È appena iniziato il weekend in cui Kimi Antonelli potrebbe diventare campione del Mondo di F1 per la prima volta in carriera. Complicato, visto che non gli servirebbe solo la vittoria ma anche una specifica combinazione di risultati - con Russell non più avanti della nona posizione al traguardo e Hamilton dalla quinta in poi -, ma comunque una possibilità. Tutto questo, eventualmente, con cinque gare d’anticipo: basterebbe questa statistica per descrivere il Mondiale corso fin qui, sempre davanti e senza quasi mai commettere sbavature.
Ancor meglio lo fanno le 8 vittorie e 14 podi su 17 GP corsi, praticamente nei primi tre tranne a Barcellona e Silverstone, dove si è ritirato per problemi tecnici, e a Baku, dopo l’incidente del sabato e la rimonta fino alla quinta posizione dopo essere scattato sedicesimo. Dati impressionanti, ancor di più se si considera che sta correndo soltanto la sua seconda stagione in F1. E poi c’è il confronto con i rivali diretti che parla da solo: Russell staccato di 102 punti, Hamilton di 111. È il suo anno e la sensazione è che, se non dovesse essere ad Austin, arriverà tra Messico e Brasile.
Ha stupito tutti, piloti e addetti ai lavori. D’altronde, con una stagione del genere ad appena vent’anni non poteva essere diversamente. Tra questi, l’ultimo a parlare chiaro è stato Nico Rosberg, che nella sua carriera Kimi l’ha incrociato ai tempi del kart quando, già sotto contratto con la Mercedes, correva per il programma di sviluppo piloti da lui messo in piedi: “Sapevo che fosse molto, molto veloce, lo conosco dai tempi dei go-kart – ha raccontato il tedesco ai microfoni di RTL e Sky Sport Deutschland – ma dopo l’anno scorso, in cui ha faticato moltissimo, nessuno avrebbe mai pensato che quest’anno avrebbe guidato così. Ha guidato a livelli da Michael Schumacher”.
Un paragone pesantissimo, destinato a fare rumore. Il campione del Mondo 2016, però, che con Schumacher ci ha condiviso il box tra il 2010 e il 2012, è voluto scendere ancor di più nel dettaglio: “È l’unico che rimane costantemente nelle prime posizioni, gli altri commettono errori e sono ora lenti, ora veloci, ora lenti. Antonelli invece è stato sempre lassù e si merita pienamente questo titolo che nessuno può togliergli”.
Considerazioni, queste, che trovano piena conferma nelle statistiche citate. Numeri alla mano è stato il migliore di tutti, schiacciando la concorrenza dalla seconda gara in poi. Da quel momento, soprattutto Russell - con la stessa macchina e dato per favorito alla vigilia della stagione - è stato incapace di mantenerne il passo, complice un feeling mai davvero sbocciato con la W17.
Per Rosberg dubbi non ce ne sono. Rimane solo un pilota che, nelle sue riflessioni, avrebbe potuto infastidire Kimi: “Verstappen è ancora il migliore di questo sport, se la Red Bull gli fornirà una vettura competitiva tornerà a dominare”. Sensazione, anche questa, che viene rinforzata dalle ultime due gare: con una RB22 finalmente veloce, Max ha approfittato delle difficoltà della Mercedes e si è preso una doppietta strepitosa tra Malesia e Singapore.
E se a Kuala Lumpur un minimo di bagarre con gli altri c’era stata, a Marina Bay per gli avversari non c’è stata chance. Primo in tutte le sessioni e GP dominato dalla prima all’ultima curva. Il 2026 è quasi andato, ma forse Rosberg ci ha preso anche in prospettiva.