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Marc Marquez: “La MotoGP di adesso dipende soprattutto dalla moto”. Ok, ma prima non era peggio?

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

26 agosto 2023

Marc Marquez: “La MotoGP di adesso dipende soprattutto dalla moto”. Ok, ma prima non era peggio?
Il GP d’Austria per Marc Marquez è stata l’occasione per terminare la sua prima gara dopo 301 giorni senza vedere la bandiera a scacchi. E, tra le altre cose, lo spagnolo ha parlato di come l’aerodinamica abbia cambiato la MotoGP, che sta diventando “sempre più simile alla Formula 1, che invece va in direzione contraria”. Ma è davvero così?

di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

"L'ho già detto due o tre anni fa”, ha cominciato a spiegare Marc Marquez in una chiacchierata con la stampa durante il GP d’Austria, quando gli è stato chiesto un punto di vista sull’aerodinamica. Il suo punto di vista, in effetti, è sempre lo stesso da diverso tempo, più precisamente da quando Ducati ha cominciato a montare vistose appendici sulle proprie moto. "Alcuni sono contrari all'aerodinamica, altri sono a favore”, ha continuato Marc. “Ma se dici qualcosa, la gente pensa ‘Lo dici perché non sai adattarti a questa aerodinamica’".

Evidentemente non è questo il caso, Marc è un fenomeno e di certo non gli si può imputare una difficoltà nel gestire la moto. Lui però dichiara che l’aerodinamica - e più in generale la tecnologia - ha reso le moto più importanti rispetto al pilota che le guida: “Voglio dire, puoi adattarti. Ma alla fine la MotoGP di adesso dipende soprattutto dalla tua moto perché devi avere l'aerodinamica, la trazione e molte cose sul fronte tecnico, dipendi moltissimo da questo. E poi attaccare e sorpassare i piloti diventa sempre più difficile”.

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Ecco, su questo è difficile essere d’accordo: fino a qualche anno fa, avere una moto vincente era fondamentale per trovarsi sul podio in una gara normale (senza flag-to-flag, pioggia pesante o brutti incidenti) mentre oggi un pilota in giornata può sempre fare la differenza. Soprattutto però, se la moto fa sempre più la differenza com'è possibile per Pecco Bagnaia vincere così, dominando su altre sette Ducati nella maggior parte delle occasioni? E Alex Rins come fa a vincere con la Honda ad Austin se la moto è sempre più importante? È vero che le MotoGP di oggi sono sempre più evolute, costose e complicate, ma avere un mezzo competitivo è stata una necessità per vincere dai tempi della 500 ed era così anche quando lui, Marc Marquez, è arrivato in MotoGP, trovandosi un mezzo micidiale nel box su cui altri avrebbero pagato per correre. Anche sui sorpassi è difficile dargli ragione, in Austria se ne sono visti molti, basti pensare alla gara di Jorge Martín che nella domenica del Red Bull Ring ne ha fatti 14. Fermare il progresso è come tentare di rimettere il dentifricio nel tubetto e un campionato prototipi è fatto proprio per questo: trovare nuove soluzioni, premiare (anche) il lavoro degli ingegneri e delle case che investono nello sviluppo. Altrimenti esistono campionati monomarca o regole come il BoP, il “livellamento delle prestazioni” in vigore in diversi campionati Gran Turismo.

Per Marc, comunque, il rischio è che la MotoGP continui a spingere senza freni sull’aerodinamica: “Ho paura che diventi come la Formula 1 mentre la Formula 1 sta andando nella direzione opposta. Sembra che le auto stiano riducendo il carico aerodinamico, cercano di ridurre. Noi stiamo andando nella direzione opposta. Pare che nel 2027 le cose cambieranno, ma sarà troppo tardi. In tre anni di sviluppo il carico aerodinamico sarà ancora più elevato”.

Marc Marquez si riferisce al 2027 perché a quel punto il regolamento sarà cambiato e, con tutte le probabilità, vedremo moto meno veloci sul rettilineo e più leggere, in modo da agevolare lo spettacolo. Anche quel giorno però, a vincere sarà il pilota più bravo sulla moto migliore.

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