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29 novembre 2021

Il nostro nuovo idolo è un addetto alle pulizie... acrobata

  • di Filippo Ciapini Filippo Ciapini

29 novembre 2021

Si chiama Antonio Van Dunem ma è meglio noto come 'Toy the Mopper' (Toy, l'uomo del mocio) e praticamente è un addetto alle pulizie del parquet durante le interruzioni di gioco nel basket. Il bello è che lo fa con capriole, giravolte... pure con la testa. Sì avete letto bene. Viene dall'Angola ma sogna di calcare (e pulire) i palazzetti della NBA. È decisamente un rivoluzionario e noi non possiamo più farne a meno
Il nostro nuovo idolo è un addetto alle pulizie... acrobata

C’è chi da ‘grande’ sogna di diventare un calciatore professionista, di andare alle Olimpiadi, di schiacciare in Nba. Ognuno di noi, almeno da piccolo, aveva il sogno di vivere di sport. Chiaramente poi soltanto in pochi sono riusciti a realizzarlo. E poi c’è lui che, in pochissimo tempo, forse qualche ora, è entrato nel nostro cuore. Anzi, è proprio il nostro idolo non solo per quello che fa (e come lo fa), ma soprattutto per la sua ambizione che, francamente, è assolutamente meravigliosa e innovativa. Si chiama Antonio Van Dunem ed è già diventato una ‘leggenda’ del mondo cestistico. Il motivo? Pulisce il parquet. Sì, ma lo fa davvero bene. Cioè è proprio una star delle pulizie.

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Meglio noto come Toy the Mopper (Toy l’uomo del mocio) ha conquistato il cuore di tutti grazie alle sue acrobazie nel momento in cui deve entrare in campo. Capriole, giravolte, di testa, insomma pulisce in qualsiasi maniera. Il suo sogno è quello appunto di lasciare la sua Angola, dove lavora per la Nazionale quando ci sono le qualificazioni ai Mondiali, per approdare nei palazzetti d’Oltreoceano. E boh, c’è veramente poco da dire e tutto da guardare perché va veramente ridere. Cioè se voleva farsi notare da qualcuno, sicuramente ce l’ha fatta.

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Ma Toy non è di certo l’ultimo arrivato nel settore… delle pulizie. Perché fa questo lavoro dal 1998 quando ha iniziato a fare il mopper in un club di Luanda, e durante la FIBA Africa Champions Cup del 2002. Grazie ai social media poi è definitivamente esploso. Ma c’è un senso dietro a tutto questo: “Notavo che i fan all'interno dell'arena sembravano annoiati. Quindi, ho pensato che il modo migliore per tenerli coinvolti nel gioco fosse interagire con loro. Ho creato alcune mosse di danza e altri modi di comunicazione” ha detto in un’intervista alla FIBA. Ovviamente è rispettato da tutti, giocatori compresi, che quasi non vedono l'ora di vederlo in azione. Tutto nacque, come spesso accade, per motivi economici.

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La precedente azienda dove lavorava Antonio Van Dunem non gli offriva uno stipendio adatto a mantenere i propri figli ed è così che ha deciso di reinventarsi. E lo ha fatto meravigliosamente: “Da allora ho deciso di smettere e ho iniziato a lavorare come lavoratore autonomo. Oltre a mostrare le mie abilità attraverso i campi da basket, espongo il mio lavoro in altri eventi come l'hockey a rotelle, la pallamano e la pallavolo". E quindi niente, lui è ufficialmente il supereroe di cui avevamo bisogno. E fortunatamente non indossa un mantello o spara raggi laser dagli occhi. La sua arma è… un mocio.

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