Quando si ferma anche la MotoGP capisci che la situazione è gravemente compromessa. È domenica 1° marzo quando l’Iran lancia la sua offensiva in Medio Oriente per rispondere al conflitto scatenato da Stati Uniti e Israele. Viene colpita Dubai, che fa notizia coi suoi influencer prima e il Ministro Crosetto poi, e viene colpita Doha, che fa notizia nella piccola bolla della MotoGP, dove tutto scorre imperterrito anche davanti a povertà, nubifragi, espropri, crisi e pandemie, fatta salva qualche piccola eccezione.
Questa sembra essere una di quelle. Il GP del Qatar, previsto per il prossimo 12 aprile, è stato già annullato in via ufficiosa sia per una questione di sicurezza che di immagine e oggi, in un’intervista con il giornalista spagnolo Nico Abad, Carmelo Ezpeleta ha parlato piuttosto chiaramente dando per assodato che la gara non verrà corsa né tantomeno sostituita. O quantomeno non nell’immediato: “Ora non posso dire che non andremo, è un tema di cui stiamo parlando con il Qatar già da domenica scorsa. Presto prenderemo una decisione, anche se è difficile che prenderemo un aereo il 12 aprile per andare in Qatar, però non posso dire adesso quello che succederà. Di certo non correremo in un altro luogo”.
C’è qualche possibilità quindi che il ritorno della MotoGP in Argentina non sia mai stata una possibilità concreta, quanto piuttosto una suggestione. D’altronde Termas De Rio Hondo ha problemi economici, di infrastrutture e, soprattutto, è un incubo per la logistica anche se il paddock si trova già dalla giusta parte del mondo.
Resta poi la possibilità che la gara venga recuperata più avanti, sia nella stessa Doha verso fine stagione che in un altro circuito, magari in Europa. Ad ogni modo saltare un Gran Premio non è davvero un problema, è anzi successo spesso e il calendario è ricchissimo. Il problema, semmai, è se le gare dobbiamo saltarle tutte perché inizia la guerra, quella vera. Quello sì, sarebbe spiacevole.