrea Gussoni

31 marzo 2022

Il ritorno della MotoGP in Argentina, già non nato sotto i migliori auspici, sta facendo i conti con un problema dietro l'altro
Asfalto sporco e grip ridotto: il programma stravolto di Termas de Rio Hondo non è l'unico problema

Dopo due anni di assenza, causa ​pandemia, la MotoGP torna in Argentina e per la settima volta si correrà a Termas de Rio Hondo. Secondo i tecnici Brembo questo circuito rientra nella categoria dei circuiti mediamente impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà 3. ​Il tracciato non viene utilizzato da parecchi mesi e ciò significa che i piloti MotoGP si troveranno di fronte un asfalto molto sporco e per niente gommato. Solo con l’aumentare delle sessioni l’aderenza migliorerà, permettendo di osare di più in accelerazione così come in staccata. Un problema non da poco, visto che all'ultimo secondo il programma è stato stravolto e tutte le libere si correranno sabato anzichè venerdì.

Per la prima volta in azione a Termas de Rio Hondo si vedranno le pinze monoblocco a 4 pistoni Brembo per la MotoGP. Introdotte nel 2020, sono realizzate partendo da un unico blocco di alluminio lavorato dal pieno. Rispetto alla fusione, la lavorazione dal pieno consente di impiegare materiali con migliori caratteristiche meccaniche e maggiore resistenza alle alte temperature. La forma del corpo pinza è studiata al fine di ottimizzare il rapporto massa/rigidezza attraverso l’ottimizzatore topologico, un programma informatico frutto di 40 anni di successi in 500-MotoGP. Le pinze in uso presentano numerose alette di raffreddamento e sono più leggere dei modelli precedenti. La finitura superficiale prevede un riporto al nikel. ​

In 8 delle 14 curve di Termas de Rio Hondo i piloti della MotoGP utilizzano i freni per un totale di 30 secondi al giro, lo stesso valore del Mugello, che però risulta più lungo di quasi mezzo chilometro. Dalla partenza alla bandiera a scacchi ciascun pilota si servirà dei freni per 12 minuti e mezzo, pari al 31 per cento della gara. Tutte le decelerazioni più dure sono racchiuse nelle prime 5 curve della pista argentina. Nelle restanti la riduzione di velocità non raggiunge nemmeno i 110 km/h e gli spazi di frenata sono inferiori a 140 metri. Sommando tutte le forze esercitate dal via fino all’arrivo sulla leva del freno Brembo da ciascun pilota si superano di poco i 7 quintali, il secondo valore più basso della stagione dopo il GP Australia. 

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