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Budget cap, tutti i modi in cui
i piloti di Formula 1 potranno
comunque superarlo

  • di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

8 aprile 2021

Budget cap, tutti i modi in cui i piloti di Formula 1 potranno comunque superarlo
Nelle ultime ore si sta parlando sempre più insistentemente dell’arrivo di un pesante tetto massimo sugli stipendi dei piloti di Formula 1: non si dovranno superare, a partire dal 2022, i 30 milioni di dollari complessivi per due piloti. Un vero problema per gli sceicchi della velocità, o forse no…

di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

L’austerity voluta da Liberty Media potrebbe rivoluzionare, in tempi brevissimi, le dinamiche all’interno del paddock. Nelle scorse ore infatti si sono fatti sempre più insistenti i rumors che vorrebbero l’inserimento - a partire dalla stagione 2022 - di un pesante budget cap per l’ingaggio dei piloti in griglia di partenza. Un tetto massimo cumulativo per gli stipendi di entrambi i piloti di una scuderia, che complessivamente non potrà superare i 30 milioni di dollari.

Un problema che certo non tocca tutte le scuderie, con tanti ragazzi schierati in griglia che non si avvicinano neanche lontanamente al pericolo di sforare il nuovo tetto, ma che invece fa tremare i pagatissimi del circus Max Verstappen e Lewis Hamilton. Il pupillo di casa Red Bull percepisce, da solo, uno stipendio di circa 30 milioni di euro, mentre il sette volte campione del mondo Hamilton ha firmato per il 2021 un - molto discusso - contratto da 40 milioni.

Questa nuovo salary cap potrebbe davvero rappresentare un problema per piloti e scuderie? Lewis Hamilton potrebbe decidere di non rinnovare il contratto per il 2022, e abbandonare la Formula 1, per un problema legato all’ingaggio? È molto difficile che una cosa del genere avvenga perché il paddock sembra essere già pronto a una serie di escamotage per aggirare il tetto e contribuire in altri modi a rendere lo stipendio degli sceicchi della velocità simile, o uguale, a quello attuale.

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Aumenteranno tutte le entrate “extra” per i piloti: bonus legati ai punti conquistati - già presenti per qualcuno, come Norris e Russell - che possono andare dai 10mila euro per punto fino ai 50mila di Raikkonen nell’ultimo anno in Lotus; ma anche bonus speciali, dalle cifre esorbitanti, per chi ottiene podio o vince un Gran Premio.

Si aggiunge poi la possibilità di ricevere un compenso maggiore per il merchandising realizzato e venduto dalla scuderia, alzando il valore dei diritti dell’immagine del pilota. E infine prenderà ancora più piede il valore degli sponsor portati in Formula 1 che garantiranno ai piloti un finanziamento esterno rispetto al tetto della scuderia, permettendo di far quadrare i conti con salary cap.

Soluzioni che permetteranno ai team di ristabilire un equilibrio economico “sviando” questo - non ancora confermato - tetto complessivo, ma che non per questo renderanno lo sforzo di Liberty Media vano: il solo tentativo di ridimensionare i guadagni dei piloti è un punto di arrivo per uno sport che non può più permettersi le spese folli dei gloriosi anni passati e che, in un modo o nell’altro, educherà i piloti più giovani a ingaggi più bassi, ridimensionando aspettative e pretese.

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