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Il giorno in cui George Russell ha smesso di essere solo il compagno di squadra di Lewis Hamilton

  • di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

22 maggio 2022

Il giorno in cui George Russell ha smesso di essere solo il compagno di squadra di Lewis Hamilton
Doveva essere "il giovane talento che può dare filo da torcere a Lewis Hamilton" e così è stato. George Russell si è dimostrato fin dall'inizio della sua prima stagione in Mercedes un pilota eccellente, un grande rivale e un ottimo acquisto sul quale investire. Ma a Barcellona il britannico ha dimostrato di essere qualcosa di più e, per una volta, Lewis Hamilton non c'entra niente

di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

George Russell alza sempre gli occhi al cielo quando qualcuno gli chiede di Lewis Hamilton. Se Hamilton fa quello, se Hamilton è arrabbiato per quall'altro, se è felice di essergli arrivato davanti, dietro, accanto o averlo saltato facendo una spaccata. È la storia del primo anno in Mercedes del pupillo di Toto Wolff, arrivato in un top team dopo anni (troppi anni) a faticare nelle retrovie aspettando di avere la sua occasione tra i grandi. Lui che, quello che c'era da dimostrare, lo aveva già dimostrato vincendo il campionato di Formula 2, facendo punti con la Williams, sorprendendo in qualifica sabato dopo sabato per un anno intero e facendo impazzire il mondo della Formula 1 con quella indimenticabile, e sfortunatissima, gara in Bahrain con la Mercedes per sostituire Hamilton nel corso di un weekend nel 2020. 

E anche se il tempo delle dimostrazioni per Russell doveva essere ormai finito da un pezzo, le cose - una volta arrivato in Mercedes - non sono andate poi molto diversamente. George ha imparato presto come gestire una W13 capricciosa, lenta, difficilissima da guidare. Ha trovato una quadra prima del suo compagno, sette volte campione del mondo, e prima ancora che lo stesso team riuscisse a mettere le mani su un progetto da capovolgere. 

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Ha massimizzato i punti, protetto, attaccato, fatto podio e conquistato. Ha giocato da leader, più che da "giovane compagno di squadra" ma quell'etichetta gli è rimasta addosso. E da lì le domande: Hamilton quello, Hamilton quell'altro, Hamilton Hamilton Hamilton. Alla ricerca disperata di uno scoop che George Russell non ha mai dato, infastidito da domande che non riguardassero lui, il suo impegno, i suoi risultati. 

A Barcellona però, nel sesto appuntamento di un mondiale ancora tutto da vivere, qualcosa sembra essere cambiato. Non solo i risultati di una Mercedes finalmente competitiva o l'ottima gara di un Lewis che - ripartito dal fondo dopo un contatto al via - ha scalato la classifica tornando fino ai piedi del podio, ma anche la percezione che finalmente abbiamo di questo britannico così promettente. 

Nella lotta contro Verstappen, nella difesa da maestro e nel contrattacco, nella partenza su Carlos Sainz e in tutto quello che c'è stato in mezzo, George Russell è stato semplicemente George Russell. Forte, promettente, meritevole di quel podio sudato. Pilota della scuderia Mercedes in Formula 1 e per la prima volta, non solo e soltanto compagno di squadra di sua maestà Lewis Hamilton. 

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