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9 dicembre 2021

Ma se Max e Lewis superano
il limite è soltanto colpa nostra

  • di Filippo Santini

9 dicembre 2021

È quello che abbiamo sempre desiderato - distacchi inesistenti, sportellate, il cuore oltre l'ostacolo, un campionato che si decide all'ultima gara - eppure in molti sembrano esserselo dimenticato. Se Hamilton e Verstappen domenica prossima sono pronti a dare vita ad un'ultima spietata sfida all'ultimo sangue la colpa (o il merito) è di chi tra i tifosi, gli appassionati e gli addetti ai lavori, si è lamentato per anni di campionati decisi con gare di anticipo e di una Federazione che ha saputo modificare di conseguenza i regolamenti. Ecco perché piuttosto che gridare allo scandalo è bene, oggi, ricordare che, a volte, lo sport è fatto anche di sfide come questa
Ma se Max e Lewis superano il limite è soltanto colpa nostra

Max e Lewis. Lewis e Max. Il re e lo sfidante. Hanno riacceso le luci sulla Formula 1, hanno portato i telegiornali, sportivi e non, a parlare in modo sempre più importante del nostro sport preferito. Negli anni scorsi, quando Hamilton vinceva con 4-5 gare di vantaggio il mondiale piloti, tutti i giornalisti sportivi e gli appassionati chiedevano più sorpassi, piú battaglia, piú guerra, piú lotta al limite dei limiti. Adesso abbiamo tutte queste cose, ma qualcuno non è del tutto convinto.

Volevamo la guerra, volevamo il "voglio vincere a tutti i costi", volevamo i sorpassi improvvisi e impossibili. Ma adesso che li abbiamo ci accorgiamo che c'è qualcosa che non va. Perché adesso, secondo qualcuno, Max e Lewis esagerano.
Improvvisamente la sportività è diventata più importante dello spettacolo. Eppure, è lecito chiedersi: quali sono i limiti tra spettacolo e sportivitá Com'è possibile dare lezioni morali e di "attenzione alla propria salute" a chi di fatto ha scelto di sorpassarsi ogni domenica a 300 all'ora? Non era proprio questo il "mondo della Formula 1" che volevamo, dopo il dominio quasi decennale di Mercedes?

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Le regole in Formula 1 sono tantissime, infinite, con mille cavilli e sfumature da considerare. Michael Masi impazzisce ad ogni curva, ad ogni rettilineo, ad ogni ripartenza, ad ogni Safety Car. In molti citano Senna e Prost, e li paragonano a Max e Lewis, affermando che Senna e Prost a differenza dei nostri non si sono mai praticamente sfiorati nonostante la loro lotta perenne.

Ma la verità è che siamo stati noi, con la nostra continua richiesta di avere più spettacolo, è stata la Federazione, con l'estenuante e perenne modifica dei regolamenti, con il ripetuto tentativo di mettere le macchine sullo stesso livello, a volere tutto ciò. Siamo stati noi, e soprattutto la Federazione, a volere Jedda. Siamo stati quindi tutti noi - tifosi, commentatori e addetti ai lavori - ad aver voluto un'ultimissima gara a pari punti tra Max e Lewis, una gara che ci riporti a quella Suzuka 1998 e ad altri mille episodi (altrettanto rischiosi, o meglio "ad alto rischio") che non soltanto ci hanno fanno battere il cuore e urlare sul divano, ma che spesso hanno messo a rischio la sportività della gara e forse addirittura la sicurezza dei piloti.

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Eppure nessuno, e dico nessuno, vuole davvero che tutta questa battaglia finisca, nessuno vuole che il limite non lo si vada a cercare, che non si cerchi di superarlo, ad ogni curva, ad ogni sorpasso. Perché è questo quello di cui si nutre questo sport, questo è quello che nello stesso tempo ci spaventa e ci attrae: la gara, la battaglia. Ad Abu Dhabi, ci scommettiamo, si combatterá ad armi pari, non ci saranno speronamenti e vincerà il migliore. E se non sarà così, ricordiamoci che la Formula 1 e forse lo sport in generale possono essere anche questo: oltre il limite e, qualche volta, oltre a ciò che è giusto e perfino sbagliato.

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