C’è solo un pilota che corre come ha fatto Marco Bezzecchi a Silverstone: Marco Bezzecchi a Balaton. È sabato nove giugno in Ungheria, si corre la Sprint, lui non è a posto come vorrebbe e infatti si trova braccato da un velocissimo Fermín Aldeguer. Resiste una curva, due, tre. Resiste finché quell’altro non sbaglia e chiude sul podio, al terzo posto.
Bezzecchi non è come Martín, che prende ogni punto possibile, né come Marc Marquez, che dosa le forze spingendo solo quando il weekend lo richiede. Bezzecchi è l’unico in questa MotoGP a correre tanto in attacco quanto in difesa, roba vecchia scuola, con le intenzioni del pilota a mandare indietro il cronometro. La battaglia della domenica con Alex Marquez conta come un sorpasso, forse di più, un po’ come nel calcio quando una grande parata pesa come una rete agli avversari.
Il che è ancora più impressionante considerando che Marco non era per niente a posto fisicamente e dopo gli zeri nelle ultime gare aveva un bisogno disperato di fare dei punti per recuperare qualcosa in classifica. Così lascia l’Inghilterra con 209 punti e il 2° posto in campionato, a trentuno lunghezze dal compagno di squadra ma di nuovo davanti sia a Marc Marquez che ad Ai Ogura. “Lo volevo troppo, non volevo mollare”, ha raccontato a fine gara ai microfoni di Sky. “Per tutto il lavoro che ha fatto la squadra, il mazzo che mi sono fatto quest’estate. Non potevo mollare, è stato bellissimo. Mi sono divertito un sacco”.
Quello tra lui e Alex Marquez (di gran lunga miglior pilota Ducati) è lo spettacolo di una Silverstone pesantemente influenzata dalle gestione gomme e da un’Aprilia che ha saputo digerirle meglio, anche complice un layout che ha sempre funzionato bene per le RS-GP. Il che non toglie nulla alla sua prestazione: “Mi ero tenuto qualcosa con le gomme, sapevo che fisicamente avrei mollato un po’. Infatti a metà gara ho avuto un momento di flessione quando mi ha passato Jorge e ho subito preso una mezza invornita, poi anche Alex mi ha passato subito. Per mia fortuna anche lui ha sbagliato subito in curva 1, gli è partita dietro e ho avuto qualche giro di respiro. Non ne avevo più, però non ho mollato. È stato gustoso”.
Quando gli chiedono quanto sia stata dura affrontare così la pausa, lui risponde con grande onestà: “Psicologicamente non è stata semplice, vieni via dall’ultima gara prima della pausa e in testa ti passano un sacco di cose che poi ti rimangono finché sei infortunato. Dubbi… tantissimi. Non è stato semplice, però con tutta la mia famiglia, Vale, gli amici, ma soprattutto sono stato qualcosa come 22 ore al giorno con Carlo (Casabianca, il preparatore, ndr), che mi è stato di grande aiuto. Nella bega è stato anche bello”.
In breve, non è bastato il periodo nero prima della pausa a fargli cambiare atteggiamento o idee: è ancora il pilota che dà tutto in attacco e pure in difesa, quello che preferisce uno zero a un sorpasso e pure, a ben vedere, quello che può giocarsi il titolo mondiale in MotoGP.