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26 settembre 2020

Il mondiale alla Dovizioso

  • di Alberto Capra Alberto Capra

26 settembre 2020

Mille variabili, mille imprevisti. L’unico modo per venirne fuori è usare la testa, sempre. E l’unico che sembra non spegnerla mai è Andrea Dovizioso, spesso indietro in classifica, come dopo queste prime prove libere, ma non a caso in testa al campionato
Il mondiale alla Dovizioso

“Volevo lavorare con una gomma usata. Rischiare, oggi, non aveva senso e neanche prendere alcuna decisione”. Basta leggerle, delle frasi così, per capire subito chi può averle dette. La risposta, ovviamente, è Andrea Dovizioso. Perché in un mondiale in cui le variabili sembrano essere infinite (sostanzialmente a causa dell’imprevedibile rendimento delle gomme) e in cui a vincere ci hanno già pensato sei differenti piloti, l’unico che sembra davvero in grado di mantenere la calma è sempre e soltanto lui, non a caso in testa al campionato.

Dopo lo scorso week-end, lo stesso Dovizioso si è detto perfino stupito della sua posizione in classifica generale. Ancora primo, nonostante un quinto, un settimo e un ottavo posto nelle ultime tre gare. Incredibile, no? Eppure è solo continuando a pensare, evitando di menare inutili fendenti nell’aria, che sembra davvero possibile venirne fuori in qualche modo, da quella che ricorderemo come la stagione più strana che si sia mai disputata in questo sport. Certo, se è vero che le corse di moto non sono la danza classica (come disse Biaggi, a suo tempo), è pure vero che non sono neppure una partita a scacchi. Ed è questo che disturba, più di tutto, gli appassionati, è questo che non fa andare giù fino in fono la figura di uno come il Dovi. Qui la gente vuole il sangue, la lotta, il thrilling, portare sempre per poco a casa la pelle. E Dovizioso è uno che queste cose non te le dà. O meglio, te le dà, forse, quando non ha niente da perdere, quando anche a lui si spegne la luce - l’Austria è il posto in cui statisticamente gli capita più spesso, a quanto pare.

austria dovizioso ducati

Ma in uno scenario come quello che si sta profilando in questa annata tanto stramba, quella luce resta accesissima e costantemente alla ricerca della soluzione migliore, anche a costo di risultare noioso. Ecco, noioso è la parola giusta. Perché il Dovi, oggi, è l’antidoto al populismo della moto. Il Dovi, oggi, è il contrario di quello che i nostri istinti più biechi vorrebbero veder rappresentato dal proprio eroe, almeno un’ora la settimana. Il Dovi oggi è lavoro e sacrificio, è sofferenza e lungimiranza, è realismo e serietà. Non è più tempo per le cose facili. Anche oggi, ci sarà da stringere i denti nelle FP4 e in qualifica. Certo, anche noi lo vorremmo un altro che vince con la mano sinistra, uno che ti faccia pensare che la vita può essere facile, almeno nello sport, un altro Valentino ventenne, insomma. Marquez forse è in questa condizione o lo è stato fino a questo sciagurato 2020. Ma ora è il tempo di rimboccarsi le maniche, per tutti. Il tempo di stare attenti a non fare cazzate, orecchie basse e pedalare. Il tempo in cui serve, per una volta, anche in moto, uno un po’ più giudizioso. Il tempo di un mondiale alla Dovizioso.

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